Attualità
15 gennaio, 2026Chiesti 140 mila euro di risarcimento per danni morali. La Cedu non incolpa gli agenti intervenuti quella sera: "Le linee guida dell'epoca non avevano indicazioni chiare"
La Cedu condanna l’Italia per il caso del “George Floyd” di Firenze. Sono passati quasi 12 anni dalla scomparsa di Riccardo Magherini, il piccolo imprenditore toscano morto per arresto cardiaco la notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 dopo essere stato immobilizzato e atterrato dai carabinieri. Una faccenda dai contorni opachi, che ha spinto - nel 2022 - la Corte europea dei diritti dell’uomo a chiedere di fare chiarezza, dopo l’assoluzione dei tre agenti da parte della Cassazione. Sono stati i familiari di Riccardo - in primis il fratello Andrea e il padre Guido - ad opporsi al verdetto. Il legale che ha seguito la vicenda è Fabio Anselmo, lo stesso che ha assistito la famiglia Cucchi.
La condanna della Cedu
È arrivata oggi, giovedì 15 gennaio, a 12 anni da quella notte, la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nella sentenza i giudici affermano che lo Stato italiano è responsabile del decesso perché non c'era "l'assoluta necessità" di mantenere Riccardo Magherini immobilizzato a terra. La Corte non è entrata nel merito né della responsabilità dei Carabinieri né della loro assoluzione al termine del procedimento italiano. Secondo i magistrati di Strasburgo, le “linee guida in vigore all'epoca non contenevano istruzioni chiare e adeguate sul posizionamento delle persone in posizione prona al fine di ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita” e "mancava la formazione degli agenti delle forze dell'ordine per garantire che possedessero il livello di competenza necessario nell'impiego di tecniche di immobilizzazione, come la posizione prona, che potrebbero mettere a rischio la vita”. La Cedu ha stabilito che lo Stato italiano dovrà versare ai familiari 140 mila euro per danni morali.
La dinamica opaca della morte di Magherini
L’ultima notte della sua vita, Magherini - all’epoca 39enne, con un passato tra le giovanili della Fiorentina - stava tornando a casa dal centro di Firenze in taxi dopo una cena tra amici. A seguito di una lite con il conducente, sarebbe uscito dal veicolo e avrebbe iniziato a gridare in strada, in evidente stato di agitazione, in parte anche dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti. Qualcuno, dalle case vicine, avrebbe chiamato le forze dell’ordine.
Da lì, la dinamica si fa più fumosa. Una volta sul posto gli agenti lo avrebbero accerchiato e atterrato, schiacciandogli il torace con un ginocchio. Si parla di arresto cardiaco avvenuto probabilmente a seguito di un’asfissia. Sul posto quella sera sono stati chiamati anche un’ambulanza e un medico, ma per Magherini non c’è stato nulla da fare.
I parenti hanno sempre cercato giustizia per quel padre di famiglia che quella notte - secondo le testimonianze di chi ha assistito alla scena - chiedeva aiuto in preda al panico. "Perché ammanettarlo, spingerlo a terra, salirgli sopra e non cercare invece di tranquillizzarlo, chiedergli semplicemente: hai bisogno che chiamiamo qualcuno?”, si chiedeva il fratello Andrea in una intervista resa a La Repubblica subito dopo il fatto.
La famiglia saluta con favore la pronuncia della Cedu. "Oggi è una giornata in cui giustizia è fatta per Riccardo e per tutti noi - commenta Andrea Magherini, il fratello di Riccardo -, quello che noi abbiamo sempre voluto è che Riccardo ne uscisse a testa alta. È importante per noi ed è importante per Brando, il figlio di Riccardo. Oggi la sentenza della Corte europea parla a tutti gli effetti, e parla su tutti i fronti, per quanto riguarda il fermo e le indagini. E' un momento storico".
"Siamo soddisfatti al 100%, non dall'Italia ma dall'Europa - dice il padre Guido -. Siamo felici e al tempo stesso la nostra arrabbiatura è aumentata sotto l'aspetto di come si sono comportati. Noi sapevamo che loro avevano fatto cose che non erano consone alla divisa che portavano addosso. La sentenza dice certe cose per cui c'è da preoccuparsi e da mettersi le mani nei capelli".
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