Jobs Act. Al Senato sono due settimane che si discute del nulla, perché il testo del maxi emendamento su cui il governo di Matteo Renzi chiederà la fiducia non c'è ancora. Era atteso per ieri mattina, poi è slittato al pomeriggio, e per adesso nessuno l'ha ancora visto, nessuno ne conosce nel dettaglio i contenuti, neppure i membri della commissione Lavoro del Senato.
Dov'è il testo? «Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ci sta ancora lavorando. Adesso dovrebbe essere fermo in commissione bilancio, dove si stanno valutando le coperture finanziarie per la riforma degli ammortizzatori sociali», assicura la senatrice Stefania Pezzopane, che siede nella commissione senatoriale di riferimento, e che come gli altri non conosce ancora il testo definitivo su cui è pronta a votare la fiducia questa sera.
Persino la senatrice Rita Ghedini del Pd, anche lei in commissione Lavoro, è costretta a usare il condizionale per spiegare che cosa ci sarà nel testo: «L'Articolo 18? Forse potrebbe esserci un riferimento al tema dei licenziamenti all'interno dei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, che dovrebbero essere incentivati, insieme alla semplificazione delle altre forme precarie. Poi dovrebbe esserci una puntualizzazione sugli accordi fra le parti sociali per facilitare i contratti di secondo livello, un'altra sul demansionamento, un'indicazione sull'uso dei voucher. Comunque il maxi emendamento conterrà solo linee di indirizzo. Poi il testo passerà alla Camera e tornerà al Senato, modificato, non prima di gennaio-febbraio. Complessivamente ci vorranno sei mesi di tempo prima di arrivare al decreto finale».
Anche sui numeri c'è parecchia confusione. Per il riassetto degli ammortizzatori sociali - una mossa che in primavera era stata stimata in 10 miliardi di euro - Renzi avrebbe messo a disposizione 1,5 miliardi, più i soldi (circa 2 miliardi) che saranno liberati dalla fine della cassa integrazione in deroga. Tre miliardi e mezzo, in tutto. Dunque l'estensione del paracadute sociale ai lavoratori a termine e ai precari potrebbe essere molto meno consistente di quella attesa.
E mentre il testo si fa desiderare, i senatori continuano a discutere, come stanno facendo da due settimane. Ma di cosa si parla, se il testo del Jobs Act non c'è ancora? «Di argomenti i più disparati – risponde Ghedini – Alcuni entrano nel merito delle tematiche del testo delega del Jobs Act, ma la maggior parte degli interventi si limita a parlare in termini macro delle scelte di politica economica del governo». I giornali da oltre un mese stanno inseguendo le dichiarazioni di Renzi sul tema lavoro: via l'art. 18, tfr in busta paga dal 2015, addio al contratto nazionale. Ma molte di queste tematiche resteranno, appunto, sulle pagine dei giornali e probabilmente non saranno nel testo del maxi emendamento.
«Ad esempio, il governo non ha il potere di cancellare il contratto nazionale di lavoro – spiega Giampiero Falasca, avvocato specializzato in diritto del lavoro – al più può incentivare economicamente l'utilizzo di contratti territoriali o aziendali. Sarebbe auspicabile, ma non mi pare che ci siano le risorse per farlo», e anche l'anticipo del Tfr è in dubbio, perché non avrebbe convinto le associazioni imprenditoriali e soprattutto le banche. Comunque, il misterioso maxi emendamento dovrebbe essere presentato entro sera ai senatori, che avranno qualche minuto per leggero e votare con la fiducia, ormai data per scontata vista l'autorizzazione del Consiglio dei Ministri arrivata già lunedì.