Il passaporto diplomatico vaticano esibito lo scorso febbraio per sottrarsi alla perquisizione da parte dei finanzieri dell'aeroporto romano di Ciampino potrebbe causare nuovi guai all'avvocato Michele Briamonte, il consigliere del Monte dei Paschi e consulente legale dello Ior, già indagato per riciclaggio nell'inchiesta della procura di Roma sugli affari della banca vaticana.
L'episodio rivelato dall'Espresso è al centro di nuovi accertamenti da parte dei magistrati romani, intenzionati a capire cosa sia veramente successo quella mattina.
I pm hanno già ascoltato i militari che tentarono di effettuare la perquisizione e hanno avuto conferma che i passaporti vaticani esibiti da Briamonte e da monsignor Roberto Lucchini, numero due della segreteria particolare del cardinale Tarcisio Bertone, non erano sufficienti a garantire loro l'immunità diplomatica. Come peraltro già in parte confermato nei giorni scorsi dal portavoce della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. «L'avvocato Briamonte», aveva detto, «in quanto consulente dello Ior, che si serve dello studio legale del quale fa parte, dispone del passaporto di servizio per singole missioni all'estero effettuate per la Santa Sede. Tale documento, tuttavia, non ha valore in Italia per un cittadino italiano».
Se questa versione dei fatti dovesse essere confermata, a Briamonte, dopo il riciclaggio, potrebbe essere contestate anche le false dichiarazioni sull'identità o qualità personali a pubblico ufficiale.
La fallita perquisizione a Briamonte ha rischiato di causare un incidente diplomatico con la Santa Sede. L'episodio è noto. Alla fine di febbraio il giovane e brillante avvocato dello studio torinese Grande Stevens (che ha tra i suoi clienti la famiglia Agnelli e il Vaticano), appena rientrato nella Capitale con un volo privato proveniente da Torino in compagnia di monsignor Lucchini, viene fermato all'aeroporto di Ciampino dalla Guardia di Finanza, intenzionata a verificare il contenuto dei bagagli di entrambi. Tutto si sarebbero aspettato i finanzieri, tranne che vedersi esibire il passaporto diplomatico vaticano non solo dal prelato, ma anche da Briamonte.
Dopo un vorticoso giro di telefonate il legale avrebbe ottenuto l'intervento della segreteria di Stato, riuscendo a sottrarsi alla perquisizione, pena l'incidente diplomatico con il Vaticano. Una ricostruzione smentita da Briamonte, che aveva parlato di «un normale controllo» bagagli. «Nessun incidente e nessun mistero, né tantomeno nessuna relazione con il mio ruolo di consigliere di amministrazione del Montepaschi», aveva tagliato corto il giovane avvocato. Che in realtà già sapeva da tempo di essere indagato per riciclaggio dalla procura di Roma. Un'accusa che, secondo quanto si apprende, si riferisce al lavoro svolto per l'Istituto per le opere di religione. «Ufficialmente», spiega una fonte vicina all'indagine, «è un consulente legale dell'Istituto ma in realtà all'interno dello Ior ha anche un altro ruolo. E' proprio su questa attività parallela che stiamo indagando».
E dire che all'inizio Briamonte era entrato nell'inchiesta sugli affari della banca vaticana come difensore di Paolo Cipriani, il direttore generale dello Ior indagato per omesse comunicazioni in violazione della normativa in materia di antiriciclaggio insieme al suo vice Massimo Tulli e all'ex presidente Ettore Gotti Tedeschi dopo il rifiuto di comunicare i titolari del conto 49557 presso il Credito artigiano su cui si sarebbero dovuti movimentare, verso JP Morgan Frankfurt e la Banca del Fucino, 23 milioni. Siamo alla fine del 2010. Briamonte non sa ancora di essere a sua volta un osservato speciale della procura.
Dopo alcuni mesi però il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Stefano Fava gli notificano l'avviso di garanzia e il legale rinuncia all'incarico. La notizia però non trapela e le indagini sul giovane legale procedono a fari spenti fino all'episodio della fallita perquisizione.
L'ingresso di Briamonte segna un salto di livello dell'inchiesta. Non solo per il curriculum del giovane legale, che nel suo passato vanta una miriade di incarichi di eccellenza, a partire da quello di consigliere della Juventus. Ma anche perché Briamonte è l'anello di congiunzione con un'altra vicenda giudiziaria scottante, l'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena. Per la quale lo scorso 5 marzo, pur non essendo indagato, si è visto perquisire su ordine dei pm senesi ufficio e casa nel centro di Torino.
Le perquisizioni, eseguite dal Nucleo valutario della Guardia di Finanza, lo stesso che indaga sullo Ior, erano state disposte nell'ambito del nuovo filone per insider trading aperto su denuncia degli stessi vertici di Mps, intenzionati a scoprire chi tra i consiglieri avesse passato alla stampa la notizia riservata dell'avvio di un'azione per risarcimento danni nei confronti di Nomura e Deutsche Bank.
Insieme all'avvocato statunitense Jeffrey Lena, Briamonte è il principale consulente legale del Vaticano. Sarebbe proprio lui l'autore del parere che ha consentito allo Ior di sottrarsi all'applicazione retroattiva della nuova normativa vaticana sulla trasparenza bancaria voluta da papa Benedetto XVI. Negando all'Autorità di vigilanza finanziaria vaticana l'accesso ai dati delle operazioni compiute prima del 1 aprile 2011, data di entrata in vigore della nuova legge antiriciclaggio della Santa Sede.