Dopo gli attentati del 13 novembre molti uomini barbuti si sentono il bersaglio di ostilità. Ecco qualche suggerimento da parte di alcuni esperti e barbieri parigini per chi non ha nessuna intenzione di radersi

Il giornalista Benoit Le Corre ha raccontato sul sito di L'Obs che per le strade di Parigi la barba lunga e folta non circola più in maniera disinvolta come un mese fa. Ci sono molti uomini barbuti che hanno dichiarato di sentirsi bersaglio di ostilità mentre camminano per strada, in metropolitana o sul posto di lavoro.

L'argomento ultimamente ha trovato ampio risalto sui media francesi: Nicolas Beunaiche di 20minutes ha descritto in un articolo alcuni casi di reati che abbiano a che fare con la barba. Anche su Beur FM si è discusso di “Barbafobia”.

Dopo gli attentati del 13 novembre – orchestrati dal barbuto Abdelhamid Abaaoud – è cominciata la psicosi. I media sono stati invasi da video di jihadisti con lunghe barbe che ineggiano a sgozzamenti o attentati tramite YouTube. Tra gli uomini più pelosi ha cominciato a diffondersi una discreta inquietudine.
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Portare la barba non è banale: si tratta di una scelta, un'affermazione di appartenenza ad un gruppo sociale o a una comunità.

Le Corre racconta di quando faceva il corrispondente dall'Egitto, dove – subito dopo l'elezione del presidente Mohamed Morsi – sono cominciate a circolare barbe lunghissime per le strade del Cairo, per poi scomparire altrettanto improvvisamente dopo la rimozione del presidente a favore del mento glabro e militare di Abdel Fattah Al-Sissi.

A seconda del luogo e del periodo storico, la barba permette di inserire il cittadino maschio all'interno del suo tempo. Il dandy del 1900 è diventato successivamente hippie, poi hipster, quindi fondamentalista.

È comprensibile che molti “barboni” non vogliano passare per terroristi. Ecco quindi quattro consigli da esperti e barbieri parigini per sfuggire alla “barbafobia”.

1. MANTENERE I BAFFI

Per i radicali e i fondamentalisti dell'Islam i peli sono importanti. I talebani, per esempio, obbligano gli uomini a far crescere la barba. Tuttavia nel Corano non si trova un solo versetto che faccia menzione di “peli”. Per trovarne bisogna leggere la hadith – ovvero le parole e le azioni attribuite a Maometto e non a Dio – e in particolare la hadith 5892 che cita Ibn Omar, un parente di Maometto: “Tagliatevi i baffi e lasciate che la vostra barba cresca abbondantemente”.

Ma perchè? La prima ragione, come si trova scritto in questo testo, è quella di fare il contrario dei “politeisti”. Dopodichè, secondo Anne-Marie Moulin – ricercatrice che ha pubblicato “Histoire du poil” (ovvero “Storia del pelo”) – il secondo motivo è di natura igienista. Siccome in diversi hadith i “peli” sono descritti come “impuri”, vi sono norme severe per la rasatura e l'epilazione.

La rasatura dei baffi rientra poi nel tentativo di “limitare le macchie di cibo”. In effetti, tagliarsi i baffi e mantenere una lunga barba potrebbe essere indicativo di una pratica islamica conservatrice di tendenza salafita. Per il terrorista “tipo” dei video dello Stato Islamico la barba lunga senza i baffi sembra essere un must.

Se volete tenere la barba ma evitare sguardi storti tenete anche i baffi. Se volete essere ancora più hipster, fatevi i baffi a manubrio. Ma attenzione: baffi a manubrio, camicia con i fiorellini e pantaloni col risvoltino potrebbe non esimervi da un pestaggio violento ad opera di fanatici violenti, paranoici e xenofobi.
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2. TRATTARE LA BARBA

Christophe fa il barbiere in rue des Pyrenees, nel XX arrondissement. Il suo consiglio è “tenere una barba ordinata, senza un volume eccessivo, con un taglio ben definito sulle guance”.

Nei video su YouTube quelli che rivendicano lo Stato Islamico sfoggiano barbe lasciate “a riposo”. Rispettano le numerose hadith che condannano la cura di barba e capelli in quanto “artificio per modificare eccessivamente il lavoro del Creatore”. In effetti per i precetti dell'Islam la barba lunga non deve avere una vocazione estetica.
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3. SCEGLIERE GLI ACCESSORI

Clément, barbiere nell'XI arrondissement e detentore di una grossa barba rossa, dopo il 13 novembre ha percepito dei cambiamenti negli occhi della gente. Così ha provato a fare un test: ha preso la metro con una grossa tela sotto braccio, e ha notato che “tutti erano rilassati, perché in me vedevano solo un artista”.

Il suo consiglio per quelli che come lui non hanno intenzione di radersi è quello di correlare alla propria barba vari accessori, come degli occhialetti tondi, in modo da essere scambiati per degli hipsters – che è sempre meglio che terroristi.

4. DARCI UN TAGLIO (TANTO RICRESCERA')

In tempi disperati, misure disperate. Il 14 novembre, il gestore di un piccolo salone nel diciottesimo arrondissement racconta di aver tagliato molte più barbe rispetto al solito. Nel suo quartiere, vicino alla metropolitana di Berbès – famosa per essere un melting pot di culture – le persone preferiscono passare inosservate.

La polizia ferma i sospetti prima di tutto in base all'aspetto, e se sono barbuti li fermano immediatamente. Avere la barba oggi è un po' come se fosse un'indicazione di colpa. Eppure se si guardano le immagini degli autori degli attentati del 13 novembre si può vedere come solo alcuni portassero la barba, e nessuno ce l'avesse lunga (almeno in foto).

Il giornalista Robin Verner spiega questo fenomeno in un articolo su Slate: “Avvicinandosi a commettere l'atto fatale, il terrorista contemporaneo tende a radersi la barba o addirittura adottare deliberatamente un comportamento contrario ai precetti più importanti della sua religione”.

“Per giustificare questo schema – continua Verner – il terrorista si basa su un principio derivato dal Corano: la taqiyya, che in italiano si può tradurre con 'dissimulazione' ma il cui significato originale è più vicino all'idea di previsione”.

Nel frattempo, sui social sono già partite le battute (e le rivendicazioni) sull'argomento.
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