La prossima volta che ordinate una pizza, davanti alla porta di casa al posto di un giovane trafelato appena sceso dalla bici potreste trovare un robot. Una macchina automatica, senza pilota, invece di un essere umano. Negli Stati Uniti è già realtà: qualche giorno fa la Florida ha approvato una legge che consente ?ai robot di circolare sui marciapiedi ?e attraversare gli incroci.
In base a regole precise: l’automa con le ruote deve pesare meno di 36 chili e rispettare il limite di velocità di 16 chilometri orari. Il provvedimento, entrato in vigore il primo luglio, è analogo a quelli approvati quest’anno in altri tre Stati a stelle e strisce - Virginia, Idaho e Wisconsin - sulla spinta di Starship Technologies, la società con sede in Estonia che produce robot per la consegna di pacchi, cibo e altri prodotti.
Dispositivi intelligenti pensati per portare gli oggetti a destinazione nel raggio di tre chilometri e nell’arco di 15-30 minuti, autonomi ma monitorati attraverso un sistema centrale gestito da operatori umani. La stessa società ha appena avviato un progetto pilota ?di consegna a domicilio di alimenti in collaborazione con il gruppo Delivery Hero in diverse città europee, a cominciare da Amburgo, in Germania, con Foodora, colosso globale del food delivery. «Riteniamo che in futuro ?le consegne automatizzate saranno parte integrante della vita moderna ?di clienti privati e aziendali. Siamo ansiosi di espandere la sperimentazione nel resto del mondo», gongolava in occasione del lancio Ahti Heinla, amministratore delegato di Starship Technologies. Nel frattempo, alcuni progetti sperimentali sono in corso a Washington D.C. e in diverse città della California.
LA FINE DEL LAVORO
Il tema non è nuovo. Come è noto, la tecnologia consente di sostituire gli esseri umani con i robot, soprattutto per alcuni mestieri: cassieri, commessi, addetti di magazzino e tanti altri. Una tendenza di lungo corso, profetizzata più di vent’anni ?fa da Jeremy Rifkin nel suo saggio diventato un classico, “La fine del lavoro” (Mondadori), che delinea i contorni di un mondo globalizzato in cui ogni nazione dovrà fare i conti con una massa sempre più consistente ?di disoccupati. Anche se alcuni economisti ultraliberisti arrivano a gioire - è inutile rimpiangere impieghi così poco qualificati e inoltre le aziende risparmiano sui salari, sottolineano, per non parlare della riduzione dell’inquinamento e del traffico sulle strade - in realtà il costo sociale è altissimo, in termini di posti di lavoro polverizzati.
I numeri dell’ “apocalisse tecnologica” vengono sciorinati in una miriade di ricerche: ?di recente, uno studio di McKinsey & Company ha rilevato che il 30 per cento delle mansioni nel 60 per cento dei mestieri potrebbe essere delegato alle macchine, mentre lo scorso anno il capo degli economisti della Banca d’Inghilterra ha affermato che negli Stati Uniti 80 milioni di posti di lavoro potrebbero essere persi a favore ?degli automi, 15 milioni nella sola Gran Bretagna.
Nei prossimi tempi il fenomeno potrebbe subire una forte accelerazione. Non è passata inosservata la notizia che Amazon, ?da sempre alla ricerca di soluzioni futuribili nella logistica e distribuzione (l’ultimo brevetto ottenuto dal gigante dell’e-commerce riguarda la consegna dei pacchi con droni), ha rilevato la catena di supermercati Whole Foods Markets, la più grande catena di alimenti bio al mondo. Operazione ?da 13,7 miliardi di dollari, che secondo molti osservatori potrebbe rivoluzionare il sistema di distribuzione del cibo, oltre che l’organizzazione interna dei punti vendita. Sulla scia del negozio Amazon Go a Seattle, dove l’azienda fondata da Jeff Bezos ha usato sensori e intelligenza artificiale ?per eliminare le casse.
A SAN FRANCISCO C'È CHI DICE NO
Una deriva, a detta di alcuni. Tra gli altri il New York Times, che ha messo ?in guardia i lettori dai pericoli di una società a misura di robot. «Ciò che è buono per gli affari non è sempre buono per le persone. Dobbiamo considerare ?i pro e i contro della crescente automazione e usare i nostri soldi per favorire il tipo di shopping che desideriamo e il tipo di comunità in cui vogliamo vivere», scrive la sociologa Stacy Torres, sottolineando l’importanza del fattore umano nella relazione quotidiana tra commesso e cliente.
L’emorragia di posti di lavoro, comunque, non è l’unica preoccupazione di chi si oppone all’invasione dei robot porta-hamburger. A San Francisco, ad esempio, la startup tecnologica Marble ha messo a punto un automa che presto potrebbe diventare operativo in due quartieri, in sinergia con il servizio di consegna a domicilio Yelp Eat24.
Malgrado i sensori per evitare pedoni e percorrere i marciapiedi, tuttavia, in molti temono che il robot possa rappresentare un pericolo per chi si sposta a piedi, in particolare bambini, anziani e disabili. Tanto che un consigliere comunale della città affacciata sul Pacifico, Norman Yee, ha proposto una legge per metterli al bando, prevedendo una multa da mille dollari e il carcere per i promotori del servizio. Ma è come cercare ?di fermare l’oceano con le mani.