Nel bollettino pubblicato il 21 settembre, la Banca centrale europea conferma la revisione al rialzo della crescita per il 2017. Nell'Eurozona la crescita del Pil nel 2017 sarà del 2,2 per cento (invece dell'1,9 per cento precedente). Buone notizie anche per il mercato del lavoro: «La flessione significativa della disoccupazione dell’area è particolarmente incoraggiante».
Nel documento, la Bce afferma che è stata proprio la tenuta del mercato lavorativo uno dei fattori che ha permesso la ripresa. «L’aumento dell’offerta di lavoro» si legge «proseguito per tutto il periodo della crisi e durante la ripresa, si deve soprattutto ai crescenti tassi di partecipazione al mercato del lavoro di addetti più anziani e delle donne». E non solo: anche i migranti – dicono da Francoforte - hanno avuto un ruolo di primo piano.
Le donne la fanno da padrone. La crescita del tasso occupazionale femminile nel corso della ripresa «è stata più sostenuta, mentre il calo della forza lavoro in piena età lavorativa (tra i 25 ed i 54 anni di età) è stato più contenuto». Questo si deve «alle divergenze esistenti fra il livello di istruzione degli uomini e quello delle donne». Nella popolazione in età lavorativa, la Bce sottolinea che la percentuale di donne con un’istruzione universitaria è più elevata rispetto all’analoga percentuale fra gli uomini. Questa percentuale «ha subito una crescita più pronunciata nel corso degli ultimi dieci anni sia nella popolazione in piena età lavorativa, sia nelle classi d’età più elevate» e rappresenta uno dei fattori principali della crescente partecipazione alla forza lavoro.
Sul tasso di partecipazione femminile «potrebbe aver inciso l’effetto dei “lavoratori aggiuntivi”», ovvero la tendenza da parte delle donne a entrare nel mercato del lavoro quando il proprio compagno perde il lavoro.
Dall’inizio della crisi è diminuito invece il tasso di partecipazione degli uomini in piena età lavorativa «probabilmente per effetto di una flessione ciclica dell’occupazione in settori e professioni tradizionalmente a predominanza maschile», come il settore delle costruzioni e dei lavori poco qualificati. Tuttavia sembra esserci una moderata ripresa che «rispecchia il miglioramento della situazione del mercato del lavoro in questi settori a predominanza maschile».
L’inversione della tendenza ha causato una «minor necessità che le donne partecipino al mercato del lavoro al solo fine di assicurare il reddito famigliare»: durante il periodo della ripresa il tasso di partecipazione delle donne in piena età lavorativa è cresciuto a un ritmo inferiore.
Non solo donne, anche migranti. «Nell’area dell’euro durante la ripresa l’immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa». L’immigrazione a cui la Bce si riferisce è quella dei lavoratori provenenti dai nuovi stati membri dell’Unione europea. Questa forza lavoro ha avuto un effetto considerevole non solo in economie minori dell’area, ma «in particolare in Germania e Italia».