
Purtroppo per molti (sempre più) la fuga non ha niente a che vedere con il lusso. Le cause dell'addio sono molte, e note: disoccupazione record (al 40 per cento per i giovani), burocrazia, tagli al welfare e all'università, nessun contributo per fondare in patria nuove imprese o start up. «Io vorrei diventare guardia forestale», racconta Valentino, vent'anni, scappato dalla provincia di Sondrio per costruirsi un futuro a Brno, Repubblica Ceca: «Ma ho preferito non studiare in Italia. Qui posso mantenermi da solo: una stanza costa 100 euro, lavoretti se ne trovano, i corsi sono gratis».

Andare all'estero è il chiodo fisso di un'intera generazione: sono un milione gli under35 che hanno preso casa lontano dall'Italia. Michela ha vent'anni, un figlio, un lavoro part-time e una convinzione: a breve si trasferirà in Germania, raggiungendo i 650mila italiani che ormai si considerano cittadini di Berlino. «Rimanere? Per cosa? Per lavorare in nero, o accettare di essere sottopagati perché tanto ''Se non ti va bene la porta è quella, fuori c'è tanta di quella gente che lavorerebbe pure per la metà''? Che futuro possiamo dare qui a nostro figlio?». L'idea di allontanarsi dai genitori la spaventa, dice, ma ormai a Pescara, dei suoi amici, non è rimasto nessuno: «Cinque si sono trasferiti in Australia, quattro in Germania, due in Inghilterra».

Una situazione comune, costante, soprattutto per chi ha qualche anno più di lei: a scappare dal Bel Paese sono soprattutto gli italiani fra i 35 e i 44 anni, da soli il sedici per cento del totale. Le regioni che perdono più cittadini sono al Sud: Campania, Sicilia, Lazio. Ma è al Nord che l'esodo è diventato frenetico, negli ultimi cinque anni: i trentini in fuga a settembre erano il 35,5 per cento in più rispetto al 2007, i lombardi il 35, i liguri il 32. Partiti per non tornare: la residenza, ormai, l'han presa altrove.