L'importante intesa stretta fra i principi e il ministero dei Beni Culturali aprirà al pubblico centinaia di statue greco romane. Un grande passo in avanti. Che non comprende però il meraviglioso ciclo pittorico etrusco che racconta l'epopea di Servio Tullio. Né i 200 vasi delle necropoli di Vulci. Bloccati da una lite fra patrizi

Antiche diatribe patrizie, faide interne alla nobiltà romana, rischiano di tenere ancora lontane dal pubblico alcune meraviglie uniche del nostro passato. È di questi giorni infatti la notizia del grande accordo, atteso da anni, fra la famiglia Torlonia e il ministero dei Beni Culturali, grazie al quale verrà resa accessibile a tutti l'imponente collezione di statue greco-romane dei principi. È un passo eccezionale, salutato con giusto entusiasmo dai critici. Un passo importante, ma incompleto: dall'intesa infatti è rimasto escluso quello che può forse essere considerate il vero scrigno dell'eredità Torlonia. Ovvero gli affreschi della Tomba François e i 200 vasi provenienti dalle necropoli Vulci.

Rimasti stupefacentemente integri per duemila e quattrocento anni, gli affreschi scoperti dall'archeologo Alessandro François a Vulci nel 1857 sono, oltre che di una bellezza unica, per stile e complessità dei movimenti, la cronaca in presa diretta, quasi contemporanea, di un momento fondante per la storia di Roma: l'epopea di Mastarna, il condottiero etrusco entrato nei libri con il nome latino di Servio Tullio, il penultimo dei sette re capitolini. Per questo, e per i molti dettagli di cui sono ricche le immagini, come il piccolo semidio Tagete che fa capolino dal basso, l'insieme è considerato una delle più importanti testimonianze della civiltà etrusca a noi rimaste. Eppur sottratto, se non per alcune rare mostre, all'osservazione ammirata del pubblico.

Anche questo nuovo accordo con il ministero dei Beni Culturali infatti non comprende gli affreschi François, perché sui sanguinosi combattimenti mitici della tomba incombe dal 1990 un altrettanto cupo contenzioso ereditario, con i fratelli Cesarini Sforza che vantano titoli sull'opera (dal valore milionario) contro i cugini Torlonia. La lite procede fra sentenze e ricorsi. Nel 2004 e nel 2010 la corte di Roma avrebbe dato ragione ai primi, per poi invece in Cassazione, nel 2015, riconoscere il maggior diritto dei secondi, e disporre quindi un nuovo processo. In attesa di una parola definitiva, gli aruspici François restano coperti da garze di lino, in penombra, lontani dal pubblico che si meriterebbero.

Simili dissidi patrizi hanno fatto escludere dalla nuova intesa con lo Stato anche un'altra meraviglia conservata nei saloni dei Torlonia: una collezione di oltre 200 vasi etruschi scavati nelle necropoli di Vulci. Chi li ha potuti studiare ne parla come di una raccolta talmente grandiosa da poter "cambiare i libri di storia dell'arte antica". Ma anche qui finché un nobile non potrà cacciare l'altro dal tempio, nessun gentile potrà vedere di che si tratta.

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