A due passi dal tempio romano, un imprenditore calabrese, in contatto con i clan, aveva fatto shopping a partire dal 2004. E ora la Dia gli sequestra il tesoro: due ristoranti nel cuore turistico di Roma

Via Veneto, piazza Colonna davanti a palazzo Chigi, il Gianicolo, piazza di Spagna. E ora il Pantheon. I quattrini dei clan, secondo i detective della Direzione investigativa di Roma, sono arrivati fino a sotto le colonne del tempio millenario.

Nel cuore del centro storico affollato di turisti armati di macchine fotografiche e bandierine. L'ultimo sequestro riguarda proprio due ristoranti, a pochissima distanza l'uno dall'altro, in via dei Pastini. Distanza dal tempio romano nemmeno cento metri.

Due locali di gran lusso: “Er Faciolaro” e la “Rotonda”. Entrambi sempre pieni di stranieri in cerca di prelibatezze italiane. Se “La Rotonda” è cosa loro dal 2004, “Er Faciolaro” è stato rilevato solo tre anni fa. Il prezzo pagato è stato di oltre 2 milioni di euro da un imprenditore, Salvatore Lania, che fino al 2011 dichiarava zero al fisco. Un miracolo. Oppure, sospettano gli inquirenti della procura antimafia capitolina, uno dei tanti acquisti dietro cui potrtebbero celarsi interessi poco chiari.

Così scrivono gli investigatori della Dia: «Com'è noto molteplici indagini della Procura di Roma e di quella di Reggio Calabria, hanno dimostrato come soggetti collegati a 'ndrine abbiano nel tempo invaso il tessuto economico capitolino». Lania infatti compare già in altre istruttorie. In quei rapporti emergono i suoi contatti con i titolari del celebre Cafè de Paris, poi confiscato. E anche con altri personaggi legati alla 'ndrangheta. Assolto da un processo di mafia, ha deciso di trasferire la proprietà a persone di sua conoscenza per paura di eventuali indagini patrimoniali.

Così negli ultimi tempi i titolari sulla carta erano diventati due dipendenti, un egiziano e una donna ucraina. Da camerieri a manager di un impero economico nel pieno centro della città. Una parabola di successo, solo formale però. Perché in realtà continuavano a fare il lavoro di sempre. Per questo il pm Francesco Minisci e l'aggiunto Michele Prestipino della Dda di Roma hanno deciso di chiedere il sequestro per 10 milioni di euro, a tanto ammonterebbe il valore delle società di proprietà di Lania e parenti, e l'arresto dell'imprenditore per intestazione fittizia di beni. D'accordo il giudice per le indagini preliminari, Gaspare Sturzo, che ha accolto le richieste dalla procura antimafia.

Nelle carte dell'indagine spuntano anche altri particolari. L'interesse verso altri locali sempre in zone chic della Capitale. In via Barberini per esempio il gruppo aveva in cantiere l'apertura di un Bed & Breakfast di lusso. E a Campo de' Fiori erano interessati a un altro locale. Infine, dalle intercettazioni registrate dalla Dia sembrerebbero interessati a espandersi proprio in via dei Pastini rilevando altre attività. Una conquista totale, insomma, di una delle zone più ricche e affascinanti di Roma.

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