Un giornalista del “Sole 24 Ore” ha indagato per sei anni nella veste di dipendente-azionista su alcune operazioni anomale deliberate dal consiglio d'amministrazione del gruppo editoriale di Confindustria. Nicola Borzi il 17 ottobre è stato ascoltato dai tre rappresentanti del collegio sindacale del “Sole 24 Ore”: il presidente, Luigi Biscozzi, e gli altri due sindaci effettivi, Giovanni Maccagnani e Laura Guazzoni. E nella sua audizione, il cui verbale “l’Espresso” ha potuto consultare, chiede conto delle decisioni assunte dagli amministratori e attuate dai top manager a partire dal 2008, l’anno della quotazione in Borsa del quotidiano. La scena si svolge a Milano, in via Monte Rosa 52, al quarto piano del palazzo a vetri progettato da Renzo Piano, che avrebbe dovuto simboleggiare l’apoteosi del “Sole 24 Ore”. Un palazzo ormai per la maggior parte in affitto alla società di revisione PricewaterhouseCoopers.
Borzi esordisce con una raffica di domande su Di Source, la società inglese costituita nel novembre 2012 che ha intermediato, cioè comprato e rivenduto, abbonamenti del quotidiano. Il giornalista vuol sapere se nella Di Source (o in altre società ad essa collegate) siedano persone che abbiano un qualche legame con “Il Sole 24 Ore”, chiede se l'alta dirigenza del quotidiano sia a conoscenza di chi si celi dietro questo paravento domiciliato in un paradiso fiscale.
Dichiara: «Fonti interne ed estere all’azienda mi informano che il legame con Di Source potrebbe essere… perlomeno duplice, cioè che Di Source potrebbe essere tanto un cliente quanto un fornitore…Mi risulta che siano state presentate al "Sole 24 Ore" e siano state emesse dal Gruppo 24 Ore fatture relative a prestazioni professionali, di consulenza e di servizi con Di Source a doppia mandata, sia in ingresso che in uscita; fatture ricevute e fatture emesse. Su questo chiedo al collegio sindacale di fare un’approfondita disamina».
Borzi aggiunge di avere scoperto che Di Source è proprietaria al 100% di un’altra società inglese, Fleet Street News Ltd, il cui amministratore, Filippo Beltramini, risulta collegato all’ex consulente del “Sole 24 Ore” Daniele Di Rocco. Entrambi sono infatti soci delle Bw consulting di Muggiò. Di Rocco avrebbe «asseritamente riferito di essere stato consulente del Sole 24 Ore nel periodo gennaio-novembre del 2012… il mese in cui viene costituita Di Source» e risulta altresì legato all'ex direttore finanziario del "Sole 24 Ore" Massimo Luca Arioli, con il quale è socio di Nextra Value. Altra coincidenza: tra i clienti di Bw consulting figura Banca Monte dei Paschi di Siena, che avrebbe acquistato circa 10mila abbonamenti digitali del “Sole 24 Ore”, e un numero altrettanto rilevante di abbonamenti sarebbe stato acquistato da Enel, che è a sua volta cliente di Di Source.
Sentito da Borzi per telefono, Beltramini conferma che Di Source si occupa di abbonamenti del “Sole 24 Ore” e dichiara di avere i contatti con un dipendente dell’ufficio diffusione, che però a un controllo del giornalista risulta a carico della concessionaria pubblicitaria del gruppo, la System.
Borzi continua a martellare di domande i sindaci. Le copie che Di Source intermedia con il gruppo sono cartacee o digitali, sono copie singole o abbonamenti? E di quante copie e quanti abbonamenti parliamo? La rettifica del patrimonio netto per -7,5 milioni (relativa alle modalità di vendita delle banche dati del gruppo) ha per caso a che fare con Di Source? «Mi domando come mai una società quotata come ‘Il Sole 24 Ore’ che è tenuta alla trasparenza si avvalga, per la diffusione, la commercializzazione, le attività di rappresentanza e di promozione dei propri abbonamenti, di una società anonima costituita da soci sconosciuti nel Regno Unito, i cui fiduciari sono gli stessi che hanno garantito a un famoso giocatore, che si chiama Lionel Messi (il noto campione argentino che gioca nel Barcellona, ndr), di costituire società a loro volta anonime, attraverso le quali sono stati fatti transitare – e nascosti al fisco spagnolo – ricavi per alcuni milioni di euro».
Il gruppo sarebbe inoltre in rapporti con un’altra società che affiancherebbe e addirittura sostituirebbe “Il Sole 24 Ore” nella diffusione delle copie. «Questa società o gruppo Johnson si occuperebbe [ogni giorno] di circa 40mila copie cartacee del quotidiano… mi dicono che queste copie non arriverebbero effettivamente nel canale delle edicole, non arriverebbero a nessun utilizzatore finale, ma sarebbero redistribuite o distrutte da Johnson». In un nuovo esposto presentato dopo l’audizione Borzi precisa di avere appreso da fonti interne, davanti a testimoni, che Johnson acquisterebbe dal Gruppo 24 Ore copie del quotidiano e che il suo guadagno consisterebbe nel rivenderle allo stesso Gruppo 24 Ore. Se così fosse, saremmo dinanzi ad una compravendita fittizia, a un gioco delle tre carte per taroccare i numeri. Ritorna in mente l’intervento dell’ex vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina alla riunione del 12 ottobre del consiglio generale della Confederazione sulla crisi del “Sole 24 Ore".
