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29 agosto, 2025Articoli correlati
Il 29 agosto del 1991 veniva freddato da quattro colpi di pistola. Aveva fatto un gesto semplice quanto sovversivo: aveva detto no al racket
Aveva solo una "colpa", Libero Grassi: rifiutarsi di pagare il pizzo. Per quei “no” gridati ai capibastone di Cosa Nostra ci ha rimesso la vita. Il 29 agosto di 34 anni fa, Libero — un nome che parla da sé — era uscito come tutte le mattine per recarsi a lavoro nella propria azienda tessile, la Sigma. Ma alle 7:30 lo aspettava un commando composto da Salvino Madonia e Marco Favaloro, del clan dei Madonia. Lo freddarono con quattro colpi di pistola alle spalle.
La firma sulla sua “condanna a morte” la mette probabilmente qualche mese prima, a gennaio del 1991, sul Giornale di Sicilia. Libero Grassi aveva fatto un gesto semplice quanto sovversivo, nella Sicilia degli anni Novanta: aveva detto no al racket. “Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere. Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo”, scriveva. Ma perché non paga? “Perché non mi piace pagare, è una rinunzia alla mia di dignità di imprenditore”, rispondeva ad aprile dello stesso anno a Michele Santoro, ospite della trasmissione Samarcanda.
Una denuncia, quella fatta da Libero Grassi, che finì per isolarlo. Confindustria Sicilia lo accusò di volersi fare pubblicità. Un’accoglienza che contribuì a creare quel contesto perfetto, come spesso accade nel caso delle vittime di mafia, per farlo fuori. Fu “una bella soddisfazione per me, ma anche qualche delusione — ricordava l’imprenditore in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera all’indomani della sua morte —. Il presidente provinciale dell'Associazione industriali, Salvatore Cozzo, dichiarò che avevo fatto troppo chiasso. Una 'tamurriata' come si dice qui”.
Sul manifesto affisso dai figli, si legge: “Il 29 agosto 1991 qui è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall'omertà dell'associazione degli industriali, dall'indifferenza dei partiti, dall'assenza dello Stato”.
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