Forconi-flop a Roma. Ma Danilo Calvani non molla: "La lotta diventerà più dura"

Non più di tremila persone a Piazza del Popolo: neofascisti, ultras, disoccupati, agricoltori, pensionati e i militanti di Casa Pound. Ma anche a Di Stefano la manifestazione non è piaciuta: "E' mancata l'organizzazione"

Piazza del Popolo semivuota, non più di tremila persone. Calma piatta. Solo turpiloquio e slogan che richiamano alla nazione. Sovranità e Lira.  Ci sono i neofascisti, gli ultras, disoccupati, agricoltori, imprenditori in crisi, pensionati. Ma rispetto alle previsioni è un flop per l’ala dei forconi più radicali, quelli del coordinamento 9 dicembre di Danilo Calvani, il leader maximo di Latina che incita gli italiani a ribellarsi. «Ma quale flop, per noi è un successo», ribatte prima di salire sul camioncino trasformato in palco.

La colpa è anche dei guasti ai treni, sostiene Calvani, che hanno bloccato migliaia di persone in arrivo a Roma. Un complotto? Per la pancia della piazza sì. Attorniato da una scorta fatta di militanti attenti e alcuni vestiti con la mimetica, Calvani si fa largo tra la folla che lo acclama come un vero condottiero.

«Abbiamo una classe dirigente di corrotti, parassiti, delinquenti, noi siamo molto meglio di loro», è il violento attacco di Calvani dal palco. Poi smorza i toni e chiama in causa niente di meno che il Papa: «Permettetemi di fare gli auguri al nostro Papa Francesco». E la folla scoppia in un lungo applauso e lancia un coro liberatorio: «Uno di noi, Francesco uno di noi». Come allo stadio, la dinamica è la stessa. Calvani come un vero capo ultras incita e poi calma la folla che urla «tutti a Montecitorio».

Ma il salvatore del popolo italiano venuto da Latina frena. «I veri violenti stanno a pochi metri da qui, stiamo calmi, oggi è una manifestazione pacifica. Ci hanno accusato di volere i militari al potere: sono falsi, inventano per nascondere i problemi reali del Paese». E poi non poteva mancare un riferimento a Letta: «I veri infiltrati sono loro: Letta, Formigoni, Bindi», e come un mantra il coro dei manifestanti: «tutti a casa».

Quando Calvani scende dal palco, continuano gli interventi, ma la star è lui. Inseguito dai giornalisti, che cercano di farsi spazio tra chi lo protegge, ripete gli obiettivi del movimento: «La protesta va avanti, il presidio di piazzale dei Partigiani continuerà, e dopo le feste la lotta sarà ancora più dura. Non molliamo, devono andare tutti a casa questi politici».

Dal palco gli interventi si ripetono con slogan sempre uguali: fuori dall’Euro, sovranità monetaria, giornalisti falsi, tutti a casa. Parlano tutti, soprattutto imprenditori agricoli, commercianti e cittadini senza lavoro. Senza un ordine preciso. Sul palco vorrebbe salire chiunque. Ognuno vuole dire la sua. Una disorganizzazione che irrita i dirigenti di Casa Pound che non condivide l’andazzo della piazza. Tanto che a un certo punto si stacca e i suoi militanti si piazzano al lato della piazza creando una voragine al centro. E mentre in tanti ritornano verso casa, e si raccolgono gli striscioni, i militanti di Casa Pound formano un gruppetto di cento persone con lo striscione “Alcuni italiani non si arrendono” e le bandiere tricolore.

«E’ mancata l’organizzazione oggi», dice a “l’Espresso” Simone Di Stefano, vicepresidente di Casa Pound, condannato tre giorni fa per il furto della bandiera europea in segno di protesta contro le politiche dell’Unione. «Noi volevamo esserci, e dimostrare che non sarebbe volata una mosca, ed eccoci qui, ora ritorniamo in maniera ordinata a Casa Pound», prosegue Di Stefano, che aggiunge: «Purtroppo è mancata una piattaforma di rivendicazioni serie da proporre. Dal palco hanno parlato in maniera confusa, e ognuno ha detto un po’ quello che voleva».

Insomma Casa Pound boccia il leader Calvani. E l’ organizzazione della giornata di protesta di piazza del Popolo. I “fascisti del terzo millennio” lasciano così la piazza, ordinati, come un piccolo esercito deluso. Pochi passi più in là, invece, un militante del movimento di Calvani, mostra una microspia ad alcuni cronisti e allo stesso leader: «l’abbiamo trovata stamattina nel presidio di piazzale dei partigiani». L’ultima scintilla di una giornata non troppo brillante per i forconi 2.0 che vogliono liberare l’Italia «dal cappio dell’Euro».

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