Le lotte. Le marce. Il digiuno. La sua vita in bianco e nero nelle immagini pubblicate da "l'Espresso". L'esempio del sociologo siciliano non va dimenticato. E come lui tante altre figure che hanno cambiato in meglio il nostro Paese. Per questo la Fondazione con il Sud per i suoi 10 anni li vuole ricordare con un tour di cinque tappe. Partendo proprio dalla terre di Dolci

La protesta non violenta; il digiuno; l'impegno; le lezioni; le marce. In queste immagini in bianco e nero fornite dall'archivio Danilo Dolci è impressa la vita del sociologo siciliano. L'istantanea di una rivolta pacifica, spesso ignorata, per un'Italia più giusta.

Lo sciopero alla rovescia è certo il simbolo più significativo di tutta l'esperienza del sociologo siciliano: l'idea, cioè, che il lavoro è l'unico e vero strumento di emancipazione dalla miseria e dalla mafia. E mentre gli operai scioperano manifestando e chiudendo le fabbriche, i braccianti guidati da Dolci si sono ritrovati per risisistemare la Trazzera vecchia, una strada vicino Partinico, Palermo, abbandonata all'incuria.

Per questa protesta il 2 febbraio 1956 Danilo Dolci veniva arrestato. E agli agenti che lo ammanettavano spiegò il senso di quell'iniziativa citando la Costituzione: «Il lavoro non è solo un diritto, ma per l’articolo 4 della Costituzione un dovere: che sarebbe stato, era ovvio, un assassinio non garantire alle persone il lavoro, secondo lo spirito della Costituzione». Non vollero sentire ragioni i tutori dell'ordine pubblico che avevano come guida suprema dell'epoca il ministro Tambroni.
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Ma l'Italia dell'epoca stava entrando nel periodo più caldo delle contestazioni e così il sostegno a Dolci fu enorme: interrogazioni parlamentari, intellettuali al suo fianco e richieste di scarcerazione immediata. Da quel processo uscì assolto.

La figura di Danilo Dolci è stata scelta dalla Fondazione con il Sud per i suoi 10 anni. “Un futuro mai visto” è il titolo delle iniziative in programma (a questo link il programma completo). Futuro, certo, ma con radici nel passato e in storie che hanno segnato la storia del Paese.

Oltre a Danilo Dolci, infatti, la Fondazione nelle sei tappe - Messina, Palermo, Lecce, Napoli, Firenze, Venezia- toccherà con mano l'impegno di uomini e donne che hanno cambiato in meglio l'Italia. Da Renata Fonte, assessore di Nardò, provincia di Lecce, uccisa per essersi opposta alle speculazioni edilizie; don Lorenzo Milani; Adriano Olivetti; Franco Basaglia. Cosa sarebbe stato il nostro futuro senza queste figure?

Cultura, istruzione, lavoro, giustizia. Questi sono i temi e i principi al centro della manifestazione. Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud, ha ben chiara la direzione da seguire: «Proponiamo un cambio di paradigma, cercando di ribaltare la cultura dominante che considera temi come l’istruzione, la condizione giovanile e minorile, i beni comuni, il welfare di comunità e in generale il sociale importanti, ma non centrali per lo sviluppo. La Fondazione con il suo lavoro vuole dimostrare che tutto ciò rappresenta, al contrario, una priorità e che uno sviluppo reale può realizzarsi solo partendo dalla coesione sociale».

Ecco spiegato perché ricordare Dolci e gli altri “rivoluzionari”: Sono tutte figure che nel loro percorso hanno saldato con le loro azioni la dimensione visionaria, ideale, con l'impegno concreto. Hanno prodotto una rottura culturale con schemi e paradigmi tradizionali, oscurantisti. Esattamente ciò di cui avrebbe bisogno il nostro Mezzogiorno, abbandonato dai governi, dai partiti, e sempre più aggrappato alla solidarietà dal basso.

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