Cancellata la noia delle infelici serate Rai, la tv di Murdoch ha ridato vita a una cerimonia dove si è riso e applaudito il meglio del cinema italiano. Il tutto gestito dal conduttore di "X Factor", tanto abile in scena quanto troppo preoccupato di correre

Alla fine è successo quello che era già scritto su tutti i muri e cieli della nostra penisola che sarebbe accaduto: in poche ore, la telesera che Sky ha dedicato ai David di Donatello ha cancellato le infinite noie, inadeguatezze e insulsaggini (un caro ricordo, sempre, alla performance del presunto comico Paolo Ruffini) proposte da zia Rai negli anni addietro.

«Evviva!», esulta ora il pueblo dei fiduciosi in una tv moderna, asciutta e munita di intelligenza. Finalmente l'ostico specifico - che è quello di una premiazione infinita dove si passa dal miglior film nostrano dell'anno ai vari trucchi e parrucchi - ha odorato di leggerezza ed empatia con attori, registi e pubblico.
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È la magia che Sky sa confezionare come nessun altro in patria, alternando spirito internazionale a localissime brillantezze; e al tempo stesso è la magia della forma che si è fatta sostanza, costringendo il circo umano dei premiati a contenere baci e abbracci a mamma, papà e collaboratori (perché questa, s'è visto, era l'essenza fondante dei saluti).
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Dopodiché, rivolto un saluto pure agli aspiranti divertenti The Jackal, troppo convinti di far ridere o sorridere per poi riuscirci con continuità, tocca parlare con schiettezza e affetto del conduttore Alessandro Cattelan. Un fuoriclasse, quando gestisce il traffico nei suoi ambiti famigliari (dal palcoscenico canterino di "X Factor" alla tana spassosa di "Epcc"), e però ieri a un bivio che non deve sottovalutare.

Da una parte, infatti, ha confermato la sua stabilità conduttoria, garantendo un tragitto esatto tra fraseggi ludici senza cadere in stupiderie (e sorvolo qui, per pietas, sullo sketch dedicato alla minzione e mancata successiva lavata di mani), ma dall'altra parte ha denunciato quelli che sono i suoi attuali limiti.

Preso dalla missione di portare il treno in stazione, ha corso senza tregua e alternanze preziose di ritmo. Senonché la consegna dei "David", caro Jeeg Robot Cattelan, non è un talent di aspiranti stelle da smistare solo con battutine, bensì un luogo dove intersecare la brillantezza del caso con la cultura cinematografica nel suo senso più alto: un mix in cui lei appariva tanto efficace sotto il profilo tecnico-professionale, quanto fragile sul fronte del carisma e dei contenuti, dai quali si è tenuto (ed è stato evidentemente tenuto) distante.

Nulla di insufficiente - ci mancherebbe - perché la serata ha funzionato e allietato, ma un segnale che il corridore Cattelan deve ancora lavorare sodo.

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