Attualità
5 marzo, 2026Il settimanale, da venerdì 6 marzo, è disponibile in edicola e in app
C’è Donald Trump sulla copertina del nuovo numero de L’Espresso: non quello vero, però, ma una sua foto rielaborata, un viso furibondo che dei manifestanti, in Turchia, hanno incendiato mentre scandivano slogan contro l’attacco israelo-americano all’Iran, tra donne con il chador e poster dell’ayatollah Khamenei. “Caos Globale” è il titolo del servizio che accosta un’inchiesta di Daniele Mastrogiacomo sulla situazione sempre più esplosiva, un focus di Gianfrancesco Turano sui dilemmi dei Paesi del Golfo e un’intervista di Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni all’ex Consigliere per la sicurezza nazionale americano John Bolton, convinto che se Trump non abbatte il regime degli Ayatollah, l’attacco sarà un fallimento.
Massimiliano Panarari denuncia il paradosso del gigante americano che si accoda alle iniziative del “piccolo” Israele, mentre il direttore Emilio Carelli, nel suo editoriale, sottolinea il rischio che la miccia accesa da americani e israeliani porti a una guerra infinita alle porte dell’Europa. E questo, ci ricorda un articolo di Franco Corleone, mentre ancora non abbiamo chiuso i conti con la Seconda guerra mondiale: sono ancora 1.500 le cause per danni in corso davanti ai giudici italiani.
Un lungo focus è dedicato alla tragedia del piccolo Domenico: Linda Di Benedetto (con Giovanni Chianelli da Napoli e Lorenzo Stasi da Bolzano) fa il punto su eccellenze e falle del sistema italiano dei trapianti, mentre Ignazio Marino spiega che per migliorare la qualità bisogna ridurre il numero dei centri per i trapianti e Francesca Barra racconta le storie di chi oggi vive grazie alla generosità di un donatore e dei suoi parenti.
Al centro delle pagine di politica c’è la riforma elettorale: Giuliano Torlontano la racconta come un cammino verso il premierato che usa la stabilità come scusa, mentre Sebastiano Messina invita a mantenere la possibilità di indicare una preferenza. La riforma della magistratura, invece, è una vendetta che tradisce la Costituzione: lo dice il pm Antonino di Matteo in un’intervista a Sabrina Pisu. Marco Antonellis preannuncia il giro di poltrone che riguarda i presidenti di grandi aziende ma tiene ben saldi gli amministratori delegati, mentre Sergio Rizzo ricostruisce il dilemma delle elezioni suppletive in arrivo in Veneto; dove il candidato leghista è in bilico per una condanna che attende il giudizio della Cassazione.
Le inchieste de L’Espresso fanno i conti alle Olimpiadi appena concluse e ai grandiosi progetti futuri (di Carlo Tecce e Gianfrancesco Turano) e denunciano il flusso di finanziamenti illegali nascosto dietro le acquisizioni di calciatori russi (di Gloria Riva). Enrico Bellavia invece ricostruisce il processo Cortese, simbolo di una giustizia kafkiana che ha trasformato uno dei migliori investigatori italiani in aguzzino agli ordini di un dittatore straniero.
Don Mattia Ferrari, cappellano della nave “salvamigranti” Mediterranea, spiega a Susanna Turco perché con il governo Meloni solidarietà è vista come sovversiva. Gennaro Tortorelli presenta il corso di formazione per insegnanti, progetto di debutto della Fondazione Giulia Cecchettin. Pietro Folena spezza una lancia a favore dell’autogestione degli spazi abbandonati che, per fare solo due esempi, a Roma ha portato a iniziative culturali di successo come il Maam e l’Ecomuseo Casilino. Si parla anche di cybersicurezza (Jessica Perra), delle continue emergenze siciliane (Alan David Scifo) e del taglio dei sostegni di Stato alla stampa d'informazione. L’album curato da Tiziana Faraoni ci riporta al disastro atomico di Fukushima, causato dallo tsunami del 2011. Da Giuseppe De Marzo invece arriva una ventata di speranza, con la storia della riconversione ecologica del polo industriale militare di Colleferro.
Sul fronte dell’Intelligenza artificiale, Marco Montemagno segnala i nuovi rischi per la proprietà intellettuale, mentre Alessandro Longo racconta il debutto dell’Ia nel mondo degli spot e Marco Roberti presenta la app Finanz, introduzione all’introduzione finanziaria che è stata selezionata dal premio da L'Espresso per le migliori startup italiane. E mentre Carlo Cottarelli sottolinea che le dimissioni di Gail Slater, responsabile dell'antitrust statunitense, segna una vittoria definitiva delle Big Tech, un lettore racconta a Stefania Rossini il suo tentato flirt con la app Gemini.
E L’Espresso chiude facendo i conti in tasca agli scrittori (un articolo di Paolo Di Paolo sull’ultimo film di Valerie Donzelli) e presentando “Bandiera nera”, il nuovo saggio di Franco Moretti (intervistato da Francesco De Cristofaro). Marisa Ranieri Panetta accompagna il lettore nella mostra sui rapporti tra Roma e Grecia ai Musei Capitolini, Tecla Insolia spiega a Claudia Catalli perché chi fa cinema non può fare a meno di schierarsi, il cantautore Andrea Laszlo De Simone, fresco di Prix César, si racconta a Emanuele Coen. E mentre Loredana Lipperini invita a un 8 marzo di lotta contro un governo «che combina guai», Diletta Bellotti segnala un’artista brava e interessante: Zehra Doǧan, curda perseguitata dalla Turchia, da scoprire al Museo Macte di Termoli.
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