Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, lo ha detto chiaramente: il Climate Action Summit, al Palazzo di Vetro il 23 settembre, cade nel contesto di una «drammatica emergenza climatica». Un’analisi confermata dall’Organizzazione mondiale della Meteorologia, secondo cui gli anni compresi tra il 2015 e il 2019 saranno probabilmente riconosciuti come i cinque più caldi di sempre, e la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è ai massimi storici. Non solo: un nuovo rapporto Onu afferma che l’attuale modello di sviluppo sostenibile, composto da 17 obiettivi messi a punto per assicurare un futuro di prosperità al nostro pianeta, rischia di subire un’involuzione. L’allarme riguarda soprattutto il clima, tredicesimo punto dell’Agenda 2030. E non è un caso che proprio 17, ciascuno in rappresentanza di un obiettivo, fossero i velieri che hanno accompagnato lo sbarco nel porto di New York di Greta Thunberg, 16enne svedese divenuta simbolo della lotta al climate change.
Lo scopo del Summit sarà quello di ottenere un impegno concreto per mantenere l’innalzamento della temperatura globale entro il limite di 1,5 gradi Celsius, per ridurre le emissioni di CO2 del 45 per cento entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. Il tutto, in vista del termine del 2020 fissato dagli accordi di Parigi, entro cui gli Stati dovranno presentare i propri piani per il clima aggiornati. E a spingere in questo senso al vertice, a fianco di leader mondiali, autorità locali, organizzazioni internazionali e rappresentanti del settore privato e della società civile, vi saranno alcuni giovani attivisti, scelti tra i circa 600 invitati a partecipare allo Youth Climate Summit dell’Onu di sabato 21. Tale piattaforma è stata pensata per consentire ai “campioni del clima” di nuova generazione di presentare le proprie raccomandazioni. Tra questi, naturalmente, la stessa Greta.
Ma è soprattutto fuori dal Palazzo di Vetro che i giovani stanno facendo sentire la propria voce. Dal suo approdo a New York a bordo della Malizia II, barca a vela a emissioni zero, la 16enne svedese è stata protagonista di una manifestazione davanti alle Nazioni Unite, di un sit-in di fronte alla Casa Bianca e del Global Climate Strike del 20 settembre. E almeno fino al 27, la settimana del clima vedrà una mobilitazione globale senza precedenti.
“Fridays For Future” ha contato più di 3000 azioni programmate in 117 Paesi. Occhi puntati sugli Stati Uniti, che, ha sottolineato Greta, «hanno la responsabilità morale» di guidare il movimento. Attesa una partecipazione di 10 volte superiore a quella registrata a marzo e maggio, con più di 140 città aderenti. E in previsione del Global Climate Strike di venerdì scorso, il Dipartimento dell’Istruzione di New York ha deciso di tollerare l’assenza degli studenti che hanno marciato per il clima.
Tante le organizzazioni impegnate nella mobilitazione, coordinate dal network di giovani leader “Future Coalition”. Tra queste, “Zero Hour”, fondata nel 2017 dalla 16enne Jamie Margolin a partire da un ristretto gruppo di amici. Altri due volti della lotta al climate change negli Usa, al fianco di Greta durante la sua recente visita alle Nazioni Unite, la 17enne Xiye Bastida, di “Fridays For Future NYC”, e Alexandria Villaseñor, che a 14 anni è già fondatrice di “Earth Uprising”. Tra i più noti giovani attivisti americani c’è anche la 16enne Isra Hirsi, che un anno fa ha lanciato la Youth Climate Strike Coalition. Sulla lista di richieste presentate dal suo movimento, una transizione completa alle energie rinnovabili entro il 2030, lo stop ai permessi per l’estrazione di combustibili fossili, la protezione delle comunità a rischio, degli indigeni e della biodiversità.
Le azioni programmate, sostenute da organizzazioni come 350.org e Greenpeace, comprendono performance di protesta, die-in (sit-in in cui viene simulata la morte dei manifestanti), assemblee pubbliche, concerti ed eventi come #BellForFuture, #TreesForFuture, #ScientistsForFuture e #BikeStrikes. L’auspicio è che la voce delle nuove generazioni giunga forte e chiara ai leader riuniti alle Nazioni Unite per la settimana dell’Assemblea Generale. Per usare le parole di Bastida, «la protezione dell’ambiente (…) dovrebbe essere parte della nostra cultura. I giovani stanno lavorando per questo; ora serve che tutti si uniscano a noi».