Undici anni fa a Forcella, un rione nel cuore di Napoli, una ragazza di 14 anni veniva uccisa. Era il 27 marzo 2004. Annalisa Durante non si trovava nel posto sbagliato: quel quartiere era casa sua. Né sbagliato può definirsi il momento: era un sabato sera che la ragazza stava trascorrendo per strada con le amiche. Di sbagliato c'era solo la camorra. Annalisa fu colpita alla nuca da un proiettile vagante durante un conflitto a fuoco tra clan rivali.
Il bersaglio era Salvatore Giuliano, che all'epoca aveva solo 5 anni più di Annalisa, nipote e prossimo erede di Giovanni Lovigino, boss pentito per evitare l'ergastolo. Mentre scappa è proprio Salvatore a sparare il colpo che raggiunge Annalisa. Arrestato viene condannato prima a 24 anni, poi ridotti a 18 in appello e infine in Cassazione a 20 anni di reclusione.
Ma c'è un'altra condanna che non avrà mai fine, quella del padre di Annalisa, Giovanni Durante. La settimana prossima si inaugura la biblioteca che ha realizzato in memoria della figlia nell'ex super cinema Biondo appena sotto casa, nel rione Forcella, un quartiere che è rimasto sempre lo stesso. La settimana scorsa le forze dell'ordine hanno arrestato 64 persone, tra cui alcuni ragazzi di 16 anni. E tra loro - in quella che è stata battezzata la 'banda dei bambini' - c'era anche un rampollo della famiglia Giuliano.
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E' per questi ragazzi che Giovanni Durante sette mesi fa ha iniziato a raccogliere libri: prima due, poi tre e infine quasi seimila. Li portano e li spediscono da tutta Italia e da tutto il mondo. I libri sono per i figli e i nipoti dei camorristi, "i figli di quelli" come li chiama lui, perché non ci siano più camorristi: "Perché loro devono prendere questi libri in mano e cosi si può cominciare a cambiare".
'La cultura salva le anime', ha scritto Giovanni nei bigliettini che ha stampato con l'indirizzo della biblioteca per donare libri e che lascia nei metrò, nei bar, sulle panchine. In questa biblioteca Durante ha ritrovato il senso di una vita tutta dedicata all'impegno sociale per il quartiere. "Solo così, questi undici anni in cui sono andato avanti non mi sembrano inutili".
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Per i primi sei anni dopo l'uccisione di Annalisa, Giovanni è rimasto chiuso in casa. Poi, grazie alla moglie, l'altra figlia e la nipote che ha il nome di Annalisa, ha trovato la forza di reagire: "Mi sono rimasti vicino soltanto Don Luigi e la Fondazione Polis, le istituzioni hanno fatto tante promesse senza mantenerle. Ora spero che con l'inaugurazione diano un contributo concreto e duraturo per far sì che la biblioteca possa creare lavoro per i giovani, recuperare i ragazzi con tante attività". Da tre anni è il custode dell'ex cinema. Insieme a Don Luigi Merola lo ha fatto ristrutturare e trasformare nel centro culturale "Piazza Forcella", dove ha sede anche l'associazione Annalisa Durante.
Ma in questa 'missione' Giovanni è stato ed ha fatto tutto da solo. Ha realizzato una mostra fotografica permanente e tappezzato di foto di Napoli il cinema per attirare i turisti; ha iniziato con 250 immagini, ora sono più di tremila. In terra di contraffazione e contrabbando ha realizzato un dvd e ci ha messo sopra il marchio SIAE. L'ha fatto per distribuirlo ai turisti e chiedere un contributo per l'Associazione. La videoteca che aveva realizzato per ora ha chiuso perché non sono mai arrivati fondi, persone, aiuti. Ma Giannino non si arrende anche se non ha nemmeno le librerie per sistemarli quei libri.
"Io da qui non mi muovo" ripete con forza Giannino. Lui ci crede per Annalisa che amava il suo quartiere e gli chiedeva "Papà ma perché non può essere bello come gli altri?". Ci crede per quei bambini che ogni giorno all'uscita della scuola prendono i Topolino e i giornaletti lasciati fuori dalla biblioteca in una cassetta a forma di casa tutta colorata, costruita con le sue mani.
Spesso Durante prende alcuni libri li carica sul motorino e li lascia alla stazione, nei parchi pubblici. E pensa continuamente a nuove cose da fare: portare il diario di Annalisa - che è diventato un libro - in carcere. "Sono tanti i detenuti che mi scrivono che hanno chiesto una foto di mia figlia. Io rispondo solo con due frasi 'se mia figlia per te è un angelo, cambia vita'. E per sé spera solo una cosa: "Abbiamo donato gli organi di Annalisa, il mio ultimo desiderio è quello di abbracciare tutti quei ragazzi in cui vive mia figlia. Io li aspetto".