La qualità dell’aria della pianura Padana passa per Bruxelles e Siviglia, sede dei centri che studiano la situazione ambientale a livello europeo. Dei continui allarmi per i veleni respirati quotidianamente dagli abitanti delle città padane abbiamo parlato con Alberto González Ortiz, del gruppo per lo studio di inquinamento atmosferico, ambiente e salute presso l’Agenzia europea per l’ambiente.
Dopo ogni allarme per l’inquinamento urbano si assiste alla stessa reazione: gli ambientalisti chiedono sempre misure che riguardano i comportamenti delle persone e non l’inquinamento industriale. Ma le industrie non sono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico?
«A livello europeo vediamo che le industrie sono ancora la seconda fonte più importante di emissioni di particolato, le particelle minuscole che vanno nei polmoni e nel sangue e sono considerate le emissioni più pericolose per la salute. E sono anche il terzo emittente di ossidi di azoto (il più importante è il traffico), la seconda fonte di monossido di carbonio e anche la principale fonte di quei composti organici volatili che hanno un ruolo nella formazione dell’ozono. Anche se la quantità di emissioni è diminuita, e anche se le industrie stanno andando nella strada giusta, sono ancora molto importanti come fonti dell’inquinamento atmosferico».
È un settore regolato a livello europeo?
«Le emissioni industriali sono regolate da una direttiva europea: questa legislazione si basa sulle BAT, le “best available teqnique” per ridurre le sostanze dannose, e queste indicazioni distinguono tra gli impianti destinati a diverse produzioni. Quelli che emettono più inquinanti, per poter lavorare hanno bisogno di autorizzazioni più restrittive da parte delle autorità, devono sottostare a obblighi specifici che dipendono dall’attività e dalla quantità di emissioni che si rischia di produrre».
Quindi è per questo che gli ambientalisti finiscono per chiedere una stretta sui comportamenti personali dei cittadini (uso dei trasporti pubblici, limitazioni al riscaldamento e simili) invece di pretendere minore inquinamento industriale…
«Quando gli attivisti chiedono interventi alle autorità locali non possono incidere sulle industrie, che sono controllate dall’autorità regionale o statale attraverso l’applicazione in ogni Paese della direttiva europea sulle emissioni industriali. Invece per esempio per quanto riguarda le auto un sindaco può stabilire una “low emission zone” riducendo il traffico in alcuni quartieri, o può decidere di cambiare la flotta dei trasporti pubblici per renderli meno inquinanti. Queste sono azioni che possono essere prese dalle municipalità o dalla regione, mentre per le industrie vige la legislazione nazionale ed europea».
E dopo i questi permessi, sono previsti controlli regolari?
«Certo, e oltre tutto i limiti di inquinamento consentiti vengono rivisti costantemente al ribasso. In questi casi, è previsto un periodo di transizione: come succede in tutti gli altri campi, per esempio per gli impianti di riscaldamento, quando le leggi diventano più restrittive c’è un periodo di tolleranza che consente di adeguare gli impianti».
Sul sito della Eea si legge che l’uso delle BAT potrebbe abbassare le emissioni in maniera consistente: «Meno 81 per cento in diossido di zolfo, meno 82% di particelle, meno 79 per cento ossido di azoto». Questi numeri, però, si riferiscono alla situazione com’è ora o al potenziale di inquinamento delle industrie?
«Per quanto posso dire io, come esperto della qualità dell’aria, le BAT dipendono anche dalle industrie diverse alle quali può essere applicata la metodologia più aggiornata, ma tengono in considerazione anche la possibilità economica di applicarla. Perché può esserci una tecnologia molto buona che però sarebbe troppo costosa per le industrie. Le BAT in particolare sono stabilite da una istituzione europea, il Joint Research Centre di Siviglia. Ci sono cinque sedi distribuite in Europa (uno è l’Ispra, nella pianura piadana) e quello di Siviglia tiene conto dei processi propri alle diverse industrie: è diverso se l’industria è una fonderia, o un impianto di combustione, o una manifattura. A seconda delle caratteristiche della produzione, si analizzano le tecniche di controllo delle emissioni e si arriva a stabilire quali sono le BAT, cioè qual è lo stato dell’arte delle metodologie per ridurre le emissioni, tenendo però in conto la praticabilità economica: l’applicazione della BAT non deve richiedere spese insostenibili».
Il particolato è prodotto anche dai camion. L’Italia è in ritardo sul trasporto via treno, quasi tutto quello che riguarda le industrie nella pianura padana è trasportato con i camion. Quanto può influire questo sull’inquinamento atmosferico?
«Il trasporto su strada è la terza fonte di particolato fine, PM25: la principale fonte a livello europeo è la combustione domestica per riscaldamento, e penso che questo valga anche nella valle del Po perché ci sono singole abitazioni che usano impianti di riscaldamento piccoli. Poi viene l’industria e infine il trasporto su strada. Il trasporto contribuisce prima di tutto con le emissioni, i gas che vengono dal combustibile, ma altre fonti di inquinamento sono il consumo delle ruote, l’attrito con l’asfalto e altre particelle che derivano dal semplice fatto che il veicolo corre sulla strada. Quindi il fatto di spostare il trasporto di merci su altri mezzi – per via fluviale, treno o veicoli elettrici - ridurrebbe la quantità di particolato e non solo: anche del diossido di azoto, che è un importante inquinante soprattutto nelle zone cittadine in cui c’è molto traffico e contribuisce a molte malattie respiratorie. Quindi promuovere il trasporto via treno aiuterebbe sicuramente la qualità dell’aria. Quando ci sono molti camion e molte emissioni, le opzioni per ridurre l’inquinamento sono due: o rendi i veicoli più efficienti in modo che emettano meno veleni, oppure fai in modo di diminuire il numero dei veicoli. Per avere meno camion e meno automobili private devi promuovere altri mezzi di trasporto: un autobus è più efficiente di 40 auto private, un treno è più efficiente di 100 camion. Sono misure che riducono le emissioni di questo specifico settore».
Anche la costruzione di ferrovie servirebbe, questo però dipende dallo Stato…
«I collegamenti ferroviari non vengono decisi a livello delle singole città, ma qualcosa si può fare anche a livello urbano: bandire i camion dalle “low emission zone”, o stabilire orari limitati in cui camion e furgoni possono entrare in centro per le consegne. In questo modo scegli orari in cui ci sono meno persone per la strada: anche se i camion sono a benzina o a gasolio, in questo modo riesci a limitare il numero di persone che sono esposte all’aria inquinata».