Nel libro fotografico 'My buddy', una serie di scatti che ritraggono giovanissimi soldati e marinai durante la seconda guerra mondiale: dalla Russia all’Australia. Ragazzi che alla brutalità della guerra opponevano la forza scanzonata della loro fisicità

«C’erano due tipi di Marines: i timidi e gli intraprendenti. Erano questi ultimi a palpeggiarvi più volentieri. Cominciava con un braccio intorno al collo, poi un bacio sulla guancia, una mano sul sedere. Un po’ come farebbe un padre con il figlio, uno zio col nipote. Nulla a che vedere con una fellatio, solo un gioco».

Ricordi di gioventù di Scotty Bowers, 89 anni, diventato famoso con il best seller “Full Service” (Grove Press), in cui racconta la propria esperienza di gigolò tra i divi di Hollywood dell’epoca d’oro del cinema. La conosce bene la guerra, Bowers: paracadutista dei Marines, ha combattuto a Guadalcanal e Iwo Jima.

Protagonista e testimone diretto dell’infernale vita quotidiana dei soldati americani al fronte: per questo acquista rilievo la sua introduzione al libro fotografico “My Buddy - World War II Laid Bare” (“Il mio amico - la Seconda Guerra mondiale messa a nudo”), in uscita per Taschen.

[[ge:rep-locali:espresso:285127804]]Sono spiazzanti e complesse da decifrare, le immagini del volume curato da Dian Hanson: intreccio di goliardia e amicizia, machismo e tenerezza, intimità e gioco. Scatti rubati e in posa, privati, realizzati chissà come da giovanissimi soldati e marinai: dalla Russia all’Australia, in Inghilterra, Italia, Scozia e Polonia, ritraggono commilitoni nudi sotto la doccia, mentre si tuffano in un lago, mostrano i muscoli, scherzano tra loro anche esibendo il sesso davanti all’obiettivo. Ragazzi che alla brutalità della guerra oppongono la forza scanzonata della loro fisicità.

Evocano l’immaginario gay, ma Bowers taglia corto: «Questa intimità non ha nulla a che fare con l’omosessualità. Chi era gay o sfiorato dal sospetto di esserlo veniva subito radiato dai Marines. I gay preferivano la marina militare». Ma come sono arrivate queste foto all’editore? Il fotografo di Los Angeles Michael Stokes ha trascorso anni a caccia di queste immagini, spulciando tra eBay e mercatini, finché ha messo insieme un archivio di 600 scatti. Oggi restituiti in “My Buddy”.

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