Gioiello della costa campana, patrimonio Unesco insieme al parco naturale del Cilento, gli scavi romani di Elea-Velia aspettano da anni un piano di riqualificazione. E ora affrontano la stagione turistica tra i danni subiti dal fuoco e strutture in condizioni precarie. Mentre altre restano inaccessibili al pubblico

E' un gioiello italiano, incastonato in quella zona della costa campana, il Cilento, nota per la bellezza delle sue spiagge. Ma anche Elea-Velia, come molte altre zone archeologiche della penisola, non è valorizzata come dovrebbe. "Lamentiamo danni all’immagine complessiva, ma fortunatamente non registriamo danni alle strutture grazie anche al diserbo che era stato effettuato da poco tempo. Ci auguriamo che la situazione possa tornare presto alla normalità” ha dichiarato a metà giugno la soprintendente ABAP di Salerno e Avellino, Francesca Casule, dopo che era stato spento l'incendio divampato all'interno del Parco archeologico di Elea-Velia.

Gli scavi sono rimasti chiusi per alcuni giorni “preliminarmente a tutta una serie di verifiche sulla stabilità e l'ancoraggio delle strutture archeologiche per scongiurare possibili danni ai dipendenti e ai visitatori”. A repentaglio il versante occidentale della strada di Porta Rosa e le pendici meridionali dell’acropoli, ma ancora di più “l'immagine complessiva” del sito.
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I resti della città antica, perlopiù di età ellenistica e romana, immersi in una vasta area di macchia mediterranea e di ulivi, dal 1998 sono entrati a far parte della lista dell'Unesco: un incendio non é propriamente un accadimento di trascurabile rilevanza per un sito patrimonio della Umanità. Tanto più che anche nel passato recente le fiamme hanno costituito una minaccia. A Velia, peraltro, le criticità sembrano rincorrersi. Una situazione complessiva “di perenne emergenza”, come ha scritto recentemente in una lettera aperta Giuseppe Di Vietri, presidente della locale Associazione Genius Loci.

I resti antichi e l'ambiente naturale continuano a mancare di un progetto complessivo di autentica valorizzazione. I rari interventi di manutenzione sono ispirati più dalla necessità improcrastinabile che non da una metodica cura e molte strutture e pavimenti musivi sono in precarie condizioni di conservazione.

Senza contare che da tempo sono chiuse alle visite parti di considerevole rilevanza, come le terme ellenistiche e come gli antiquaria ospitati nella cappella Palatina e nella chiesa di S. Maria, oltre alla Masseria Cobellis, un edificio di carattere pubblico di età medio-imperiale, disposto scenograficamente su due livelli. Interdetto anche l'accesso alla Torre, parte del borgo fortificato realizzato nel medioevo nell'area dell'acropoli della città antica.

Tra i servizi,ci sarebbe il percorso in braille per ipovedenti. Peccato che sia stato danneggiato e non si sia provveduto al ripristino. In quanto alle aree di sosta, le panchine in legno sono chiaramente inservibili. In molte occasioni si sono attribuite chiusure di siti e assenza di interventi alla mancanza di un budget adeguato all'estensione del Parco e alle sue particolarità, ma la realtà sembra almeno un po' differente.

Dal Ministero dei Beni culturali, nell'ambito del PON Cultura e Sviluppo 2014-2020, é arrivato nel gennaio 2016 un finanziamento per la realizzazione del progetto “Velia, città delle acque”. Per “lavori di restauro e valorizzazione” 9.646.236,50 euro, che vanno ad aggiungersi a 349.000 per “servizi e forniture per la fruizione”.

Risorse importanti che ancora non risultano impegnate. In precedenza, nel novembre 2014, furono erogati dal Mibact 300mila euro “per interventi di somma urgenza”, di vario tipo. Tra gli altri anche la revisione degli impianti antincendio e di video sorveglianza al parco. Impianti che continuano ancora a mancare. Ancora meglio: il POR Campania 2000-2006 aveva previsto 9.524.207,26 per scavo, restauro e conservazione di alcune parti. Cifra alla quale vanno aggiunti ulteriori 750mila euro di risorse pubbliche per “sistemazione di accoglienza ed organizzazione degli accessi all'area archeologica”.

Nonostante i finanziamenti, questo luogo della cultura continua a rimanere raggiungibile con una certa difficoltà anche a causa di indicazioni insufficienti. Così, nonostante la sua indubbia rilevanza archeologica, il numero degli ingressi risulta ben inferiore alle sue potenzialità, anche se si è passati dai 28.341 visitatori del 2015 ai 33.380 del 2016.

Non é tutto, purtroppo. Anche il contesto lascia a desiderare. La Legge regionale 5 del 2005 ha istituito, intorno al perimetro del Parco, una zona di riqualificazione paesistico-ambientale, su cui la Soprintendenza e i Comuni di Ascea e Casalvelino avrebbero dovuto redigere un piano particolareggiato di riqualificazione. A distanza di dodici anni se ne attende ancora la realizzazione.

In verità qualcosa si muove. Ad esempio il sito istuzionale della Soprintendenza dopo diversi mesi ha deciso di rimuovere dalla sezione “ulteriori informazioni” il richiamo ad una marca di abbigliamento che consente l'acquisto online. Forse un po' poco per la città antica, tanto famosa da spingere Adriano Olivetti, negli anni Cinquanta, a dedicargli il primo supercomputer commerciale interamente a transistor della storia dell'informatica, l'Elea 9003. 

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