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Attualità
maggio, 2015

Da Torino a Roma, il male incurabile degli stadi

Negli stadi italiani è sempre guerriglia. E così si perdono spettatori: negli ultimi cinque anni sono stati un milione e duecentomila 'paganti'

A Torino è stato un derby da bomba. E non perché la Juventus è stata sconfitta, ma per l’ordigno fatto esplodere nella curva. Quella del 26 aprile ?è stata un’altra domenica di guerriglia, con assalti ai pullman, sei arresti, quindici denunce e un lungo strascico di polemiche tra presidenti di società e vertici della Figc, pronti a beccarsi l’un l’altro ma non a trovare una soluzione al male che soffoca lo sport più amato dagli italiani.

In cinque anni gli stadi del nostro Paese hanno perso un milione e duecentomila spettatori. ?In Germania ogni partita raccoglie in media 43 mila persone, in Inghilterra ?più di 36 mila, in Spagna 27 mila mentre il pubblico della nostra Serie A ?nello scorso campionato è crollato a 23 mila presenze.

?È indubbio che l’incapacità di garantire l’ordine pubblico negli stadi e intorno agli stadi tenga lontane le famiglie dalle tribune. Proprio dopo il ferimento letale di Ciro Esposito il ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva annunciato la reazione dello Stato, con misure più incisive per proteggere ?la serenità dello spettacolo e l’estensione della sicurezza anche all’area esterna agli impianti, dove si registra il 69 per cento dei disordini. Ma tutto questo a Torino in occasione di un evento caldo come il derby non si è visto.
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Così come resta forte il cordone ombelicale tra le società e gruppi di ultrà sempre più violenti, che sono in osmosi con vere organizzazioni criminali ?o formazioni politiche estreme. Ciro Esposito è stato ricordato dalla sua fidanzata con queste parole: «Era un ragazzo non un ultrà. Allo stadio cantava, ballava, si divertiva. Questo era il suo tifo, l’entusiasmo per la sua squadra. Sotterrate la violenza, basta dolore». Un appello caduto nel vuoto.

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