“L’arte e la pratica di coltivare il suolo allo scopo di ottenere prodotti per l’alimentazione umana e animale, e anche altri prodotti utili; in senso lato include anche l’allevamento del bestiame …”. L’agricoltura è definita così nel Vocabolario della Lingua Italiana della Treccani. E’ probabile che alle tradizionali occupazioni dell’agricoltore a breve se ne aggiunga un’altra. Inconsueta. La cura del patrimonio storico-archeologico in abbandono. Insomma non più solo vigne da potare, frutteti da coprire nella stagione invernale e coltivazioni di ortaggi da piantare.
Il futuro prossimo potrebbe contemplare anche la tutela e la valorizzazione di torri medievali, impianti residenziali e tombe romane sommerse dalla vegetazione infestante. Molto più che una semplice idea. La proposta già esiste. Ad articolarla e argomentarla ci ha pensato la Confederazione italiana agricoltori che, insieme all’Associazione per gli agriturismo “Turismo Verde”, ha scritto al Ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini.
“Tra le attività connesse proprie dell’impresa agricola multifunzionale individuiamo la possibilità di gestire centinaia di beni archeologici e culturali anche al di fuori della disponibilità dei terreni dell’azienda. Questo, attraverso una convenzione con il Ministero. Siamo da sempre sensibili alla salvaguardia delle risorse ambientali e culturali oltre ad un uso sostenibile del suolo”, si legge nella lettera.
In una fase di apertura all’esterno da parte del Mibact, alla ricerca di partner nella salvaguardia e valorizzazione dello sterminato Patrimonio storico-artistico-archeologico, Cia e Turismo Verde cercano di proporsi. Offrendo la loro rete sul territorio di aziende e agriturismo come presidio per la cura di siti in abbandono. Riportare alla luce monumenti ed aree archeologiche, mantenerle adeguatamente diventerebbe così compito degli agricoltori. D’altra parte già ora non è infrequente incontrarle all’interno delle strutture recettive resti antichi. Addirittura qualche volta, nei casi di conservazione migliore, sono esse stesse ad essere state riutilizzate. Cisterne e ambienti di impianti residenziali, magari forniti ancora di decorazioni parietali, diventati sale da pranzo. Resti termali trasformati in piccole Spa. In ogni caso, i monumenti all’interno dei terreni di proprietà dei tanti agriturismo esistenti sono tantissimi. In qualche occasione già “curati”, più spesso in abbandono.
La proposta di Cia e “Turismo Verde” nasce dall’acquisita consapevolezza che l’offerta turistica delle strutture sul territorio si amplierebbe, potendo contare anche su elementi di archeologia ignoti a molti. Insomma non soltanto Ambiente naturale nel quale gustare prodotti enogastronomici. Ma anche pezzi di Storia da conoscere. Gli agricoltori tentano di ricomporre il Paesaggio, restituendo dignità a contesti che forse non l’hanno mai avuta. L’interesse privato, almeno in questa circostanza, sembra essere davvero in grado di offrire una chance ad una parte di Patrimonio in abbandono che, soprattutto, per ubicazione avrebbe poche possibilità di essere valorizzato.
“Anche se siamo stati martoriati dalla crisi, messi in ginocchio dalle bizzarrie climatiche e … additati come il più grezzo tra gli strati sociali, gli imprenditori agricoli non si arrendono, alzano la testa e si propongono come custodi dei beni archeologici del nostro paese”, ha dichiarato Enrico Rabazzi, presidente provinciale della Cia di Grosseto.
Ad indiziare quanto la proposta sia concreta e non un’operazione di marketing pubblicitario, c’è l’iniziativa della sede Cia di Benevento. Con il Presidente Raffaele Amore che ha sostenuto di voler contattare tutti i sindaci dei Comuni sanniti per chiedere una mappatura completa dei siti archeologici presenti nei loro territori e che hanno bisogno di essere valorizzati. In questa maniera la Cia di Benevento potrà contattare gli agriturismo beneventani e dunque procedere all’avvio dell’operazione di salvataggio, qualora il Mibac fornisca il suo ok. Il lavoro da farsi è proprio quello. Conoscere preliminarmente l’esistente.
Dopo i volontari e i privati allettati dagli sgravi fiscali previsti dall’Art Bonus, ecco gli agricoltori. Una buona idea che viene dall’esterno del Mibact e che ha i requisiti per piacere a molti. Per contribuire sostanzialmente al miglioramento di molti siti. Il che non significa che verrà presa in considerazione.