Tra le numerose disposizioni la più importante e che dà il nome alla legge stessa è appunto quella a favore del mecenatismo, offrendo sgravi fiscali tramite credito d’imposta, fino al 65% per 2014 e 2015, 50% per il 2016.
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Un successo particolarmente importante, soprattutto perché chiude quanto iniziato nel 2011, con un decreto legislativo che aveva infine aperto la strada al mecenatismo in Italia. Già uno studio dello stesso Ministero dei Beni Culturali del 2009 aveva infatti mostrato quanto prima fosse difficile fare il mecenate in Italia: poco riconoscimento, scarsa tracciabilità dell’impiego delle risorse e meccanismi fiscali oscuri e complicati lasciavano l’Italia in coda per afflusso di donazioni rispetto a tutto il resto d’Europa. E dire che le potenzialità non mancano. I siti che hanno bisogno di fondi decisamente non sono pochi, e in prima fila ci sono quelli chiusi al pubblico, a cui proprio l’Espresso dedica un database. Tanto per citarne alcuni, la splendida Santa Maria Antiqua, oltre sei strati di affreschi e chiusa al pubblico da cinquant’anni, o l’Anfiteatro di Nola, addirittura più esteso di quello di Pompei e scavato solo per un quarto. Sempre più fortunati di altri siti, spesso in condizioni di abbandono o costretti all’interramento perché mancano i fondi per la preservazione.
Uno per tutti il villaggio preistorico, sempre a Nola e che, solo cinque anni dopo l’entusiasmo internazionale per la scoperta della “Pompei dell’Età del Bronzo”, fu interrato a seguito dell’allagamento inarrestabile. Almeno senza i fondi per fermarlo.

Quello che manca adesso sono solo i mecenati, ed è nella ricerca di questi che forse l’entusiasmo del ministro corre il rischio di frenarsi. Non è da tutti i giorni trovare un imprenditore generoso come Yuzo Yagi, il giapponese che ha fornito i due milioni per il restauro della piramide Cestia a Roma, giunto ormai quasi al termine. Nessun desiderio di farsi pubblicità, nessuno sgravio fiscale: solo un sentimento di affinità con quel bianco travertino che era da anni ricoperto da uno smog grigio e impenetrabile. Allo stesso tempo, non è semplice trovare un imprenditore con le intenzioni e le disponibilità di Della Valle, che sponsorizza il restauro del Colosseo per un valore di 25 milioni di euro. Un restauro iniziato con grande ritardo, tre anni dalle dichiarazioni del gennaio 2011 di Della Valle, a causa di cavilli e ricorsi. Il più importante fu quello al Tar del Codacons, riguardo alla concessione dello sfruttamento dell’immagine del Colosseo alla Tod’s per addirittura vent’anni: mecenate si, ma non senza interesse.
Grandi opere richiedono d’altronde donazioni della stessa misura, ma tanto più è grande la somma, tanto più è difficile trovare qualcuno disposto a versarla. E tanto più alto sarà quello che chiederà in cambio. Sembra strano quindi che l’appello al mecenatismo di Franceschini sia partito proprio in occasione della visita del ministro a quello che è probabilmente il sito che richiede il finanziamento più grande di tutti: < la Domus Aurea, che per aprire, forse nemmeno nella sua totalità, ha bisogno di almeno 31 milioni di euro. Una cifra imponente, che anche il Colosseo ha impiegato tempo per trovare. In realtà, i pochi fortunati che hanno avuto accesso alla Domus Aurea capiscono che probabilmente Franceschini è rimasto affascinato dalla bellezza della villa dell’imperatore Nerone. Oltre centocinquanta ambienti riportati alla luce, in un dedalo sotterraneo fatto di ninfei, volte decorate con mosaici e conchiglie, portici alti fino a perdere lo sguardo la rendono probabilmente il monumento più affascinante di Roma.
