Attualità
26 gennaio, 2026Caterina, 66 anni, ha visto il marito Ezio togliersi la vita per via del peggioramento della Sla. Informata dall'associazione Luca Coscioni sulle alternative legali in Italia, ha deciso di rivolgersi al ministro Orazio Schillaci: "C'è mancanza di informazioni, anche in ambito medico"
La vita di Caterina, 66 anni, è cambiata quando a suo marito Ezio è stata diagnosticata la Sla. La malattia è degenerata rapidamente. Quando i medici, un venerdì, gli hanno prospettato la necessità di intraprendere una tracheotomia e di attaccarsi a un respiratore artificiale, Ezio ha deciso non voler vivere più in quelle condizioni. Nessuno, però, gli ha spiegato che la legge prevedeva alternative.
La donna, oggi vedova, ha lanciato tramite l’associazione Luca Coscioni un appello al ministro della Salute Orazio Schillaci: “Se mio marito avesse saputo che in Italia è possibile fare la sedazione profonda e continua, forse non si sarebbe impiccato. Non è stata una scelta di coraggio, ma di ignoranza”. Un messaggio che denuncia la “mancanza di informazioni” - le sue parole - nel nostro Paese.
Per Caterina, il problema riguarda anche le conoscenze sul fine vita in ambito medico. Visto che dal 2019 esiste “pure l’aiuto medico alla morte volontaria. Caro ministro, perché i medici non l’hanno informato? Hanno alzato le braccia e hanno detto: ‘siamo in Italia’”, è la denuncia della donna.
"Nessuno gli aveva spiegato l'esistenza delle alternative previste dalla legge - si legge nel comunicato dell'associazione Luca Coscioni - come un percorso palliativo con anche sedazione profonda oppure l'aiuto medico alla morte volontaria da parte della Asl”.
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