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Attualità
novembre, 2016

Il business è digitale, la protesta è reale

Lo sciopero dei rider di Foodora, i picchetti a H&M, i problemi tra i sindacati. Così tra i lavoratori della logistica dei siti di eCommerce nascono le prime mobilitazioni

Li vedi pedalare soli, nella pioggia o sotto il sole, con in spalla fritti misti, insalate e uramaki. I porta-pasti a domicilio di Foodora (600 a Milano, 300 a Torino) sono diventati famosi ?per aver innescato il primo sciopero italiano dell’economia 2.0, un gesto che ha svelato molte delle contraddizioni nascoste nella comodità degli ordini da casa, come raccontano anche queste pagine.

I "rider" di Foodora, prima pagati all’ora, sono stati costretti ad accettare il passaggio a una retribuzione a cottimo. Dopo giorni ?di proteste, ai primi di novembre ?i manager italiani della startup tedesca hanno incontrato 25 lavoratori, proponendo un euro in più a consegna. «È cottimo. Nel 2016. Di che altro dovremmo parlare?», chiede ?Maurizio, uno dei fattorini ribelli.

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Ma le agitazioni non si fermano ai pedali. Da tempo attraversano tutto ?il settore della logistica. Le operaie ?di H&M sono state in picchetto ad agosto. Il 22 ottobre Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato a Piacenza per chiedere sicurezza e legalità nel settore, che riguarda il 10 per cento degli occupati della provincia, 9mila addetti. In Toscana, dove lavorano fra ?i 1.600 e i 2.000 corrieri espresso, gli scioperi dei fattorini negli appalti Sda ?e Gls si sono susseguiti a settembre, fino a ottenere un incontro in Regione. Chiedono «condizioni più umane» visto che «per via dell’aumento vertiginoso di spedizioni con l’eCommerce» sono sottoposti a turni massacranti. Oltre allo scontro con i “padroni” continua però anche lo quello fra sindacati istituzionali e sigle di base. «I blocchi, soprattutto a sorpresa, non sono giustificabili», dice Giulia Guida, segretario nazionale della Fit Cgil, riferendosi ai picchetti selvaggi dei Cobas: «È con il dialogo che stiamo ottenendo risultati da grandi committenti come Dhl e Tnt».

Nei capannoni della logistica, però, sono loro a rappresentare più persone. «Avevo provato a chiedere alle confederazioni, ma non mi avevano ascoltato. Dicevano di accettare la buona uscita offerta dalla coop. ?I Cobas invece mi hanno aiutato», dice Hichem Kacem, 35 anni, fino al 20 settembre responsabile operativo ?di un magazzino in provincia di Pavia.

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