Sopravvissuta all’interramento voluto da Traiano come damnatio memoriae, la Domus Aurea ha però bisogno di un imponente lavoro di consolidamento per contrastare l’umidità e le infiltrazioni d’acqua, responsabili di due crolli, l’ultimo nel 2010. Non che la Domus sia abbandonata: i restauri degli ambienti e lo smantellamento del terrapieno che la sovrasta sono efficaci e all’avanguardia e i lavori proseguono incessanti. Da qui però alla riapertura il passo è lungo 31 milioni, che la soprintendenza non ha. Difficile però capire chi li possa avere. Una discorso è infatti il Colosseo, forse il monumento italiano più conosciuto al mondo, un marchio che un finanziatore può facilmente apporre sui suoi prodotti e che qualsiasi consumatore al mondo potrebbe riconoscere, dall’Asia agli Stati Uniti. Un investimento ampio che però , nonostante i ritardi e la burocrazia che rischiano di bruciare cinque milioni, ha la certezza di ripagarsi. Un altro è la Domus Aurea, la cui bellezza è proprio nel suo mistero, che però non la aiuta per la notorietà di cui avrebbe bisogno per trovare un finanziatore.
Se il profilo del Colosseo può fare a gara per notorietà con quello della Torre Eiffel o del Big Ben, la Domus Aurea appare come poco più di un tunnel che, entrando nelle rovine delle terme di Traiano, si nasconde dentro il Colle Oppio. E’ poi un monumento chiuso al pubblico da oltre dieci anni e che, prima di poter riaprire stabilmente, avrebbe bisogno di almeno quattro anni, senza contare la ricerca del finanziatore, ricorsi, burocrazia e simili. Un altro punto a sfavore della sua visibilità. Non che un sito archeologico debba essere per forza famoso per trovare un finanziatore . Il punto è che, decreto Art Bonus o meno, il mecenatismo privato è più adatto a siti le cui necessità siano nettamente minori, nell’ordine dei tre-quattro milioni di euro: si allarga il numero di possibili finanziatori, il processo è più snello e i risultati possono essere altrettanto spettacolari. Per dimostrarlo, proponiamo un piccolo consiglio per gli acquisti per potenziali mecenati: la Basilica sotterranea di Porta Maggiore.
Ancora più nascosta della Domus, si trova letteralmente sotto i binari del nodo ferroviario di San Lorenzo, sotto i quali fu infatti accidentalmente scoperta nel 1917. A differenza della villa di Nerone, la basilica nacque come edificio sotterraneo, nel primo secolo dopo Cristo. Unica nel suo genere, la sua bellezza sta appunto nell’aura di mistero che circonda la sua origine e funzione: forse adibita a culti esoterici o neopitagorici, forse ad uso funerario, la basilica è un ambiente particolare, interamente ricoperto di stucchi e decorazioni completamente bianche. Ancora non chiari poi i motivi per cui fu abbandonata già in epoca romana, e del perché furono asportati molti dei ritratti che decoravano le navate, forse a seguito della condanna del culto praticato lì dentro. Una inquisizione ante litteram. Nonostante i lavori di restauro anche qui importanti, la basilica è sotto assedio continuo, come ci ha detto la direttrice scientifica Ida Sciortino. Sopra, il passaggio dei treni è quasi continuo e le vibrazioni sono forti e pericolose. Dentro, la soletta di cemento armato costruita per proteggerla negli anni ’50 la rende un ambiente perfetto per le muffe, che proliferano nelle acque di scarico dei treni e che danneggiano in maniera grave gli stucchi.
Nonostante la delicatezza però, la basilica si presta perfettamente all’intervento di un finanziatore: con un investimento dai due ai quattro milioni di euro si potrebbe chiudere i lavori di restauro e consolidamento e aprirla al pubblico. Una cifra abbordabile, e anzi quasi conveniente con l’Art Bonus, per molte medie imprese italiane, che avrebbero la possibilità di associarsi ad un monumento unico nel suo genere con una minima spesa. Come molti altri a Roma.
Certo, non che ci dispiacerebbe poter passeggiare di nuovo sotto la volta dorata della Domus come Michelangelo o Pinturicchio, grazie ai Ferrero o a Miuccia Prada. Ma forse è meglio fare un passo alla volta.