Sono gli studenti a farsi portavoce della lotta ai tabù legati alle mestruazioni: «Un primo passo per la lotta ai tabù legati alle mestruazioni. Speriamo che l’iniziativa diventi nazionale e coinvolga anche il mondo del lavoro»

Un permesso retribuito di tre giorni al mese durante il ciclo mestruale. Che potrà arrivare fino a cinque se le mestruazioni sono particolarmente dolorose o invalidanti. In Spagna è una norma già approvata dal Congresso, per tutelare le lavoratrici. In Italia, invece, la battaglia per garantire il congedo mestruale parte dalla scuola: «dalle proposte dei singoli istituti, per adesso. Anche se, l’obiettivo è di istituzionalizzare l’iniziativa a livello prima regionale e poi nazionale, come sta succedendo», spiega Tullia Nargiso, della Rete degli studenti medi.

Il primo istituto a fare in modo che l’assenza a causa del ciclo non fosse conteggiata nel monte ore annuale che determina la validità dell’anno scolastico è stato il Liceo artistico Nervi-Severini di Ravenna, lo scorso dicembre. «È una piccola cosa, ma il senso è sempre quello di realizzare l’inclusione attraverso l'ascolto degli studenti, facendoli sentire compresi per i problemi che hanno, per quello che sono, rendendoli protagonisti della vita scolastica che li fa crescere anche come cittadini», aveva dichiarato il preside Gianluca Dradi. Che ha accolto la richiesta portata avanti dai suoi alunni grazie alle testimonianze di alcune studentesse che per i dolori dovuti alle mestruazioni facevano assenze fino a quel momento conteggiate al pari delle altre.

Dal 15 febbraio anche all’istituto alberghiero Beccari di Torino il congedo mestruale è diventato una realtà: due giorni al mese senza la necessità del certificato medico, secondo quanto dichiara il dirigente scolastico Pietro Rapisarda: «Vogliamo riconoscere alle donne la possibilità di autodeterminare la gestione del proprio corpo. Non richiediamo il certificato medico perché crediamo che il ciclo vada riconosciuto come aspetto naturale della vita della donna e non che sia una malattia».

Nargiso spiega che dopo che il Consiglio d’Istituto del Liceo artistico di Ravenna ha approvato una modifica al Regolamento per riconoscere il congedo mestruale, molte altre scuole in tutto il Paese hanno deciso di procedere nella stessa direzione: «e lo stanno facendo. Presto anche altri istituti si aggiungeranno all’elenco. Noi come associazione studentesca abbiamo dato vita a un documento per spiegare ai rappresentanti di istituto come fare per far approvare la deroga dal numero delle assenze per le persone affette da dismenorrea o patologie legate al ciclo mestruale. È molto più semplice di quello che si crede».

La Rete degli studenti medi anche per le elezioni regionali del Lazio aveva redatto un manifesto con l’obiettivo di sensibilizzare i candidati sul tema del congedo mestruale. Affinché non resti solo una battaglia degli studenti ma si formi una spinta a livello regionale per istituzionalizzarla. «Perché si tratta di civiltà. Introdurre il congedo mestruale dentro le scuole è il primo passo per la lotta ai tabù legati alle mestruazioni e per garantire pari diritti e opportunità. Ma deve allargarsi anche al mondo del lavoro», conclude Nargiso. Perché, come era scritto in una proposta di legge per istituire il congedo per dismenorrea presentata alla Camera nel 2016: «Le donne che soffrono durante il ciclo mestruale sono tra il 60 e il 90 percento. E questo causa tassi di assenteismo che vanno dal 13 al 51 percento a scuola e dal 5 al 15 percento sul lavoro». Sono dati che non possono essere ignorati.

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