Raffaele Cantone, il capo dell’Anticorruzione, ha ricevuto la sua lettera qualche mese fa e l’ha girata al ministero. Che ha fatto partire un’ispezione.
Una denuncia dura con l’indice puntato sui lavori appaltati con i fondi europei della Grande Pompei, su alcuni bandi anomalii, fino allo scandalo denunciato dall’Espresso due anni fa: i tesori dell’anticà città industriale, scoperti e poi sepolti da un centro commerciale.
“Ho amici archeologi di primissimo livello esasperati dalla vergogna continua a cui è sottoposto il sito, nonostante il tentativo mediatico delle istituzioni di far credere che Pompei stia risorgendo. Alcuni dei fatti che denuncio sono documentati, altri talmente sfacciati che può trovarli su internet. La speranza è che almeno lei, capo dell’Anticorruzione, possa smuovere qualcosa”.
Scrive proprio così Tuccinardi al magistrato voluto dal presidente del consiglio. Ma mentre l’ispezione ministeriale tagliava il traguardo, a fine anno il ministro Franceschini e il premier Renzi tagliavano il nastro delle sei domus restituite al pubblico. E annunciavano una nuova era per l’antica città romana. Due campane opposte.
Saranno fischiate le orecchie al sovrintendente di Pompei Massimo Osanna, 52 enne lucano in carica da due anni e dunque senza alcuna responsabilità sulle scelte di chi lo ha preceduto, come quelle sul centro commerciale: ”Io non l’avrei fatto fare” taglia corto.
Chiamato però in causa sulla corsa alla spesa dei fondi in scadenza e su alcune nomine. Quella di Gabriel Zuchtriegel, archeologo tedesco di 34 anni, sta facendo il giro dei corridoi e non solo nelle domus. “Il giovane eletto si è specializzato con Osanna - scrive Tuccinardi a Cantone - ha scritto testi e articoli con lui (perfino editi da lui, Osanna editore) e tra le sue 16 pubblicazioni non una riguarda il sito di Pompei”.
Il bando in questione prevedeva la selezione di quatro esperti archeologi (45 mila euro ciascuno) per supportare la segreteria scientifica del Grande Progetto Pompei, quello per il quale la Ue ha messo a disposizione 105 milioni. Ma che fossero quattro gli archeologi si è saputo solo dopo i colloqui – è la perplessità sollevata nella denuncia.
Insomma, l’archeologa pone una domanda: come ha fatto un giovane tedesco, senz’altro valido ma senza esperienza specifica, a sbaragliare la concorrenza di chi si è presentato con 53 pubblicazioni su Pompei e un’esperienza trentennale? Raccomandato, conflitto di interessi?
Per Osanna assolutamente no. E’ stato lui stesso a rivelare, in un’intervista alla Citta di Salerno, l’ispezione avviata dal ministero a causa di quella lettera al capo dell’Anticorruzione.“Tutto è stato fatto in maniera più che lecita, avevamo bisogno di esperti di tecnologie. In quella lista c’erano decine di miei allievi, in giro ci sono tanti archeologi che hanno collaborato con me” è stata la sua risposta. E su Gabriel Zuchtriegel. “E’meritorio al punto che è diventato direttore degli scavi di Paestum”.
Laureato a Berlino, Zuchtriegel è oggi il più giovane direttore dei musei italiani. Da quando è atterrato a Pompei la sua carriera è decollata. Certamente anche a causa della sua giovane età, la sua esperienza lavorativa risulta limitata agli ultimi tre anni, peraltro solo nel territorio di competenza del professor Osanna: la Basilicata prima, Pompei dopo come si comprende dalla “lettera di motivazione” che scrive al direttore generale del Mibact nell’ambito della selezione pubblica per i direttori dei musei italiani.
Subito dopo esser risultato tra i quattro vincitori di quel bando, è stato promosso alla direzione del Parco archeologico di Paestum, incarico di prestigio ai piedi dei famosi templi greci di Nettuno e Athena. Secondo logica e regole, il posto da lui lasciato libero a Pompei avrebbe dovuto essere colmato dalla prima persona esclusa, quella con 30 anni di esperienza e 53 pubblicazioni specifiche.
Che però non è mai stata chiamata. Un mistero sottoposto al professor Osanna, il quale a Pompei deve fare anche altri conti. I 105 milioni che dovevano rimettarla a nuovo entro il 2015 sono stati spesi per un terzo: 40 milioni. Per il sovrintendente è comunque “un successo grazie all’effetto bridging che ci permette di poter continuare regolarmente anche nel 2016 i lavori iniziati nel 2015”.
Il “ponte” in realtà è la soluzione strappata in extremis a Bruxelles per evitare multe e revoche a causa dei ritardi. “L’obiettivo è per la prima metà del 2017 mettere in sicurezza il cento per cento di Pompei” - ha assicurato Osanna. Che tra le spine ereditate se ne ritrova una grande come quel mega ipermercato (Leroy Merlin) autorizzato dai suoi predecessori sui tesori del quartiere industriale di duemila anni fa, tra cui la strada per il mare ancora coperta dai lapilli, una fornace unica al mondo, officine, tombe. “La cosa da fare è completare l’indagine di scavo, questo è il mio compito. E pensare a un percorso di visita all’interno come è stato fatto da Ikea a Roma”.
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La vicenda è stata raccontata dall’Espresso anche grazie a un pool di esperti archeologici, tra cui Margherita Tuccinardi. Che nella sua lettera a Raffaele Cantone chiede come è possibile che chi ha firmato le autorizzazioni non sia stato nemmeno ascoltato dalla procura “nonostante il giornale facesse i nomi di tutti coloro, persone e imprese, che avevano perpetrato lo scempio”.
La risposta arriva da Alessandro Pennasilico, procuratore di Torre Annunziata: “Abbiamo fatto accertamenti per un anno e persone della sovrintendenza ci dissero che era tutto a posto, per questo abbiamo archiviato il fascicolo. Lo scempio? Tutti questi scienziati parlano ma poi non ci arriva una denuncia. Qui a Torre ogni anno abbiamo 15 mila notizie solo per i reati noti e anche sugli scavi di Pompei la nostra attenzione è sempre alta”.