I poeti che si studiavano a fatica solo sui banchi di scuola, tornano a nuova vita su Facebook e Twitter. Le fondazioni letterarie si promuovono in 140 caratteri. Fioriscono hashtag su scrittori e titoli di grandi romanzi. E l'editoria punta sui social. Che diventano così la nuova risorsa per chi scrive ma soprattutto per chi legge

Dante Alighieri, Dino Buzzati, Cesare Pavese, Gabriele d'Annunzio, Luigi Pirandello. Twitter è affollato di grandi scrittori che cinguettano in 140 caratteri. Citazioni, passi di libri, ma anche giudizi sulla realtà odierna con le parole d'un tempo. E se qualcuno si dovesse chiedere cosa direbbe Dante se oggi fosse qui, sarebbe sufficiente seguirlo su Twitter (dove @DanteSommoPoeta vanta oltre 19.300 followers). Sull'Imu, ad esempio, il vate fiorentino twitta: "la bufala dell'IMU cancellata\ realtà diviene con l'addizionale\ che da ciascun Comune è stata alzata".

A parte gli scherzi, proprio su Twitter nascono iniziative in 140 caratteri vòlte a far riscoprire la figura di poeti altrimenti dimenticati nei libri di scuola o si creano community attorno a giornali come Critica Letteraria (@CLetteraria, oltre 10mila followers) o Finzioni Magazine (@finzioni, oltre 22mila followers), che prende le mosse dall'omonima opera di Jorge Luis Borges. I social divengono così un’opportunità per creare luoghi di espressione letteraria e le sottolineature che un tempo di facevano a matita sulle pagine dei libri, adesso sono tweet di 140 caratteri condivisi, commentati e diffusi nella rete.

La Fondazione Cesare Pavese.
Tra le esperienze più interessanti, le attività e i tweet promossi dall’account della Fondazione Cesare Pavese (@PaveseCesare) che proprio grazie a Twitter - e al sito Twitteratura.it - è riuscita a creare una comunità letteraria attorno alla figura dello scrittore: “L’account della Fondazione Cesare Pavese - spiega il direttore Pierluigi Vaccaneo (@piervaccaneo) - è nato per divulgare il pensiero pavesiano e le sue opere, attraverso un social network che prediligesse le caratteristiche essenziali dello stile di Pavese: la sintesi, la rapidità, l’immediatezza e l’acutezza di linguaggio. Il mestiere di vivere, il diario di Pavese, caratterizzato, essenzialmente, da brevi motti, è vicinissimo alle metriche di comunicazione tipiche del social network. In questo senso, l’obiettivo principale è stato quello di avvicinare allo scrittore un nuovo target di utenti misurando le potenzialità del nuovo media (Twitter)".

"Dopo i primi mesi - prosegue Vaccaneo - si è pensato di stimolare la comunità di Twitter con un “gioco” cui avrebbero potuto partecipare tutti gli utenti del social”, ed è così che sono nati gli hastag #LunaFalo’, #Leuco’ , #Corsari, #Paesituoi, con cui sono stati riscritti, commentati e ridiffusi i contenuti delle maggiori opere di Pavese. Solo l’hastag #Leucò, ad esempio, ha visto 270 riscrittori, 800 utilizzatori dell’hashtag e 44.924 tweet (24.000 originali e 20.924 retweet). “Pavese - conclude Vaccaneo - è stato letto e riletto da persone che lo amavano già o addirittura non ne avevano mai sentito parlare. Uno dei tweet più interessanti prodotti in questi anni recitava: “Se fossi andata a un convegno sui Dialoghi con leucò di Cesare Pavese, non avrei mai letto I dialoghi con Leucò, ma soprattutto non lo avrei mai fatto per 5 volte consecutive in tre mesi”.

Scrittori al tempo di Twitter.
Ma i social - e Twitter in particolare - sono una risorsa anche per gli scrittori contemporanei che così possono interagire in modo immediato con i lettori, ricevendo opinioni e valutazioni fulminee ed efficaci, in 140 caratteri. Luca Ricci (@LuRicci74), autore del romanzo “Mabel dice sì” pubblicato di recente per i tipi Einaudi, spiega: “La comunità culturale su Twitter è molto coesa e attiva: i social sono anche un piccolo censimento di un certo mondo, nella fattispecie quello legato ai libri, un automatico Who's Who. Credo - prosegue - che il limite dei 140 caratteri sia un esercizio di scrittura fantastico. Soprattutto per quegli scrittori affetti da logorrea: magari grazie a Twitter impareranno a scrivere”. Ma a cambiare è anche la dimensione stessa in cui vive lo scrittore: “non essendo un performer - spiega ancora Ricci - non aveva mai "sentito" i suoi lettori come oggi. Può essere bellissimo o tremendo, però è cosi: oggi chi ti legge lo senti vicino, in certi casi addosso”.

La letteratura è social. Ad essere social, in realtà, è la vocazione stessa di romanzi e racconti. “La letteratura - chiosa Laura Ingallinella (@lauraingalli), condirettore di Critica Letteraria, un blog letterario nato nel 2005 per iniziativa di Gloria M. Ghioni e tra i più letti in Italia (presente sia su Twitter che su Facebook) - ha sempre avuto una vocazione “social”: l’uomo non metterebbe pensieri e storie su carta se il suo desiderio, magari inconfessato, non fosse condividere quei pensieri e quelle storie con un lettore, reale o ideale (virtuale?). Con gli strumenti che abbiamo a disposizione - prosegue - oggi è possibile arrivare a un numero altissimo di lettori e sperimentare senza chiudersi in un laboratorio asfittico. E le due cose non si escludono a vicenda: lo dimostrano tutti gli esperimenti (para)letterari su Twitter (vedi l’attività di @PaveseCesare), o prove di scrittura che non sarebbero nate senza la rete di contatti che il mondo dei social network permette di realizzare”.

Mentre Silvia dell’Amore, dello staff di Finzioni Magazine, giornale on line nato nel 2008 e molto seguito su Twitter e Facebook, sottolinea come la letteratura si rispecchi anche nei cosiddetti “discorsi sui libri”: “al centro di tutto - spiega - c’è l'esperienza di lettura con quanto ne consegue. In quest’ottica, i social sono un validissimo strumento per diffondere la letteratura e mantenerla sempre viva e stimolante: divertirsi con i lettori, dialogare con loro, proporre contest e giochi senza, però, ridurre il tutto a mero citazionismo o ad hashtag simpatici, non può che giovare al mondo editoriale, sia perché permette a chi si occupa di libri di entrare in contatto diretto con i propri lettori, sia perché in questo modo chiunque può avvicinarsi ai libri e alla lettura senza "ansia da prestazione"”.

Un’opportunità per le case editrici. E su Twitter cinguettano anche le case editrici, da Einaudi (@Einaudieditore) e Rizzoli (@Rizzolilibri) ad Adelphi (@adelphiedizioni), fino alle realtà editoriali minori e indipendenti che comunque riescono a costruirsi un séguito social che si tramuta in partecipazione attiva agli eventi o alle proposte. Tra gli account letterari più seguiti, anche Sul Romanzo (@SulRomanzo) o I poeti estinti (@SocietyPoets), da cui spesso vengono lanciati #hastag che divengono vere e proprie miniere di consigli letterari per chi consulta i social. Ed è così che, ad esempio, cercando #librosulcomodino si possono sbirciare i volumi accatastati accanto al letto nelle camere di molti lettori oppure - ancora - #sindromidalettori rivela quel lato maniacale ma in ciascuno diverso, capace di raccontare quel forte, insanabile, dolce sentimento di ciascuno verso i libri.

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