«È grave che la situazione di Piazza Indipendenza sia stata gestita come un problema connesso all’accoglienza. Non è così: non erano migranti in Italia da pochi giorni, ma persone che hanno lo status di rifugiato nel nostro paese da 5, 10, 15 anni. Il problema è la mancanza di integrazione». A parlare è Sonia Manzi, di Baobab Experience, un’associazione di volontari che si occupa di dare vitto, alloggio e sostegno legale e psicologico ai migranti che arrivano nella Capitale.
Lo sgombero di questa mattina è stato molto violento: cariche, idranti. Perché si è arrivati a questo punto?
«Forse non sarebbero stati teneri neanche ieri, ma la piazza era piena di telecamere e giornalisti. Per questo stamattina l’operazione è scattata alle 6, quando sul posto non c’erano ancora molti media. Ho visto sparare con l’idrante, da distanza assai ravvicinata, in faccia a una donna e a un uomo disabile. Addirittura c’è chi ha sentito un dirigente delle forze dell’ordine incitare i presenti a un applauso per chi sparava con l’acqua. Credo che la violenza di oggi sia dovuta anche al non aver trovato una soluzione prima».
Si è parlato di alloggi in altre zone della città?
«Non è esatto. Le famiglie sarebbero state ospitate in alcune casette fuori Roma, messe a disposizione dalla società proprietaria dello stabile di via Cutratone. Gli altri invece sarebbero stati ospitati in degli Sprar in altre zone della città. Ma erano soluzioni inattuabili».
Per quale motivo?
Prima di tutto perché le famiglie, tutte con bambini piccoli, vivono a Roma da tempo. Mandarle lontano da dove hanno sempre vissuto e lavorato gli avrebbe creato numerosi problemi. Basti pensare che tra qualche giorno iniziano le scuole, a cui i bambini sono già stati iscritti. Quindi l’idea di mandarli lontano da Roma non era delle migliori. Gli altri invece sarebbero stati ospitati in delle strutture solitamente utilizzate per la prima accoglienza di migranti appena arrivati in Italia, a cui sarebbe stato tolto il posto. Adesso tutti a dire che hanno rifiutato le sistemazioni proposte, ma non erano consone, tantomeno dignitose».
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In che modo il Comune di Roma ha provato a risolvere la soluzione?
«Il comune è completamente latitante. Peraltro, fino a ieri, ha negato di sapere dello sgombero: si dicevano sorpresi. A me questo sembra molto strano, anche perché quando è stato effettuato il primo sgombero il 19, le persone sono state portate all’Ufficio Immigrazione di via Patini su dei mezzi dell’Atac su cui era scritto “Servizio speciale”. È veramente poco credibile che l’Atac sapesse dello sgombero e il comune no. Ma non mi sorprenderebbe, a Roma manca tutto: un programma per la prima accoglienza, uno per l’assistenza dei migranti, uno per l’integrazione».