I nostri capolavori volano in Cina, ma a pagare il viaggio è l'Italia

Una collezione dedicata alla vita quotidiana nel Rinascimento. Che per quattro anni resterà fra Pechino e altre megalopoli asiatiche. Portando 150 opere selezionate dai musei italiani per essere valorizzate. A cui il nostro Paese pagherà il trasporto. I dettagli su un'operazione che partirà a novembre

In quegli anni Raffaello, suo ex allievo, lavorava alla cappella San Severo di Perugia - dove più tardi tornerà lo stesso maestro a finirne i santi. Isabella d'Este gli chiedeva invece un disegno d'appendere a fianco del proprio Mantegna (si dirà soddisfatta, anche se «potevi rifinirlo meglio», scriverà). Prima e dopo il successo alla Cappella Sistina Pietro Vannucci il Perugino aveva ormai tracciato il suo percorso nel cuore del Rinascimento italiano. È di quegli anni una sua Adorazione dei Magi che si prepara ad affrontare una lunga trasferta. Dalla Galleria Nazionale dell'Umbria sarà una delle prime tavole a seguire la direzione che cinque secoli fa portò Matteo Ricci nell'estremo Est.

L'Adorazione del Perugino è infatti una delle 150 opere selezionate dal ministero dei Beni culturali per avviare una nuova collaborazione con la Cina, che l'Espresso può qui anticipare. Non più mostre brevi e dense di capolavori (non solo, almeno): Roma vuole costruirsi un avamposto stabile ad Oriente. Come ha fatto il Louvre con la contestatissima apertura a Abu Dhabi, anche l'Italia cerca ora di rafforzare la sua presenza all'estero attraverso l'arte. Pagando il prezzo del biglietto, per assicurarsi terabytes di foto entusiastiche, buoni rapporti diplomatici e alcuni restauri. O meglio: «contribuire alla conoscenza della cultura artistica italiana in modo duraturo» all'estero, come spiegano dal ministero.

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L'operazione “Museitaliani” partirà a novembre. Direzione: museo della città di Pechino. Contenuto: una collezione a tempo determinato che porterà in città un nucleo di opere raccolte intorno al tema “vita quotidiana nel Rinascimento”. Le tavole si fermeranno nella megalopoli otto mesi, e poi per altrettanti andranno in tournée in altre città cinesi, per un massimo di quattro anni.

La collezione in export arriva dai musei statali di tutta Italia. «Abbiamo chiesto di segnalarci opere che non erano esposte o lo erano ma senza valorizzazione, perché avevano bisogno di restauri o di nuovi studi sull'attribuzione», racconta Ugo Soragni, direttore generale Musei del ministero: «In questo modo abbiamo costruito un database con oltre quattromila quadri, sculture, armi, ceramiche, reperti».

È da questa vastissima ricognizione che sono state selezionate l'Annunciazione del Perugino, un dipinto di scuola del Botticelli dalla Toscana e le altre opere che si preparano a partire a novembre. Anche se il database resterà importante. Sia per conoscere lo stato dei tesori italiani che abbiano bisogno di un check up. Sia per programmare le prossime partenze. Il piano prevede infatti che avviata la lunga tourné di quattro anni per queste prima serie, il ministero prepari altre mini-pinacoteche mobili a sostituire la prima.

Ovviamente è difficile immaginare che la Cina si accontenti delle bellezze dai depositi. E infatti è sicuro che con la prima pattuglia verranno spediti a Pechino anche grandi capolavori, sempre del Rinascimento, ancora non ufficializzati, anche se dal ministero garantiscono che la loro permanenza sarà molto più breve, e come prassi dopo alcuni mesi torneranno a casa.

Per la lunga mostra, l'Italia pagherà sia le spese di trasporto che alcuni restauri – sarà allestito anche un piccolo laboratorio aperto per illustrare a visitatori e studenti come si procede sulle opere. Mentre la Cina metterà i fondi per l'allestimento e l'assicurazione, oltre ad alcuni altri interventi di ripristino. È nel tempo, spiegano, la differenza con quanto accaduto finora.

Un memorandum firmato nel 2010 impegnava infatti già Roma e Pechino allo scambio di cinque grandi mostre. Da due mesi ha aperto a Oriente ad esempio la quarta, dedicata al design italiano, e curata con la Triennale dell'Arte. Nell'ottobre scorso si era chiusa invece in Cina un'esposizione sulla pittura veneziana con Giorgione, Bellini, Tiziano, Mantegna, Tintoretto, che aveva incantanto 250mila visitatori. In contemporanea a Roma ne scorreva una sulla ceramica medioevale cinese a Palazzo Venezia. Visitatori? Non dichiarati.

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