Quasi completato quello sul Tevere, bello anche se un po' pesante. Ma dal Tamigi alla Senna, da Venezia a Singapore, ormai è una gara tra archistar a chi lo fa più creativo e hi tech. Con qualche problema pratico

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le passerelle pedonali tra le sponde di un fiume: Parigi ne ha costruite due. La prima, opera di Marc Mimram, congiunge il Musée d'Orsay con il Louvre, la seconda, opera dell'austriaco Dietmar Feichtinger, collega la Bibliothèque Nationale con il parco di Bercy.

Londra ha realizzato un ponte pedonale di fronte alla Tate Modern. L'incarico fu affidato a Norman Foster. La passerella, in vetro e acciaio, all'inizio mostrò segni di cedimento. Anche per la passerella tra l'Orsay e il Louvre ci furono polemiche. I passanti cadevano come birilli per il legno reso sdrucciolevole dall'umidità. A Londra, i pedoni sentivano le forti vibrazioni che la passerella accusava al loro passaggio. A Roma, all'inizio degli anni Duemila, sono stati progettati diversi ponti sul Tevere.

Il ponte della Scienza per collegare le rive di Marconi e Ostiense, quello dei Congressi tra Eur e Magliana. Per congiungere il nuovo Museo MaXXI con il Foro Italico, nel 2000 (sindaco Rutelli) fu lanciato il concorso vinto dagli inglesi di Bureau Happold.

Con l'appalto però il prestigioso studio ha perso il controllo dell'opera: per la stramba legislazione italiana, si può affidare il progetto esecutivo alla ditta costruttrice invece che a chi l'ha progettata. Il ponte, quasi ultimato, risulta, dopo undici anni di lavori, un po' "sovrappeso" data la struttura ridondante. La leggerezza è diventata pesantezza, e ora, dopo i tanti ritardi che si sono sommati, si perderà altro tempo per colpa delle doghe di legno "fallate".

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