Scriveva nel 1978 Claude Parent, architetto incaricato dal governo francese dell'epoca di progettare alcune centrali nucleari: "Non è un piccolo affare installare un tale oggetto di architettura in un sito, in un paesaggio, in una natura prevista per tutti altri usi (l'agricoltura). Una strategia si deve sviluppare guardando l'insieme della regione, delle viste, delle vie di fuga, dei punti sensibili. Questo è un termine di spettacolo su cui dobbiamo ragionare, percorsi lungo le strade diligentemente studiati per creare un gioco di spostamenti che hanno il significato di ritmo e di estetica".
Parent progettava in quel periodo la centrale nucleare di Cattenom, nella regione della Moselle, e chiedeva per Alexandra Cot un incarico come colorista. Non poteva mancare la paesaggista, Annick Jung. Di quest'opera (terminata nel '90) rimane ancora nelle memorie degli storici dell'architettura il raccordo fra le grandi "torri" di raffreddamento e il suolo, articolato attraverso una serie di pilastri ad X.
In Italia, le origini delle centrali nucleari sono per il grande pubblico sconosciute o dimenticate. Da noi s'iniziò alla fine degli anni Cinquanta a ipotizzare la costruzione di tre centrali nucleari, a Trino Vercellese, Latina, e Garigliano. Poi negli anni Settanta a Caorso. Nel 1971, l'Enel e l'Ansaldo lanciarono la quarta centrale nucleare, a Montalto di Castro. I partiti che erano d'accordo con questa scelta erano la Dc, il Pci, il Pri. E più tardi, il Psi.
La battaglia contro la centrale di Montalto fu estenuante. Ricordo le manifestazioni in aperta campagna nella seconda parte degli anni Settanta con Autonomia Operaia e un gruppo pittoresco chiamato "indiani metropolitani" che nella grande pianura del sud della Maremma si muovevano in compagnia di un nuovo adepto, l'illuminato Carlo Caracciolo. Il principe in quei luoghi aveva una straordinaria tenuta e aveva chiamato un'artista importante come Niki de Saint Phalle, moglie del grande artista Jean Tinguely, per realizzare nella sua proprietà opere straordinarie.
I gruppi extraparlamentari, i verdi, gli ambientalisti di ogni genere e razza, i fisici provenienti dal '68, erano tutti contro questo immane mostro che avrebbe utilizzato milioni di metri cubi di acqua di mare (allora limpidissima) per raffreddare la terribile "fiera". Il territorio di Tarquinia e di Montalto era all'epoca uno dei patrimoni ambientali meglio conservati d'Italia.
Non ci fu niente da fare. Il 2 agosto 1975 il Cipe approvava luoghi e finanziamenti per arrivare al nullaosta. L'Enel ha dovuto attendere fino al '79, e alla fine dell'81 si cominciò la costruzione di questa immane cattedrale: non nel deserto, ma in uno spettacolare ambiente naturale.
Per fortuna, gli italiani andarono a votare al referendum del 1987 e la questione nucleare fu messa da parte. Nel frattempo, l'ex centrale di Montalto di Castro si trasformò, succhiando enormi risorse pubbliche, da nucleare a gas. L'architettura e l'urbanistica non sono arti e discipline indifferenti ai grandi processi di modificazione della natura. Purtroppo in alcuni casi sono complici.