Gli orfani delle vittime di femminicidio sono il lato invisibile della tragedia

orfani di femminicidio
orfani di femminicidio

In più di un caso su tre i minori erano presenti nel momento della violenza, subendo un impatto psicologico devastante. L'associazione "Con i Bambini" avvia un’inchiesta su un fenomeno poco conosciuto e senza sostegno. Di cui mancano anche i dati ufficiali

Non ci sono dati ufficiali su quanti siano gli orfani di femminicidio in Italia. E, di conseguenza,  neanche un organo istituzionale e una procedura condivisa pensati per garantire la necessaria tutela a chi è orfano due volte. Perché la perdita della madre per mano del partner significa anche che l’altro genitore non ha più contatti con il minore che, quando acquisisce consapevolezza dell’accaduto, quasi sempre non vuole più vederlo.

 

«A crescere gli orfani di femminicidio di solito sono i parenti: nonni, zii, che però, nei fatti, non godono ancora di costanti azioni di prossimità che le politiche pubbliche si ripromettono da tempo di attuare. Così vengono lasciati soli ad affrontare un dramma così grande che ha bisogno di un’attenzione specializzata, di supporto burocratico, economico, organizzativo, legale. E poi c’è la vita che deve ricominciare: gli studi, il lavoro e la necessità di curare una ferita profonda», spiega Marco Rossi Doria, presidente dell’impresa sociale Con i Bambini, che grazie al Fondo di contrasto della povertà educativa segue concretamente i ragazzi e i bambini rimasti orfani a causa dell’uccisione della madre. Sperimentando, così, un modello di intervento che potrà servire ai decisori pubblici per elaborare azioni concrete e condivise. E che rappresenta anche la prima vera inchiesta conoscitiva sul fenomeno.

 

Gli «orfani speciali» soltanto nel sud Italia sarebbero 305 secondo le stime emerse durante una tavola rotonda che si è tenuta a Napoli la scorsa settimana nell’ambito del progetto “Respiro” - Rete di Sostegno per Percorsi di Inclusione e Resilienza con gli orfani speciali, selezionato e finanziato da Con i Bambini. 

 

Sono stati individuati «facendo un lavoro alla vecchia maniera: abbiamo passato mesi sui giornali a leggere tutti i fatti di cronaca degli ultimi 15 anni. Di questi 305 orfani individuati, per 100 abbiamo avviato la presa in carico, dopo aver fatto un’analisi dei bisogni; per altri 123 abbiamo per il momento solo avviato i contatti; gli ultimi 82 invece sono stati soltanto individuati», ha spiegato al Redattore Sociale Fedele Salvatore, presidente di Irene 95 la cooperativa capofila del progetto.

 

Per il 74 per cento dei beneficiari l’età di ingresso nel progetto è tra i 7-17 anni, per il 17 per cento tra 18-21 anni. Per il rimanente 8 per cento l’età è inferiore a 6 anni. Il 95 per cento ha la cittadinanza italiana. Nel 36 per cento dei casi i bambini erano presenti nel momento della violenza. «Con conseguenze che condizionano ancor più pesantemente gran parte della vita del minore. L’impatto psicologico devastante origina una vera e propria sindrome denominata child traumatic grief. Il bambino, sopraffatto dalla sofferenza e dalla reazione al trauma, diviene incapace di elaborare il lutto, trovandosi intrappolato in uno stato di dolore cronico», spiegano gli esperti durante la conferenza stampa per fare un punto su chi si occupa dei bambini dopo la morte della madre, in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

Per inquadrare il fenomeno vanno presi in considerazione anche i fattori che caratterizzavano la vita dei ragazzi prima del femminicidio. Gran parte dei nuclei familiari, ovvero il 65 per cento, non era in carico ai servizi sociali prima dell'evento, nonostante la presenza di elementi di vulnerabilità sia frequente. Tra i più comuni: familiari con dipendenze da sostanze o alcol e con provvedimenti giudiziari prevalentemente di natura penale.

 

«Il lavoro di Con i Bambini mira a sviluppare un modello flessibile e personalizzato di intervento multidisciplinare sistemico a sostegno degli orfani speciali», spiega Rossi Doria. Che si struttura attraverso la costruzione di una rete affettiva e relazionale che sostenga gli orfani nella loro crescita. Il favorire la creazione di un supporto solido per gli affidatari insieme ad associazioni, terzo settore e attori della società civile. E grazie all’attivazione di sistemi per l’intercettazione precoce del rischio di violenza domestica: «Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha assunto la responsabilità di mettersi accanto e accompagnare passo passo questi ragazzi nel migliorare la propria vita e avere una opportunità di elaborazione, per quanto possibile, di un evento inconsolabile e di crescita».

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