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Attualità
maggio, 2014

Con Greenpeace, contro i poteri forti Parla il neo-presidente Andrea Purgatori

Il celebre giornalista d'inchiesta, fra i primi a svelare i depistaggi sulla strage di Ustica, è stato nominato alla guida dell'associazione ambientalista. A "l'Espresso" racconta: "Affronteremo le emergenze d'Italia: bonifiche, carbone, pesticidi". Partendo dalla sua esperienza contro i depistaggi. E dai 70 mila donatori italiani

Presidente di Greenpeace Italia. «Sì ma è solo una definizione roboante, nella realtà non sono che un sostenitore volontario come gli altri 70 mila che ci credono». Andrea Purgatori inizia così a raccontare la sua ultima avventura, il ruolo al vertice dell'associazione ambientalista che gli è stato conferito ieri dal consiglio direttivo. Che ha scelto per la guida di Greenpeace una delle figure più note del giornalismo italiano: la tenacia nel cercare, spiegare e dimostrare i depistaggi delle autorità sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980 è valsa a Purgatori anche un film che lo ha come protagonista, “Il muro di gomma”. Dopo, altre inchieste, poi il passaggio al cinema, come sceneggiatore e produttore. Oggi, Greenpeace: «Sarà una grande esperienza. Ci sarà da studiare».

Da studiare?
«Sì. Una delle prime cose che voglio fare è imparare dai colleghi che seguono direttamente le campagne. Entrare nelle questioni tecniche. Come ho fatto con Ustica: non ero nato imparato. Ho dovuto sgobbare per imparare il linguaggio di generali, ammiragli, il significato di ogni sigla riportata in ogni rapporto. Ma solo così ho potuto capire. E sapere cosa chiedere e come rispondere anche ai più alti ufficiali»

E che c'entra questo con le battaglie ambientali?
«Voglio dare a Greenpeace tutta la mia esperienza. La capacità intuitiva che ho imparato stando sul campo. E poi, in Italia come nel resto del mondo, sull'ambiente si concentrano corruzione, criminalità organizzata, interessi politici. Penso al caso-simbolo di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Lì si fondono due battaglie oggi: quella per ristabilire la verità sulla loro morte e quella che riguarda il motivo per cui sono stati uccisi, le responsabilità del nostro paese nell'invio di armi e rifiuti tossici in Africa»

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Cosa può fare Greenpeace su temi come quello dello smaltimento illecito dei rifiuti?
«Beh, moltissimo. Grazie ai nostri tecnici, seguire e denunciare le emergenze ambientali, così come le attività illegali. E grazie ai nostri attivisti, portare alla luce ingiustizie e problemi con azioni spettacolari, oltre che radicali, che fanno il giro del mondo. In questo modo diamo ai cittadini un modo per partecipare. Per capire cosa sta succedendo ma anche sentirsi parte di qualcosa»

Agli italiani interessano ancora le grandi battaglie per l'ecologia? L'ecosistema non è passato in secondo piano con la crisi?
«No, anzi. Il dibattito pubblico che c'è stato, ad esempio, sull'Ilva, lo dimostra. In momento di incertezza politica e di disgusto per il sistema di potere come quello che stiamo vivendo, le battaglie ambientali sono temi su cui la gente si riconosce, si identifica. È qualcosa per cui vale veramente la pena combattere»

Anche i vostri conti in effetti lo dimostrano.
«Vero. Abbiamo 70 mila donatori attivi. Persone che credono in noi perché sanno che siamo indipendenti. Niente sponsor, niente aziende, niente interessi politici. Solo il sostegno dei cittadini. La nostra credibilità è solida. Per questo secondo me le donazioni nel 2012 sono aumentate del 14,7 per cento rispetto all'anno prima. Grazie ai nostri sostenitori oggi siamo arrivati a raccogliere sei milioni e 400 mila euro»

A cosa servono questi fondi?
«A sostenere le nostre campagne, italiane e internazionali, come quella contro la trivellazione nell'Artico per estrarre petrolio che aveva portato in carcere 28 attivisti»

In Italia quali saranno le priorità dell'associazione nei prossimi mesi?
«Il mio impegno sarà portare Greenpeace dentro i problemi nazionali. Declinare le nostra campagne globali sulle emergenze che abbiamo sul territorio. Per cui al primo posto ci saranno le bonifiche. Poi l'agricoltura, per continuare le nostre vittorie contro gli Ogm e ora sensibilizzare sui pesticidi che stanno sterminando le api. E terzo il carbone. Non è accettabile che sia ancora una delle nostre prime fonti di energia»

Greenpeace ha guardato con favore alla nomina di Francesco Starace a nuovo amministratore delegato di Enel. Che ne pensa di questo sostegno?
«Lo condivido. Noi combattiamo contro qualcosa, non contro qualcuno. Lui ci era sembrato una delle persone più giuste, per via della sua conoscenza delle fonti rinnovabili. Che è l'indirizzo che auspichiamo per la produzione di energia in Italia»

Rimarrà un po' anche giornalista?
«Certamente. Per me è importante tenere insieme le due esperienze. Come per il caso dei rifiuti tossici radioattivi stoccati a La Casaccia, vicino a Roma, accumulati e poi abbandonati. Lì vi ho lavorato come giornalista, denunciando la situazione. Ora possiamo tornarci da attivisti»

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