San Pietro a Roma, il Duomo e la Scala a Milano. E ancora ristoranti, bar, i luoghi della movida dove migliaia di giovani italiani e stranieri fanno festa nelle notti romane, proprio come le vittime del Bataclan a Parigi. L'allarme dell'Fbi inviato sottoforma di informativa alla nostra intelligence è serio. Il documento indica inoltre la presenza di cinque sospetti terroristi legati all'Is pronti a colpire esattamente come è avvenuto nella capitale francese.
I nostri servizi segreti e gli investigatori lavorano senza sosta per verificare quanto è concreto e imminente il pericolo segnalato. Non sarà un lavoro semplice. Perché il pericolo potrebbe arrivare, come è stato per gli attacchi del 13 novembre, da un altro Stato. Dal Belgio, dalla Francia? Del resto anche Salah Abdeslam più di un anno fa di ritorno dalla Siria sarebbe passato dall'Italia. Il motivo è ancora ignoto e su questo sta indagando l'antiterrorismo italiano: gli investigatori vogliono capire se ne nel nostro paese esiste un network di riferimento collegato agli jihadisti francesi
Oppure può delinearsi la pista interna, un commando costituito entro i nostri confini. Insomma, tanti i punti interrogativi. Fondamentale a questo punto è il dialogo tra le polizie e i servivi dei diversi stati membri. E per questo è utile capire cosa accade nel cuore del Nord Europa. Una fotografia puntuale della galassia jihadista è nell'ultimo rapporto del Dipartimento di Stato americano, stilato sulle informative raccolte in Europa dall'Fbi.
Belgistan
Fouad Belkacem è il leader di Sharia4Belgium. Occhiali dalla montatura sottilissima in metallo, sguardo severo e barba lunga. Sta affrontando il processo d'appello ad Anversa, il più importante in corso nel piccolo Stato del Nord Europa. In primo grado è stato condannato a 12 anni. Quella di cui è a capo, sostengono gli inquirenti, è un’organizzazione terroristica accusata tra le altre cose di reclutare combattenti per la Siria e l'Iraq.
I tanti giovani belgi partiti per il Jihad sarebbero stati indottrinati da questo gruppo fondamentalista. I numeri e le stime ufficiali fanno schizzare il Belgio in cima alla classifica dei Paesi europei che ha fornito più miliziani pronti al martirio nel nome di Allah. Prima vengono Francia e Regno Unito. Ma anche l'Italia ha un suo gruppo di miliziani.
A leggere i rapporti investigativi delle agenzie statunitensi ed europee un fatto emerge più chiaro di altri: ogni Stato ha le sue cellule, dormienti o meno; ogni Paese ha i suoi foreign fighters che partono e ritornano. Il pericolo insomma è diffuso e non si può circoscrivere dentro i confini di una nazione o di un'altra. C'è una mappa del terrore dove le bandierine nere sventolano arroganti.
La conferma è negli arresti e nelle indagini a tutto campo. Ma forse non basta. Perché già prima delle stragi parigine le manette erano scattate per centinaia di terroristi proprio in Francia e Belgio. Eppure, gli attentati programmati sono stati eseguiti e i commando hanno realizzato il loro folle martirio.
Nell'ultimo rapporto sul terrore globale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti - stilato sulla base di informazioni ivnestigative dell'Fbi - tra Bruxelles e Anversa il fondamentalismo islamico è talemente radicato da garantire al Califfato continue partenze di carne fresca per i campi di battaglia: «Secondo le statistiche del governo belga, alla fine del 2014, di 358 partiti per arruolarsi nelle organizzazioni terroristiche straniere, 47 sono stati uccisi, 87 hanno fatto rientro in patria». E proprio questi ultimi rappresentano la minaccia maggiore. Perché tornano addestrati, indottrinati e ancor più impregnati di fanatismo. Una cifra che è aumentata nel 2015 superando le 500 unità. Non solo Molenbeek, dunque, ma anche altre città e altri quartieri del Belgio sono diventati il centro di propaganda del terrore.
UK
Il predicatore Belkacem in un'intervista di qualche tempo fa sosteneva che la Sharia avrebbe sostituito definitivamente la democrazia. Al giornalista spiegava convinto che non possono esistere musulmani democratici, perché l'unico vero legislatore è solo Allah. Durante il processo invece ha sostenuto che il suo mentore è il capo di Sharia4Uk, la cellula madre del network sparso in tutta Europa. Si chiama Anjem Choudary, è noto per le sue posizioni radicali ed è stato incriminato per aver fatto proppaganda all'Is.
Anche il Regno Unito detiene l'inquietante record di foreign fighters: 500 sono partiti, di questi, 27 sono morti sul campo. E gli altri? Alcuni sono tornati, 16 sono stati denunciati per reati legati al terrorismo appena rientrati a casa, e di altri ancora non c'è più traccia.
Francia
Il rapporto del Dipartimento americano si sofferma, poi, sulla Francia. «Il ministro dell'Interno francesce ha stimato che ci sono stati 1.200 cittadini francesi o residenti in Francia legati ai gruppi estremisti che combattono in Siria, di cui 390 sul teatro di guerra, 60 uccisi in combattimento».
La repressione, segnalano nel rapporto, è stata in questi anni molto forte: «A partire dal 17 dicembre 2014 (a meno di un mese dalla strage di Charlie Hebdo ndr) ci sono stati 103 casi giudiziari nei confornti di presunti estremisti con 505 sospetti... inoltre secondo il ministero dell'Interno grazie al numero verde realizzato nella primavera del 2014 per le famiglie con elementi radicalizzati sono state ricevute 625 notifiche che hanno permesso di bloccare le partenze per la Siria di 70 -80 persone».
Prevenzione italiana
E in Italia? I numeri sui foreing figheters li fornisce l'Icsr (il centro internazionale di studi sul radicalismo politico con sede a Londra). Secondo questa stima dall'Italia sarebbero partiti finora una cinquantina di persone. «Il reclutamento di estremisti islamici si concentra nelle aree industrializzate del Nord Italia, anche se ci sono state segnalazioni di presunti combattenti partiti da Roma e Napoli».
Spesso la radicalizzazione avviene nelle carceri, come raccontato da l'Espresso qualche mese fa. Per questo il ministero della Giustizia e la polizia penitenziaria hanno avviato un programma che prevede la formazione di 120 agenti degli istituti dove sono detenuti i sospettati di terrorismo.