Duecentodieci giorni di digiuno all'anno. E limitazioni agli alimenti così rigide da far sembrare una passeggiata quelle dell'Islam. Per noi occidentali, abituati a compatire e a guardare un po' dall'alto in basso il digiuno dei musulmani, scoprire che i cristiani che vivono in un paese musulmano seguono un ramadan molto più rigido di quello islamico è davvero una sorpresa. Ma conoscere il mondo arabo non smette di stupire. E le scoperte aiutano spesso a conoscere meglio anche il “nostro” mondo.
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La scoperta del “digiuno copto” arriva per caso, proprio nel giorno in cui Marino Niola inizia per la Repubblica una serie estiva di articoli su cibo e religione. Succede guardando i video e leggendo i resoconti del “Festival di letteratura araba di ogni dove” Bila Hudood (tutti gli incontri si sono tenuti online e sono disponibili su YouTube). A parlarne è un giovane giornalista di Mada Masr e Ma3azef, Charles Akl, architetto egiziano specializzato in muaic W cultura pop.
Tra i suoi post, uno fa conoscere una video-factory saudita davvero interessante, che ha firmato un rap, “Kafil”, che su un ritmo coinvolgente e immagini di grande impatto denuncia lo sfruttamento dei muratori pakistani nelle scintillanti costruzioni del regno. Un suo articolo è uscito in italiano nell'antologia sulle primavere arabe curata da Elisa Pierandrei “Urban Cairo. La Primavera Araba nei graffiti” (Informant).
Ma prima che architetto, dj ed esperto di cultura pop, Akl è un cristiano copto, e qualche tempo fa ha dedicato un intero libro all'alimentazione del gruppo religioso più antico d'Egitto e a come questo ha influenzato la vita sua e della sua famiglia, e il rapporto con la maggioranza egiziana di religione musulmana.
Pubblicato in arabo nel 2017 dalle edizioni Al Kotob Khan e uscito in tradizione inglese, “Rhidha' alkubti” (“Il cibo dei Copti") «sembra un libro di ricette», ha spiegato ridendo l'autore durante il festival. «Abbiamo deciso così con l'editore, e nella quarta di copertina si legge addirittura che contiene 120 ricette copte. Ma è uno scherzo. In realtà è uno spunto per parlare di argomenti diversi: di società, di politica»: in breve, un ritratto della vita dell'Egitto da un punto di vista diverso dal solito. Il libro è pieno di umorismo a partire dall'autoritratto dell'autore, che si definisce «un alessandrino che odia scrivere meno di quanto non odi altre professioni». La sua occupazione preferita? «Star seduto».
Per chi ha studiato il cristianesimo, l'illustrazione di copertina è una “madelaine”: è un pesce stilizzato formato da due semicerchi incrociati che ha la forma dell'“Ikhtus”, parola che in greco vuol dire appunto pesce ma che è formata dalle iniziali di “Gesù Cristo figlio di Dio salvatore”. Per questo quel disegno è diventato un simbolo segreto dei primi cristiani, il più antico ritrovato nelle catacombe romane.
Le regole dell'alimentazione copta sono dettagliatissime, e variano tra le varie comunità, in Egitto e nel resto del mondo. Per alcuni il digiuno è come quello islamico - niente cibo né bevande dall'alba al tramonto - ma Akl assicura invece che «un copto che digiuna, ogni tanto mangia», anche se solo gli alimenti permessi. Durante i digiuni sono vietati uova, latte e latticini, e solo in alcuni giorni è concesso il pesce. Il risultato è un vegetarianesimo che per la maggioranza dell'anno diventa veganesimo: e questo, come spiega la food-blogger Marie Henein presentando una serie di ricette, fa della cucina copta una fonte di ispirazione per i vegani di tutto il mondo, e dell'intero Egitto un paradiso per chi cerca ricette che non contengano alcun alimento di origine animale. Anche perché mettendo insieme Quaresima, Avvento e i preparativi per le altre feste copte (per fare un esempio l'Assunzione, il 15 agosto, prevede un digiuno dal 7 al 21 del mese), si arriva a sette mesi di digiuno all'anno. In pratica i giorni di “alimentazione libera” sono una rarità.
A questo si aggiunge che, come spiega Akl, durante il ramadan sono i musulmani a influenzare il cibo copto. In quelle settimane i negozi si riempiono di frutta secca, dolci e altri alimenti energetici da mangiare nelle ore buie per resistere al digiuno di giorno. «Le famiglie cristiane cambiano dieta durante il Ramadan, perché si riempiono degli stessi cibi che sono proposti in offerta speciale alle famiglie musulmane. Dopo tutto, saldi e sconti non hanno religione».
Queste scorpacciate, aggiunge Akl, hanno sui copti due effetti collaterali: il senso di colpa «tipicamente cristiano» per aver mangiato troppi dolci e una fastidiosa sensazione di inferiorità: «Perché anche se sono molto meno numerosi, i copti continuano a fare confronti tra la considerevole influenza della dieta islamica sulla loro alimentazione e quella che la loro alimentazione ha sulle famiglie musulmane, che però sono a stento toccate dalle indicazioni dietetiche copte».
Akl dedica un capitolo intero al panino che i bambini copti portano a scuola, che varia dal lusso dei pochi giorni normali alla tristezza di quelli di digiuno. La conseguenza, almeno per donne appassionate di cucina come la madre dell’autore, è la corsa a inventare ricette appetitose per illuminare i giorni di digiuno: che significa pane del forno migliore della città imbottito con felafel fatti in casa, guarniti con verdure fresche e olive d'importazione, fino a raggiungere le vette del «panino con carciofi fritti e mayonnaise siyami», una sorta di insalata russa: una delizia che richiede ore e ore di preparazione.
Ogni strategia culinaria cede però, a poco a poco, davanti al digiuno dei compagni musulmani. In quei giorni, i bambini copti preferiscono non mangiare davanti agli altri per non provocarli con il profumo dei propri panini. Evitare i bambini musulmani e ritirarsi a mangiare in un angolo significherebbe «compiere un atto strano o estremo che potrebbe distruggere la trama della vita della nazione». Akl racconta tutto con grande ironia, ma sa bene che sta parlando di un argomento che è alla radice dello scontro tra religioni che ogni anno in Egitto provoca decine di morti in attentati terroristici.
Risultato? Presto o tardi anche gli studenti copti iniziano a seguire il ramadan, malgrado la disapprovazione dei genitori: «Anche loro fanno la stessa cosa, sul posto di lavoro», spiega Akl. «Ma speravano che i loro figli avrebbe alzato la rivoluzionaria bandiera cristiana, che loro non hanno avuto il coraggio di sbandierare». E così per i cristiani d'Egitto, ai 210 giorni di digiuno copto se ne aggiungono 28 di ramadan. A tutto vantaggio del quieto vivere, e della linea.