Sentite cosa dice Regina: «Il direttore (Roberto Napoletano, direttore responsabile del “Sole 24 Ore”, ormai sfiduciato dalla redazione, ndr) vuole… massimizzare il numero delle copie e guarda sicuramente meno agli aspetti economici, mentre un Cda deve essere più attento alla tenuta dei conti. I risultati di queste distorsioni sono sotto i nostri occhi, perché molte scelte sono state tese più a far finta di aumentare le copie vendute del giornale [che a] stare attenti all’equilibrio generale di costi e ricavi».
Il timore dei sindaci è di non riuscire a ottenere, nei pochi giorni che mancano all’assemblea degli azionisti, le informazioni per poter rispondere ai numerosi quesiti di Borzi. Vorrebbero dal giornalista «indicazioni precise di persone che magari possono venire a spiegarci come stanno le cose… Perché diversamente è fatale che noi, data la materia che stiamo trattando, ci troveremo di fronte all’impossibilità di capire chi c’è dietro a questa società». Borzi oppone il segreto professionale. Rivela solo le aree aziendali in cui ha acquisito le indiscrezioni. E aggiunge un particolare: «Le stesse fonti mi dicono che le fatture sono state segretate». Il riferimento è alle fatture emesse dal “Sole 24 Ore” a Di Source e viceversa. «Le mie fonti mi riferiscono che era praticamente [vietato] non dico stampare o diffondere, ma neanche accedere a queste fatture». Il divieto avrebbe riguardato il personale che per mansione è abilitato ad accedere alle fatture.
Altro capitolo: i mezzi propri riportati nei conti tra il 2012 e il 2014. Borzi chiama in causa Mauro Bini, ordinario di finanza aziendale della Bocconi di Milano, che il gruppo aveva ingaggiato per l’impairment test, cioè per la stima del valore recuperabile del patrimonio netto da iscrivere a bilancio. Secondo Borzi, la perizia Bini “avrebbe evidenziato una mancanza/deficit/svalutazione patrimoniale nell’ordine dei 50 milioni, di dimensioni comunque tali da intaccare sensibilmente il patrimonio societario”, e per tenere nascosto il crollo patrimoniale “esponenti di rilievo e dirigenti del gruppo avrebbero chiesto all’estensore o a terzi di rivedere i risultati di questa perizia…in senso non pregiudizievole alla propria stabilità patrimoniale”. Qualcuno al quarto piano di via Monte Rosa avrebbe in sostanza “firmato degli atti dispositivi con i quali avrebbe dato mandato a un’altra società esterna, studio legale o valutatore di predisporre un secondo impairment test”. Un documento edulcorato.
Altro capitolo ancora, la cessione di crediti: «A fine 2010 il gruppo ‘Sole 24 Ore’ costruisce in fretta una grossa cessione di crediti commerciali alla società Kleinen», del gruppo Omniatel. Questa società acquista crediti «al 2% del valore nominale pro-solvendo», cioè li ottiene per quattro soldi e con la garanzia che sarà comunque “Il Sole 24 Ore” a garantirne la solvibilità nel caso in cui si rivelino inesigibili. Kleinen scopre, però, che molti dei crediti che ha acquistato «sono già stati incassati e chiede il rimborso… pro-quota del relativo valore facciale… Questa operazione non è registrata a bilancio». Due le spiegazioni possibili: «Una ha a che fare con l’errore e una ha a che fare col dolo», commenta Borzi. Un’operazione ad elastico per far comparire a bilancio un diverso importo e una diversa composizione dei crediti commerciali?
E, sempre in tema di cessioni, Borzi chiede spiegazioni, a conclusione del suo lungo intervento, della vendita dell’ex ramo d’azienda Business media. Bussiness media non è altro che la ex Gpp (Giallo professional publishing Spa). Acquisita in prossimità della quotazione in Borsa del “Sole 24 Ore”, la società con le sue 72 testate tecniche e i suoi 117 dipendenti aveva inspiegabilmente cominciato ad accumulare perdite ed era stata successivamente fusa nel Gruppo 24 Ore.
Proprio in questo frangente, il comitato di redazione, di cui all’epoca faceva parte anche Borzi, presentò un primo esposto al collegio sindacale del gruppo. Sembrava che si volesse annegare un disastro aziendale nei conti peraltro già in affanno del quotidiano, per disperderne le tracce. Si arriva così al 30 gennaio 2014 quando Business media è venduta a Tecniche nuove a un prezzo puramente simbolico e con una corposa dote finanziaria di 12 milioni. Tecniche nuove è un gruppo editoriale di Milano il cui capitale sociale, di 5 milioni, appartiene al 90% a Giuseppe Nardella e al 10% a Stefania Marosi. Borzi chiede il perché di una vendita così onerosa quando c’erano acquirenti come il gruppo Edra disposti a rilevare Business media a condizioni più favorevoli. «Queste altre offerte sarebbero state più convenienti», riferisce il giornalista, citando le sue solite fonti interne ed esterne, «nel senso che ci avrebbero pagato, anche se non una cifra enorme, però qualche centinaia di migliaia di euro… e non avrebbero chiesto una dote finanziaria… Allora pongo delle domande: Esistevano altre offerte? Furono valutate e [in tal caso] perché furono respinte? Ricordo che l’intera operazione di acquisizione, gestione, svalutazione e cessione di Gpp-Business media… è costata alla fine dei conti al nostro gruppo un corrispettivo di 75 milioni».
Tutte le risposte sono attese alla prossima assemblea degli azionisti del “Sole 24 Ore”, che si riunirà il 14 novembre in prima convocazione o il 21 novembre in seconda.