Berlino vuole procedere con il programma contraereo Meads. E ora il nostro governo deve decidere se seguirla. Spendendo molto di più per non perdere i 600 milioni già investiti nel progetto

C'è un missile micidiale puntato sull'Italia. Un'arma straordinariamente lenta ma capace di assestare alle nostre casse statali un colpo da un miliardo di euro. L'ordigno in questione si chiama Meads, un prodigioso sistema anti-aereo che in undici anni è riuscito solo a polverizzare montagne di denaro pubblico. Ai contribuenti italiani è costato già circa 600 milioni di euro, senza neppure completare la fase sperimentale. Perché il progetto era nato sotto tre bandiere, quella statunitense, quella tedesca e quella tricolore, con una carico dei costi suddiviso. Poi gli americani si sono fatti da parte, uscendo dalla partita, quando circa tre miliardi e mezzo di euro erano già stati investiti nel programma. E ora dopo lunghe titubanze il governo di Berlino invece ha deciso di proseguire: vogliono perfezionare l'arma e farne lo scudo dei cieli germanici. Lasciando capire che ci terrebbero molto a rinvigorire l'asse missilistico con Roma, spartendo spese e risultati.

I preventivi non sono stati ancora definiti. Ma la stima trapelata dai ministeri tedeschi è astronomica: servono complessivamente circa tre miliardi di euro. Se anche Berlino rilevasse gran parte delle quote statunitensi, a noi toccherebbe accollarci qualcosa in più del 17 per cento iniziale. Si parla di un 25-30 per cento dell'iniziativa, con un esborso di almeno un miliardo. Una bella mazzata per i conti italiani affamati dalla crisi e dalla spending review.

Nei bilanci della Difesa al momento quest'eventualità non è all'ordine del giorno. Tra tagli ed emergenze continue, si fatica persino a trovare i quattrini per l'addestramento delle truppe e bisogna prepararsi a un doppio fronte minaccioso, tra Libia e Ucraina. Il ministro Roberta Pinotti finora si sarebbe mostrata fredda nei confronti del nuovo supermissile. Ma la battaglia è appena cominciata e si annuncia dura.

Da una parte c'è l'esigenza dell'Aeronautica, che da quasi un decennio non ha più batterie contraeree a lungo raggio. Ci sono solamente sistemi di portata limitata, sufficienti per proteggere le basi, rischierati spesso in occasione di vertici o grandi eventi. Le vetuste rampe Nike sono andate in pensione da tempo, senza rimpiazzi.

E così restiamo a cielo scoperto, soprattutto nell'eventualità di attacchi da missili nemici. Un'ipotesi remota? Finora sì. Ma il futuro della Libia è imprevedibile e i vari governi locali, con l'aiuto dei loro sponsor esteri, stanno rimettendo in servizio i caccia dell'era Gheddafi. Vecchi, certamente, ma rapidissimi: come i Mig-25 appena rimessi in funzione dal governo “moderatamente” islamico di Tripoli. Nulla in grado di sfidare a duello gli stormi di Eurofighter italiani, ma un ipotetico kamikaze lanciato a oltre duemila chilometri orari potrebbe dare più di un brivido alla difesa della Sicilia.

Dall'altra parte ci sono gli interessi dell'industria. Che in questo caso hanno il nome di MBDA Italia: milletrecento tra ingegneri e tecnici, con sedi principali a Roma, Napoli e La Spezia. È la filiale nazionale di un conglomerato europeo in cui Finmeccanica ha il 25 per cento delle quote. Mario Moretti, il boss del colosso statale hitech, ha però paventato di mettere la partecipazione sul mercato: «MBDA ha ritorni eccellenti ma il settore missilistico deve essere necessariamente rivisto in quanto dipende dalle decisioni dei governi e i budget domestici per la difesa sono in continua contrazione», ha spiegato durante una conferenza. Parole che gli analisti finanziari hanno tradotto come un avviso all'esecutivo: senza nuovi contratti, potremmo mollare l'azienda a francesi e tedeschi. Con ovvie ripercussioni per occupazione e ricerca.

Il paradosso è che il Meads è di fatto concorrente di un altro sistema terra-aria made in Europe: il Samp-T, già perfettamente operativo con il nostro Esercito. Hanno più o meno le stesse prestazioni. Sulla carta, le nuove batterie possono fare di meglio: intercettano missili balistici e aerei a 360 gradi, colpendoli contemporaneamente su lati opposti. Industrialmente, però, il Meads resta con un cuore americano: la maggioranza dello sviluppo, e quindi dei brevetti, è stata gestita dalla Lockheed, la potenza degli armamenti padrona pure dell'F-35. Insomma, il Meads è una sorta di cavallo di Troia: si presenta come europeo, ma la tecnologia chiave è statunitense. A pagare però siamo noi, perché il Pentagono ha chiuso i finanziamenti.

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