La domanda è di quelle che spiazzano: cosa rende solida una relazione? Esiste una "scienza del matrimonio"? L'ultima a porsela, autorevolmente, è stata una giornalista e blogger del "New York Times", Tara Parker-Pope, con il suo "For better: the science of a good marriage". Ma la questione da sempre affascina: quale alchimia fa funzionare una coppia per decenni? Un gene, rispondono i biologisti più agguerriti. La fedeltà, vogliono gli irriducibili romantici. Il sesso, sono convinti tutti. Conferma un'indagine del Pew Reasearch Center di Washington, organizzazione indipendente di ricerche sull'opinione pubblica internazionale: per oltre il 90 per cento degli intervistati a far funzionare un matrimonio è la fedeltà, per il 70 una relazione sessuale felice, per più del 60 la condivisione delle incombenze domestiche.
Ma cos'altro ancora? Jane Austen, in "Orgoglio e Pregiudizio", scriveva che la felicità nel matrimonio è solo questione di fortuna, ma psicologi e neuroricercatori non sono d'accordo. Cercano spiegazioni a crisi e solidità di coppia indagando i fattori biologici che potrebbero influenzare la stabilità di una relazione, studiando le radici psicologiche del tradimento.
"L'amore solido si costruisce", è convinto Giorgio Piccinino, terapeuta. Nel suo ultimo saggio per Erickson lo chiama "Amore limpido" e sottolinea come, sfumato l'innamoramento, deve cominciare un lento e costruttivo lavoro di manutenzione. "Sposarsi è la parte facile della questione, ma come si fa a essere felici in amore? Come si trasformano i "copioni affettivi" appresi nell'infanzia in una relazione adulta?". Jorges Luis Borges parlava di offrire all'altro "quella sponda della propria vita che noi stessi non possediamo".
Per Arthur Aron, del Dipartimento di Psicologia della Stony Brook University di New York, che studia da anni la complessità delle relazioni dal punto di vista biologico (scannerizzando le attività cerebrali dei partner) e psicorelazionale, "la coppia che funziona è quella che consente a ciascun partner di ampliare il sé". In inglese rende meglio. Si chiama teoria della self-expansion: è felice la relazione che mi consente di potenziare le mie peculiarità, di arricchire la mia identità e le mie competenze, di espandermi facendo mie caratteristiche, interessi e risorse dell'altro. È il partner a stimolarmi al miglioramento. Se, come scrive Cristina Comencini nella pièce teatrale "Due partite", le donne non vogliono più spolverare il pianoforte ma suonarlo, in una coppia felice l'altro è quello le lascia il piano, anzi: che l'incentiva ad aprirlo.
"L'altro è la mia possibilità evolutiva", sintetizza Piccinino: "La vita di coppia è questo, un viaggio di due persone incomplete e differenti, con mete precise: migliorarsi, evolvere, insieme e come individui". Per Saint-Exupéry era il viaggio di due persone che non si guardano l'un l'altra, ma guardano nella stessa direzione. "La condizione è la disponibilità a cedere all'altro alcune delle proprie caratteristiche positive", continua Piccinino. Con due alleati: il bene e il sesso. La capacità di tifare per l'altro, assecondandone crescita e progetti, e la passione erotica. "La rinuncia a far bene l'amore è una delle cause più evidenti di aggressività, insoddisfazione e perdita di identità: un disastro per la natura umana". E quando, dopo tre anni (il tempo necessario e sufficiente, garantiscono i neuroscienziati, ad assicurare il perpetuarsi della specie), l'innamoramento si affievolisce, allora deve cominciare il lavoro, faticoso, di costruzione del rapporto. "Choose well and then work like hell", chiosa Andrew Christensen, docente di psicologia all'University of California di Los Angeles: prima scegli bene, poi lavora come un dannato.
Tra le istruzioni per l'uso di un buon rapporto, secondo il professor Aron, c'è il lanciarsi in novità condivise. Pochi lo mettono in pratica. "Invece il calo di soddisfazione che colpisce i rapporti potrebbe essere arginato facendo insieme nuove attività", argomenta lo studioso. Uno sport da fare insieme, qualche cena in ristoranti speciali. La biologia lo conferma, le coppie che condividono nuove esperienze stimolanti sono più felici: le novità alimentabo il sistema dopaminergico, emulando la chimica cerebrale delle prime fasi dell'innamoramento.
Non c'è bisogno di scomodare le neuroscienze, in ogni caso, per accorgersi se la nostra relazione si sta assopendo. Basta porsi qualche domanda: il mio partner è fonte di nuove esperienze? Conoscerlo mi ha reso migliore? Mi allarga gli orizzonti? Quante volte, negli ultimi tempi, ho pensato che il mio matrimonio davvero funziona?
Nel suo "For better: the science of a good marriage", Tara Parker-Pope sostiene che le coppie che durano a lungo hanno almeno cinque interazioni positive (accarezzarsi, sorridersi, farsi un complimento) contro una negativa (essere scostante o beffardo, manifestare insofferenza). Perfino il modo in cui si litiga influisce sulla possibilità di durata della relazione: "La maniera in cui ci si tratta durante i primi tre minuti di discussione determina le conseguenze che avrà sul rapporto: una critica è assai peggio di una lamentela".
Cristina Comencini, in "Due partite", porta in scena due generazioni di donne che si raccontano ansie, timori, gelosie e rancori della vita di coppia. Cita Silvia Plath e la sua idea di relazione: "Prima che il letto, il coltello, l'ago di spilla e il balsamo ci inchiodassero in questa parentesi". Il matrimonio è solitudine, e una delle protagoniste dice: "Dobbiamo abituarci fin da adesso a fare esercizi ogni mattina quando i bambini sono a scuola. Vocalizzi: sono sola, sono sola, sono sola". Succede quando non ci si prende cura del rapporto. Quando si smette di essere partner per diventare genitori. Succede anche se non si è stati chiari all'inizio: come vedi il futuro? Dove vuoi vivere? Vuoi bambini o no?
Premesse fondamentali per un progetto di coppia. Ma se, nonostante tutto, il progetto si incaglia? C'è bisogno d'aiuto. Non a caso per salvare le unioni in crisi si moltiplicano le iniziative, da quelle poco credibili di reality come "Can this marriage be saved?", a quelle istituzionali: negli Stati Uniti l'Healthy Marriage Initiative del Department of Health and Human Service spende addirittura 150 milioni di dollari l'anno in programmi di "riduzione dei divorzi". E del resto non è forse vero, come ricorda Giorgio Piccinino, che nei caratteri cinesi la parola "crisi" è formata da due ideogrammi, "pericolo" e "opportunità"?