Attualità
12 febbraio, 2026Il settimanale, da venerdì 13 febbraio, è disponibile in edicola e in app
Il tratto inconfondibile di Tullio Pericoli, il volto indimenticabile di Umberto Eco: la copertina del nuovo numero de L’Espresso è dedicata al gigante della cultura italiana morto dieci anni fa. “Senza Eco” è il titolo di uno speciale centrato sul discorso che lo scrittore tenne nel 2013 nella sede delle Nazioni Unite a New York e sui ricordi della sua editrice, Elisabetta Sgarbi, che ne parla con Sabina Minardi in vista dell’appuntamento del 19 febbraio alla libreria romana Spazio Sette.
Roberto Cotroneo, che ha lavorato con Eco proprio nel nostro giornale, presenta il volume che gli ha dedicato e che si intitola semplicemente “Umberto”. Paolo di Paolo ricorda che fu il diretto interessato a imporre ai suoi fan dieci anni di silenzio dopo la sua morte, Francesco De Cristofaro spiega la sua genialità nel coinvolgere il lettore, Beatrice Dondi rilegge le indimenticabili pagine su Mike Buongiorno, mentre il suo amico fisarmonicista Gianni Coscia si commuove parlandone con Emanuele Coen. E il direttore Emilio Carelli, nel suo editoriale, sottolinea la capacità di Eco di leggere in anticipo il mondo in cui viviamo oggi.
La pagina politica apre con il nuovo protagonismo di Mario Draghi (di Giuliano Torlontano), mentre Marco Antonellis racconta il fermento nella Lega provocato dalla clamorosa uscita di Vannacci. E mentre Sebastiano Messina definisce la fuga del generale come un rebus che il centrodestra fatica a risolvere, e Carlo Cottarelli torna sulla necessità del “vincolo di mandato” per impedire i cambi di casacca, Enrico Bellavia invita i partiti di governo a cogliere l’occasione per liberarsi dai neofascisti e diventare una destra moderna.
Le inchieste de L’Espresso accostano la denuncia delle nomine opinabili in campo culturale (di Sergio Rizzo) e l’elenco di grane e disastri nella costruzione della Metro Blu di Milano (di Gianfrancesco Turano). Si parla di Olimpiadi e Intelligenza artificiale con Marco Montemagno, mentre Gennaro Tortorelli analizza, in un’intervista allo studioso di sport Moris Gasparri, perché le Olimpiadi invernali non hanno in Italia lo stesso peso che hanno avuto per la Cina: e l’album curato da Tiziana Faraoni ci riporta il lettore al fascino in bianco e nero delle Olimpiadi che si svolsero a Cortina giusto settant’anni fa.
Carlo Tecce invece si concentra sulla legge sui caregiver: la norma appena approvata, per chi si occupa a tempo pieno dei familiari malati è solo l’inizio di un calvario a cui si aggiunge la beffa. Sembrano fargli eco l’articolo di Leonardo Passeri sui risultati raggiunti da vent’anni di battaglie ispirate dalla tragica fine di Luca Coscioni e la rubrica di Francesca Barra, dedicata al memoir di Simone Bilardi che spiega come cambia il senso del tempo quando una malattia ti fa capire che presto finirà.
Negli Usa, i democratici si preparano alle elezioni di novembre puntando a sinistra (di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni). Antonio Spadaro analizza lo sfoggio di oro e marmo del potere di Trump e dintorni, mentre Daniele Mastrogiacomo spiega come gli Usa cerchino di soffocare Cuba: che per salvarsi si affida a un nuovo Castro. Intanto in Palestina, scrive Engy Abdelal, si continua a morire per colpa degli ospedali distrutti dai bombardamenti israeliani.
Gloria Riva firma insieme a Gaetano De Monte una denuncia del giro di consulenze che aggravano il dramma della ex-Ilva di Taranto. Marco Roberti racconta la start-up che vuole impedire le frodi assicurative, Alessandro Longo spiega perché lo Stato italiano non riesce a tenere il passo con l’Intelligenza artificiale, mentre Pierpaolo Sileri, dal suo punto di osservazione di medico, racconta quanto sia diventata uno strumento già indispensabile in chirurgia.
E L’Espresso chiude con una rassegna dei collezionisti stranieri che stanno cambiando il volto di Venezia (di Nicola Zanella), un assaggio della prossima Biennale firmato da Giuseppe Fantasia e un’anticipazione del carnevale di Putignano scritta dal “direttore filosofico" Andrea Colamedici. Gus Van Sant racconta a Claudia Catalli il suo film sul marcio del sogno americano, Angiola Codacci-Pisanelli ricostruisce la vita drammatica ma a lieto fine della pittrice italo-canadese Sveva Caetani, mentre Marco Tullio Giordana dedica alle foto di cinema di Mario Dondero la sua prima collaborazione con L’Espresso.
Da meditare a giornale chiuso l’appello del lettore che ricorda a Stefania Rossini quanto sia essenziale difendere le vittime di Epstein, l’invito di Diletta Bellotti a partecipare alle manifestazioni contro la brutta legge sul consenso, e il commento di Loredana Lipperini: che sulla scelta dei comici da invitare a Sanremo invoca la protezione di Franca Rame e Dario Fo.
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