Una schiera di migranti in arrivo dall’Africa appena approdati sulla costa siciliana. Sono loro “Il capitale umano” a cui è dedicata la copertina del nuovo numero de L’Espresso. È uno sbarco di quelli che la destra da anni giura di voler fermare con qualsiasi mezzo. Ma c’è un problema: gli imprenditori del Nord hanno bisogno di lavoratori. Gli italiani non bastano ma la Bossi-Fini impedisce l’immigrazione legale. E i vincitori delle elezioni sono a un bivio: allargare le maglie della legge per non scontentare gli industriali o continuare ad agitare lo spauracchio dell’immigrazione per tener vive le promesse fatte agli elettori?
Alle industrie mancano il 40 per cento degli operai che vorrebbero assumere, calcola un’inchiesta di Gloria Riva, mentre Bruno Manfellotto denuncia una legge sbagliata che favorisce il lavoro nero. E mentre Susanna Turco annuncia che in Parlamento è già pronto un gruppo di “responsabili” pronti a sostenere il governo Meloni se la litigiosità di questi giorni dovesse fargli rischiare una fine prematura, Lirio Abbate nel suo editoriale nota che il dilemma sui migranti è lo specchio delle contraddizioni della destra. E Michela Murgia denuncia i leghisti devoti che invocano il nome di Papa Francesco ma fanno il contrario di quello che lui dice.
Antonio Fraschilla e Chiara Sgreccia denunciano la mafia dei pascoli abruzzesi, dove la criminalità organizzata monopolizza terreni per lucrare sugli aiuti europei. Alessandro Longo racconta potenzialità e pericoli dei fondi del Pnrr in arrivo per finanziare la digitalizzazione del Paese mentre Emilio Cozzi annuncia due progetti europei per produrre energia solare con impianti in orbita.
Per l’economia, Alberto Stabile spiega perché i grandi produttori arabi di petrolio si ribellano agli Usa in nome del prezzo del petrolio, e Vittorio Malagutti racconta la catena di errori che ha portato sull’orlo del fallimento un colosso bancario mondiale come il Credit Suisse.
Si parla di democrazia europea (Stefan Seidendorf), di giochi di potere in Cina (Federica Bianchi), della cometa Liz Truss nel Regno Unito (di Eugenio Occorsio), delle elezioni in arrivo in Israele (Gigi Riva) e di quelle americane, che sono diventate un referendum tra il presidente in carica e l’inossidabile Trump (Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni). Luciana Grosso denuncia la crisi del Pentagono, che sembra rimasto al tempo della Guerra fredda, Sabrina Pisu invece intervista un’attivista iraniana sopravvissuta alle torture.
A Kiev si organizzano spettacoli non solo per distrarsi ma per finanziare la ricostruzione (di Ludovico Tallarita), e mentre Federico Varese spiega come la mafia russa controlli ogni aspetto della società, la giornalista ucraina Nataliya Kudryk invita i pacifisti italiani a prendere posizione contro la Russia con più decisione di quanto hanno fatto finora.
E L’Espresso chiude con una lunga intervista di Stefano Vastano a Jonathan Franzen, un dialogo di Francesca De Sanctis con Stefano Fresi e un ritratto di Eugenio Barba firmato da Andrea Porcheddu. Emanuele Coen racconta le nuove vie dell’arte del sommelier, Fabiana Martini spiega perché la violenza sulle donne ha radici nella preistoria, Paolo Biondani torna sui fili che legano Eugenio Cefis ed Enrico Mattei a Pier Paolo Pasolini.
Matteo Fagotto racconta come in Marocco la differenziazione delle colture ferma la desertificazione. Roberto Orlando fa il punto sulla rovina del cimitero genovese di Staglieno mentre Maurizio Franco rievoca l’epopea degli immigrati romagnoli socialisti che bonificarono Ostia e dintorni. E Angiola Codacci- Pisanelli mette in fila le coincidenze che fanno di Tutankhamon un antico Forrest Gump.
In ultima pagina Barbara Alberti debutta con la sua rubrica “Dispetti divini” e indica la radice della pericolosa incomprensione tra uomini e donne nel contrasto tra erezione e orgasmo.