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6 marzo, 2026I legali della famiglia: “Ora non è più il momento di discutere su come è morto, ma bisogna attivarsi per capire chi lo ha ucciso”
A tredici anni dalla morte di David Rossi, la commissione parlamentare d’inchiesta è tornata a puntare con decisione sulla pista dell’omicidio. Secondo quanto riferito dal presidente della commissione Gianluca Vinci, le nuove perizie depositate nelle ultime settimane avrebbero portato elementi concreti che escludono definitivamente l’ipotesi del suicidio. È di due giorni fa la notizia della riapertura delle indagini da parte della procura di Siena.
“Finalmente, dopo tanti anni, grazie alle due perizie che sono state depositate abbiamo rinvenuto delle prove tangibili che escludono definitivamente il suicidio”, ha dichiarato Vinci a Siena prima della presentazione del rendiconto di metà mandato della commissione. Il presidente ha spiegato che la commissione ha preso atto di questi risultati nel corso dell’ultima riunione, arrivando a una decisione condivisa: “Ne abbiamo preso atto anche in commissione questa settimana, votando all’unanimità che si tratta di un omicidio, non più di un suicidio, e quindi di andare avanti per trovare i colpevoli e il movente”.
Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, morì il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede storica della banca, Rocca Salimbeni. Proprio in occasione della visita della commissione parlamentare nella città toscana è stato diffuso anche un video che ricostruisce gli ultimi momenti prima della caduta. La ricostruzione si basa sulle analisi tecniche e sulle perizie raccolte nel corso dei mesi di lavoro della commissione.
Il filmato propone una possibile dinamica di quanto accaduto all’interno dell’ufficio di Rossi poco prima della caduta dalla finestra. Per realizzarlo sono stati utilizzati diversi elementi emersi dalle indagini tecniche: le lesioni riscontrate sul corpo, la posizione della finestra e la ricostruzione degli ultimi movimenti effettuata dagli investigatori. Secondo i consulenti della commissione, il tenente del Ris Adolfo Gregori e il medico legale Robbi Manghi, il materiale raccolto e la ricostruzione presentata rafforzano la tesi dell’omicidio. La commissione parlamentare, quindi, intende proseguire il lavoro investigativo con l’obiettivo di chiarire definitivamente cosa accadde quel 6 marzo 2013 e individuare eventuali responsabilità.
La richiesta dei famigliari
Dopo le conclusioni contenute nella relazione della commissione, i legali della famiglia Rossi chiedono un passo deciso da parte della magistratura. L’avvocato Paolo Pirani ha affermato che la procura di Siena “ha il dovere di iscrivere un fascicolo per omicidio sul caso di David Rossi”. “Ora non è più il momento di discutere su come è morto, ma bisogna attivarsi per capire chi lo ha ucciso”, ha dichiarato il legale durante la presentazione della relazione intermedia della commissione parlamentare d’inchiesta bis, tenuta a Siena nel tredicesimo anniversario della morte dell’ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi.
Secondo Pirani, le indagini dovrebbero essere affidate a una polizia giudiziaria esterna al contesto senese. Anche l’avvocato Carmelo Miceli, che rappresenta i familiari di Rossi, ha commentato la situazione spiegando che il documento della commissione “esclude definitivamente l’ipotesi del suicidio e dalle risultanze prende atto che si è trattato di un omicidio”. La relazione è stata trasmessa alla procura di Siena, che ha riaperto l’indagine per la terza volta.
Miceli ha però sottolineato le perplessità della famiglia rispetto alle modalità di iscrizione del procedimento. “Le notizie che arrivano parlano di un modello 45”, ha spiegato, aggiungendo che per i familiari questo rischia di essere simile alle numerose iscrizioni avvenute negli anni, che non hanno mai portato all’individuazione di indagati per omicidio né a un reale confronto processuale. Per questo, ha concluso il legale, la famiglia chiede che l’istanza di riapertura venga valutata seriamente e che venga effettuata un’iscrizione “a modello 44”, cioè con un’ipotesi di reato.
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