La caccia all'emendamento è aperta. Animalisti e ambientalisti fanno il tiro al piccione sul testo proposto dal senatore terzopolista Claudio Molinari. L'emendamento, che i critici hanno già etichettato "stermina-fauna", si propone di modificare l'articolo 19 della legge 157. Quella che regola le attività di caccia e di controllo delle specie.
Proprio questo è il punto. Perché il testo non toccherà le disposizioni già in vigore sulla caccia. Renderà però più semplici gli abbattimenti mirati. Gli addetti ai lavori lo chiamano "controllo faunistico". Un'attività necessaria per evitare che una specie diventi troppo numerosa, danneggiando l'agricoltura o mettendo a rischio altri animali, come nel caso delle specie "alloctone", importate dall'estero. Succede con gli orsi, i lupi, i castori oppure i ghiri, che in Piemonte hanno appena causato 500.000 euro di danni facendo strage nei noccioleti della Ferrero.
"E' il grimaldello per estendere la caccia anche alle specie protette, in aree protette e durante tutto l'anno. Qui si sta aprendo alla deregulation del settore sotto le mentite spoglie del controllo faunistico" accusa Raniero Maggini, vicepresidente del Wwf.
Nel comunicato congiunto Wwf, Lav, Lipu, Enpa e altre associazioni spiegano che "il testo Molinari prevede, tra le altre cose, che l'abbattimento della maggior parte delle specie di fauna presenti sul territorio nazionale, cacciabili o meno, avvenga con il semplice parere obbligatorio (cioè, non vincolante) dell'Ispra, senza limiti di tempo e di luogo. In sostanza, il controllo faunistico avverrebbe in tutte le zone vietate alla caccia, inclusi centri abitati, parchi, zone di prossimità alle abitazioni private, previo semplice piano da predisporre da parte delle Regioni". Rispetto alla legge del 1992 sparisce il riferimento ai "metodi ecologici".
Un concetto piuttosto fumoso che l'Ispra ha sempre interpretato così: prima di uccidere, proviamole tutte. Ma non sempre l'alternativa è praticabile. La nuova legge permette di passare subito alle maniere forti. Già oggi non è troppo diverso. Succede ad esempio in Val Padana con i cinghiali. Non potendo recintare tutta la pianura, si passa subito agli abbattimenti mirati.
E c'è di più. L'emendamento prevede – in alcuni casi - la "densità zero" per cinghiali, cornacchie e gazze. Questo significa che in alcune aree questi animali potrebbero sparire del tutto. Lo stesso trattamento è riservato anche alle specie "aliene", quelle che hanno invaso l'habitat degli animali nostrani. Tutto con il parere obbligatorio ma non vincolante dell'Ispra. Una norma piuttosto arbitraria che individua animali di serie A e serie B senza un metodo scientifico. Perché in alcuni casi fa molti più danni un roditore di un cinghiale.
Insomma, un emendamento da cancellare al più presto? Secondo alcuni professionisti in campo ambientale non è affatto così. Anzi il testo migliorerebbe l'attuale legge introducendo nuove garanzie. Quello che gli animalisti non sottolineano, infatti, è che l'Ispra avrà parere vincolante su tutti gli abbattimenti di animali di interesse comunitario. Oggi le Regioni possono uccidere un lupo, un orso, un istrice e tante altre specie nonostante il parere negativo dell'ente. Domani, se il testo venisse approvato, il parere degli esperti Ispra sarà vincolante. E un "no" dovrà essere rispettato.
Anche la "densità zero" è tutt'altro che una novità. Quasi ogni Regione ha già individuato alcune aree totalmente off-limits per alcuni animali. In questo caso, quindi, la legge non fa altro che rendere ufficiale ciò che già è realtà in tutto il paese. Un altro punto che non va giù alle associazioni è il fatto che il controllo sia affidato anche ai cacciatori. La volpe che fa la guardia al pollaio. Giusto o sbagliato che sia, anche questo accade quotidianamente. Le province non hanno abbastanza fondi per assumere centinaia di guardie provinciali. E devono affidarsi anche ai privati.
"Se un domani venisse proibita la caccia, ci sarebbe comunque bisogno del controllo faunistico. Il merito dell'emendamento è proprio questo: mette in chiaro la differenza tra questi due concetti assai diversi tra loro". A esprimersi così è Roberto Della Seta, presidente di Legambiente dal 2003 al 2007, oggi senatore del Partito Democratico. Della Seta è favorevole a cambiare la legge "perché il rischio che sfoci nella caccia indiscriminata c'è. Ma è lo stesso rischio che corriamo già oggi. Sta alle Regioni vigilare". Il senatore ambientalista comprende le critiche dell'associazionismo ("c'è da capirli, negli ultimi anni il Parlamento ha tentato più volte di introdurre la deregulation venatoria. Oggi sono tutti sul chi va là") ma stavolta non le condivide: "L'emendamento proposto da Molinari migliorerà la legge attuale. Comunque, c'è sempre tempo per le modifiche. La commissione Ambiente dovrà ascoltare tutte le parti: animalisti, Regioni, Federparchi e Ispra. Il testo può ancora essere integrato".