Il 2 aprile 2005 moriva a Roma uno dei papi più amati della storia contemporanea, una figura mediatica senza precedenti che ha influenzato politica e società. Atletico, sorridente, viaggiatore instancabile, Giovanni Paolo II ha raccolto fin dal giorno della sua elezione un grande riscontro di “pubblico”. Rispetto al pontefice che lo aveva preceduto, decisamente meno incline al protagonismo, Karol Wojtyła dimostrò una presenza scenica eccezionale, una notevole nonchalance con i media che gli consentì di traghettare il papato nella modernità.
La carriera da attore
Le sue doti comunicative arrivano forse dal suo passato da attore: la sua carriera teatrale, seppur breve, non è un mistero. Esordisce con il "teatro della parola", un'attività che inizia sotto la guida del suo insegnante Mieczysław Kotlarczyk e che continua anche dopo l'invasione tedesca della Polonia. Durante la guerra, Wojtyła e Kotlarczyk si rifugiano a Cracovia, dove organizzano prove teatrali clandestine in un seminterrato. Lo stesso pontefice ne parla nella sua autobiografia Dono e mistero: “Era un teatro molto semplice. La parte scenica e decorativa era ridotta al minimo; l’impegno si concentrava essenzialmente nella recitazione del testo poetico”. Il seminterrato di via Tyniecka a Cracovia diviene un luogo di ritrovo segreto per attori e registi. Le prove teatrali clandestine si svolgono il mercoledì e il sabato, in una cucina gelida illuminata da una candela, dove i partecipanti, temendo irruzioni naziste, arrivano in silenzio. Durante quegli anni, molti degli amici di Wojtyła erano certi che sarebbe diventato un grande attore e regista. Evidentemente, i suoi progetti erano diversi. Dalla scuola di teatro clandestina Wojtyla passa a un seminario - anch’esso clandestino - nel 1942. Due anni dopo finisce sotto le ruote di un camion, trauma cranico e una spalla lussata, ma la sua vocazione non vacilla. Abbandonata definitivamente la carriera d’attore, il giovane sacerdote si dedica a una carriera fulminante: nel ’58 diventa vescovo ausiliario di Cracovia, nel ’64 arcivescovo, nel 1967 è già cardinale. L’anticomunismo come leitmotiv della sua pastorale: negli anni polacchi arriva a far pubblicare sul giornale diocesano persino "Lettera a un bambino mai nato" dell’indomabile Oriana Fallaci, libro proibito dal regime Comunista. La Fallaci non gradisce, non tollera che il suo libro venga usato dalla propaganda cattolica, scrive al giovane cardinale protestando, Wojtyla ignora le proteste e va avanti con la pubblicazione.
Gli anni Ottanta, fra scandali e misteri mariani
Il suo pontificato inizia nel 1978, in un'Italia ancora depressa dagli anni di piombo ma subito pronta a tuffarsi nei frizzanti anni Ottanta senza troppi rimpianti. Il comunismo comincia a dare segni di stanchezza, Giovanni Paolo II si dedica anima e corpo a infliggere le ultime picconate. L’aereo papale vola in giro per il mondo, ovunque vada c’è una telecamera pronta a immortalare le sue battute e i suoi modi semplici. Eppure, il decennio non inizia con i migliori auspici: la mattina del 13 maggio 1981 Ali Ağca gli spara due colpi di pistola in mezzo alla folla raccolta in piazza San Pietro. Il Papa si salva per miracolo. Non si riusciranno mai a chiarire le intenzioni dell’attentatore turco, di sicuro il tentato omicidio diventa un grande racconto mediatico fra spionaggio e profezie mariane. Il Pontefice decide di incontrare il suo attentatore in carcere: il colloquio rimane privato, ma nel frattempo le fotocamere di tutto il mondo scattano la foto del Papa insieme all’attentatore, verosimilmente, pentito. Solo nel 2000 la Chiesa Cattolica rende pubblico il testo del terzo segreto di Fatima che, secondo l’interpretazione ufficiali, faceva riferimento proprio all’attentato in Piazza San Pietro. Lo scandalo del Banco Ambrosiano non scalfisce più di tanto la sua popolarità, sebbene Roberto Calvi, il banchiere di Dio, viene ritrovato impiccato a Londra la mattina del 18 giugno 1982. L’anno successivo una nuova ombra si addensa sul Vaticano, la giovane cittadina Emanuela Orlandi sparisce nel nulla lasciando dietro di sé una scia misteri. Il ruolo del Vaticano in questa sparizione è sempre stato oggetto di illazioni da parte della stampa e sedicenti pentiti. Il caso rimane un mistero.
Il papa sciatore: la gita con il Presidente Pertini
La mattina del 16 luglio del 1984, un elicottero atterra all’improvviso al rifugio delle Lobbie sull’Adamello. I due passeggeri sono Papa Giovanni Paolo II e il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Le foto del Papa alpinista fanno il giro del mondo, doveva trattarsi di un viaggio privato, Pertini non fa in tempo a tornare al Quirinale che subito fa emettere una nota stampa. Con i giornalisti commenta di aver passato “una giornata stupenda ed esaltante col mio amico Wojtyła”.
Il legame con i giovani: apertura e rigidità
“Sentinelle del mattino”: con questa espressione Giovanni Paolo II si appella ai ragazzi durante lo storico Giubileo del 2000. Wojtyła è il papa dei giovani: balla e canta con loro, sa come entrare in contatto con le nuove generazioni. Certamente non gli vengono risparmiate delle critiche, il suo è un papato “comunicativo” ma, per quello che può significare, conservatore: le accuse di copertura nei confronti dei preti pedofili, la condanna dell’omosessualità, il sostegno alle dittature di destra, la propaganda anti-condom nel momento in cui l’Hiv dilaga in Africa. Nonostante ciò, una folla di oltre tre milioni di persone, fra i quali tanti giovani provenienti da tutto il mondo, si reca a Roma per i suoi funerali l’8 aprile 2005. Quella data segna l’uscita di scena del primo papa “mediatico” della storia.