
Furio Colombo dipinge un quadro grottesco e inquietante dell’Italia del 2019. Giornalista giramondo, più volte parlamentare, alla fine degli anni ’90 ha promosso l’istituzione della Giornata della Memoria delle vittime dell’Olocausto: la legge, votata all’unanimità dalle Camere nel 2000, porta il suo nome. «Il nostro Paese non poteva dare le colpe solo alla Germania nazista: la Shoah è stata una tragedia italiana», ricorda. Oggi come allora.
Un Paese cattivo e rancoroso. Vede così nero all’orizzonte?
«Non è il Paese a essersi incattivito, è la politica. Bisogna distinguere le due cose: chi sta al governo si sente onnipotente, tra vecchi motti e logiche oscure. Però gli italiani non sono tutti cattivi, Lega e 5 Stelle non sono lo specchio dell’animo italiano».
Negli ultimi anni però sono aumentati gli atti di odio e di intolleranza contro le minoranze, è un dato di fatto.
«È la conseguenza dell’odio e della violenza propagandata tutti i giorni. Ma sono pochi, al momento, quelli che non si vergognano di tramutare le parole in fatti. Sono frange violente e ignoranti, una minoranza molto rumorosa. Ma la maggior parte del Paese non è con loro. Il loro comportamento mi ricorda quello dei dignitari di corte in “Siddharta”, di Hermann Hesse. Quando il principe deve attraversare le strade del villaggio, ?si organizzano per far scomparire tutti i vecchi, i malati, i brutti, ?i vestiti male, quelli con il colore della pelle sbagliato. Niente doveva sconvolgere il principe, il colpo d’occhio doveva essere degno di lui. È quello che sta facendo il governo con i suoi provvedimenti, che cercano di eliminare tutto ciò ?di cui il Paese non sarebbe “degno”.
Di cosa dovrebbe essere degno il Paese?
«Indicano l’onestà, ma hanno fatto fuori solo chi aveva idee politiche differenti. L’impronta punitiva, che hanno dato a tutto, sembra essere una necessità permanente per Lega ?e 5 Stelle. Che, voglio sottolineare, non sono solo cattivi e punitivi: ma soprattutto tristi».
Perché tristi?
«L’immagine di Di Maio che festeggia sul balcone, una cosa che nessuno aveva più fatto dopo il fascismo, oppure i sorrisoni e i bacioni di Salvini subito prima o dopo eventi drammatici vorrebbero trasformare un’immagine vincente ?e di forza, invece comunicano ?una profonda tristezza».
C’è stato anche chi, dal Senato, ha riportato in auge “il Protocollo dei Savi di Sion”: un falso storico tra le cause dell’Olocausto. Un altro ritorno al passato.
«Un passato che torna anche in tv o al cinema. Ho visto un film appena uscito in sala, che mi ricorda le cose che mi facevano vedere e ascoltare quando ero piccolo, nella scuola fascista degli anni Trenta. Sarebbe stato perfetto per i valori e i principi che trasmette. Ma è del 2019 e nessun critico lo ha stroncato».
E quale sarebbe questo film?
«“Il primo re” di Matteo Rovere».
Il fascismo sta tornando?
«Il fascismo non sta tornando, non ?se ne è mai andato. Come ha scritto Umberto Eco, è eterno. È penoso che i leghisti ne siano ben consapevoli, ma non gliene freghi niente. Sono leghisti perché i diritti degli altri non contano nulla. Il capostipite del partito di Salvini non è Bossi, ma Borghezio: è lui che ha iniettato la cattiveria nella Lega di oggi. Io me lo ricordo nel 1996, quando a Torino girava con le “guardie padane”, quando con le torce andavano a incendiare i giacigli di quelli che allora chiamavano extracomunitari».
Esiste, secondo lei, un antidoto?
«Dobbiamo sperare soprattutto nei ragazzi: non seguano queste persone che fanno a meno di loro senza problemi. Si mettano in gioco, senza paura: devono essere i più giovani a dire basta alla cattiveria. Poi anche gli adulti capiranno che hanno ragione, ?e li seguiranno».