Diritti negati

I genitori di adolescenti transgender scrivono all'Europa: «Il governo mette a rischio le vite dei nostri figli»

Un documento firmato da oltre 250 persone, attraverso le associazioni Agedo e Arcigay, per difendere l'operato dell'ospedale Careggi finito nel mirino della Destra perché centro di eccellenza per i percorsi di affermazione di genere: «Le pieghe che questa azione sta prendendo sono molto pericolose. È inaccettabile»

di Simone Alliva   8 febbraio 2024

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"I bloccanti prescritti agli adolescenti come caramelle". "I ragazzi costretti a cambiare sesso dai genitori". Ma anche "il genitore non accetta un figlio gay e quindi lo spinge alla transizione". Travolti da una disinformazione capillare e strumentale, 259 genitori di adolescenti trans, insieme alle associazioni Arcigay e Agedo (genitori persone lesbiche, gay, bisessuali, trans*) hanno inviato una lettera a diversi esponenti delle istituzioni europee, politiche e scientifiche, per esplicitare le preoccupazioni delle famiglie in merito alle speculazioni politiche a seguito della bagarre che ha investito i percorsi di affermazione di genere delle persone transgender. 

 

Una guerra politica e antiscientifica, già raccontata sulle pagine de L'Espresso, che si combatte sulla pelle delle giovani persone transgender. Guerra scatenata dal Governo e che prende di mira l'Ospedale Careggi Di Firenze (centro di riferimento in Italia per i percorsi di affermazione di genere delle persone adolescenti) dopo un'interrogazione parlamentare del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri rivolta al ministro della Salute Orazio Schillaci. Nell'interrogazione si chiedeva di verifiche l’uso negli adolescenti trans dei bloccanti che sospendono lo sviluppo puberale. Per Gasparri all’Ospedale di Firenze «non viene fornita assistenza psicoterapeutica e psichiatrica». Un sospetto che ha portato il ministro a ispezionare il Careggi. 

 

La notiziea dell'ispezione ha portato a una grandinata di insulti e minacce rivolte ai genitori dei giovani con incongruenza di genere. “Cancro al Careggi. Stupri a tutti. Forza fascisti. Crepate falsi figli di puttana, froci fascisti” , si legge in una mail ricevuta da una famiglia di una persona transgender. Arcigay e Agedo, già a fine gennaio, si erano rivolti al Ministro della Salute Orazio Schillaci, al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e all'Assessore alla Salute della Toscana Simone Bezzini. Con scarso successo: per questo adesso la missiva è stata inoltrata ai vertici delle istituzioni europee in modo da informarli dei fatti e per chiedere un intervento affinché vengano bloccate queste iniziative contro le persone transgender, in questo particolare caso, minorenni. Abbandonate e nel mirino di una politica di governo che punta al consenso e ignora la scienza, le associazioni chiedono di garantire loro servizi sanitari e non, che possano accompagnarli nel difficile percorso di affermazione di genere e di impegnarsi a sollecitare la stampa a una comunicazione più corretta e slegata da pregiudizi.

 

Nella lettera rivolta all'Ue i dubbi e le paure seminate dal senatore Gasparri, alimentate dai media di destra, vengono smentiti dalla vita delle famiglie seguite dall'ospedale che, nel ribaltamento di uno schema tradizionale del nostro Paese, non denunciano casi di malasanità ma si dicono protette dal sistema sanitario. «Sui giornali si afferma che “la missione non ha alcun intento punitivo”, ma cos’altro può essere? Le accuse a un medico hanno senso se si è creato un danno a una persona. Qui invece si sta cercando in modo inquisitorio l’errore per ragioni politiche sulla pelle delle nostre famiglie e delle persone più giovani che invece dovrebbero essere quelle che più stanno a cuore a uno Stato democratico». La difesa nei confronti del personale ospedaliero che da anni è specializzato in salute transgender è netta. «Grazie all’operato di due delle persone più esperte sull’argomento a livello mondiale, la Dottoressa Fisher e la Dottoressa Ristori, che hanno sempre seguito le raccomandazioni internazionali con particolare attenzione alle evidenze scientifiche», scrivono.

 

Madri e padri che in calce firmano con nome e cognome illuminano una guerra anti-scientifica, diffusa e ad arte coltivata: «Il diritto all’assistenza psico-socio-sanitaria erogata da un centro di eccellenza del servizio pubblico come il centro dell’ospedale Careggi viene messa a rischio sulla base di posizioni anti-scientifiche e, sulla stampa, cresce la diffusione di informazioni manipolate e false» spiegano Arcigay e Agedo. «Tutto ciò è contrario ai principi della Costituzione italiana e in contrasto con i Trattati fondativi dell'Unione europea, essendo violata la dignità e la salute delle persone, in questo caso, transgender. Le discriminazioni e le limitazioni all'accesso ai servizi sanitari che si producono sono contrari agli obiettivi generali in materia di salute e giustizia dell'Unione europea».

 

La lettera racconta le difficoltà dei genitori di fronte a un sistema sanitario spesso impreparato sull'incongruenza di genere: «Tutte noi famiglie da sole negli anni abbiamo dovuto capire che cosa stesse succedendo alle nostre creature perché l’Italia è notoriamente fanalino di coda riguardo ai diritti delle persone transgender che sono totalmente invisibili e prive di diritti. Abbiamo dovuto fare ricerche all’estero e confrontarci tra di noi per capire come fosse meglio agire. Lo Stato non è mai stato presente» scrivono nella lettera inoltrata agli europarlamentari Kim van Sparrentak e Marc Angel co-presidenti dell'intergruppo LGBT, Fabio Massimo Castaldo vice presidente dello stesso intergruppo, Constantinos Manolopoulos direttore ad interim della Agenzia per i Diritti Fondamentali, Helena Dalli Commissaria UE per l'uguaglianza, Paolo Gentiloni Commissario UE Italiano, Stella Kyriakides commissaria Ue per la Salute, all'ufficio della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, a Roberta Metsola Presidente del Parlamento Europeo, a Dunja Mijatović commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa e a Gabriella Calleja consigliere politico del Consiglio d'Europa. 

 

«Pretendiamo che si smetta di mettere a rischio le vite dei nostri figli e delle nostre figlie sia a livello sanitario che a livello sociale poiché le pieghe che questa azione sta prendendo sono molto pericolose. È inaccettabile che una interrogazione e un’ispezione espongano in questo modo delle giovani persone e mettano a rischio le vite di famiglie che non hanno fatto nulla tranne che tutelare il benessere dei propri figlie e delle proprie figlie».

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