Socialismo
Negli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta andava di moda essere socialisti. Lo erano intellettuali engagés, così come i capi di Stato dei Paesi liberatisi dal colonialismo. Poi, il socialismo, ossia l’ipotesi che gli esseri umani siano in grado di costruire qualcosa di buono collettivamente e che la giustizia sociale sia un valore, è diventato ?una brutta parola. Ebbene, ora il socialismo sta tornando. E perfino, pochi ?mesi fa, un candidato, non marginale, alla presidenza degli States si ?dichiarava socialista.
Liberalismo
A metà anni Ottanta tutti si erano convinti che avesse ragione la signora Thatcher. Era evidente che la società non esisteva; non era possibile mettere in dubbio l’ipotesi (spacciata per ?un fatto) che il privato fosse meglio ?del pubblico e che il pubblico fosse sinonimo di inefficienza e fonte ?di corruzione. Il liberalismo era un’ideologia che, come a suo tempo ?il comunismo, assomigliava a una religione: un dogma laico caduto ?dal cielo. Oggi, culturalmente, ?è cane morto (come lo era diventato ?il comunismo negli anni Settanta).
Stato
Morto il liberalismo, viene rivalutato lo Stato. Forse non ancora abbastanza. Se mancano le turbine e gli spazzaneve (per fare un esempio), è perché si è pensato che lo Stato non servisse più.
Frontiera
Rivalutato lo Stato, si cerca di ristabilire il confine, detto anche il limite. In due versioni. La prima: come Muro, barriera, protezione (illusoria) contro l’invasione dei barbari. La seconda: come consapevolezza che la condizione indispensabile della democrazia è il controllo del territorio. Dimenticato ?il sogno di un mondo senza confini.
Muro
Vedi Frontiera.
Identità
Da un discorso sull’autodeterminazione degli individui (corollario emancipatorio della modernità e della globalizzazione, la modernità fin ?da quando esiste porta alla globalizzazione) è diventata una parola che riporta alle utopie retrograde. La primavera araba, dalla rivendicazione della libertà è finita in una retorica identitaria (me era già successo in Europa, dopo il 1848). L’utopia retrograda ha portato anche all’uso ?di parole antiche come zar, ?sultano, califfo.
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Sicurezza
Corollario del bisogno del limite. Una volta, dalla sinistra, era considerata sinonimo di repressione. La globalizzazione, con il turismo di massa nei luoghi ad alta criminalità, ma anche con immigrazione a casa nostra, ha finito per rivalutare il bisogno di sicurezza. Amiamo vivere in quartieri presidiati da poliziotti e soldati.
Forestiero
Era l’angelo mandato da Dio. Poi, con la globalizzazione, una presenza quotidiana. Oggi, un nemico. A meno che le sinistre non tornino a capire la differenza tra internazionalismo ?e globalizzazione.
Post- modernità
In declino. Si torna a ragionare sulla modernità e perfino si comincia a rileggere i testi degli esistenzialisti; filosofi e filosofe che il nulla della nostra esistenza trasformavano in un progetto politico ed esistenziale, appunto, in cui era importante schierarsi ed essere partigiani, nel senso del “di parte”.
Virtuale
Con le Borse aperte 24 ore su 24 su scala globale (templi del liberalismo) era diventata parola chiave. Oggi invece torna il corpo: al teatro, dove è ormai l’oggetto vero della narrazione, ma anche in moda. Vanno forte le modelle “curvy”, in carne, in declino quelle magrissime con il corpo che rimandava al virtuale, appunto.
Comunicazione
Si cerca di tornare alla Informazione.
Karl Marx
“Ben scavato vecchia talpa” (Da ?“Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”, testo scritto nel 1852, e più attuale che mai).