Erano le dichiarazioni del pentito Gaetano Vassallo, un manager di camorra che aveva gestito in prima persona il traffico di sostanze velenose: «Intendo riferire sullo smaltimento illegale di rifiuti tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Smaltimento realizzato in cave, terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito». Si trattava di un documento choc, che descriveva nel dettaglio l’inquinamento dell’acqua e del terreno, facendo i nomi di boss, imprenditori, politici e pubblici ufficiali collusi con i clan. Per la prima volta, vennero pubblicate anche le accuse del collaboratore di giustizia contro Nicola Cosentino, allora potente sottosegretario dell’Economia.
I verbali di Vassallo erano secretati. E per questo furono perquisiti subito casa e ufficio degli autori dell’articolo, Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo, e di Claudio Pappaianni, che da Napoli scrive per “l’Espresso”. Perquisizioni ripetute la settimana dopo, quando il nostro giornale è tornato a pubblicare altre rivelazioni sull’infiltrazione della camorra nell’emergenza rifiuti. Quelle informazioni erano e sono fondamentali per capire cosa rischiano gli abitanti della Campania e chi sono i responsabili.
Una questione determinante per la vita di tre milioni di persone su cui “l’Espresso” insiste dal 2005, anche grazie alle inchieste di Roberto Saviano. Ma le risposte non sono ancora arrivate.