Un flusso di parole immerso in un magma sonoro senza tempo. Suoni arcaici, effetti ipertecnologici, frammenti di un discorso amoroso asettico ma profondamente sensuale, che partendo da Roland Barthes esplora i confini tra i generi, superando la distanza tra maschile e femminile. La voce inconfondibile di Charlotte Gainsbourg riecheggia nei sotterranei di Forof, il nuovo spazio di Giovanna Caruso Fendi dedicato all’archeologia e all’arte contemporanea accanto alla Colonna Traiana, a Roma. L’occasione è una mostra, l’installazione audiovisiva “Lovotic-X”, un programma a episodi curato da Soundwalk Collective, il duo composto da Stephan Crasneanscki e Simone Merli, anche loro presenti all'evento.
«Ho pronunciato queste parole senza dare loro un senso, in maniera molto pragmatica. Sono molto soddisfatta», esordisce con aria timida l’attrice francese, jeans, cappello da marinaio nero, t-shirt e sneaker bianche, a Roma per un weekend mentre al cinema è in programma “Gli amori di Suzanna Andler” di Benoît Jacquot, in cui lei è protagonista, e a giugno uscirà il suo primo lavoro da regista, “Jane by Charlotte”, incentrato sulla figura della madre, Jane Birkin. «Quando recito in un film sono abituata a trasmettere emozioni attraverso le parole, mi chiedono di caricare la voce. Per la prima volta, invece, con “Lovotic” ho utilizzato solo l’essenza delle parole, senza prestare attenzione al loro significato. È meraviglioso avere la sensazione di essere uno strumento privo di emozioni».
Gainsbourg è intervenuta a Forof per dialogare con Massimo Torrigiani, fondatore di Fantom, organizzazione senza scopo di lucro che esplora le traiettorie di fotografia, suono e arti visive, sul futuro dei generi e della sessualità. Il terzo episodio della serie, “Lovotic Y”, inizia dall’installazione sonora “Lovotic-X”: per costruire questo testo il compositore Stephan Crasneanscki è partito da una serie di scritti sul tema della sessualità, composti a cominciare dagli anni Quaranta. Ha preso frammenti di frasi e parole per poi riassemblarli, trovando nuovi possibili significati.
Gainsbourg ha registrato la voce durante la pandemia, quando abitava a New York, e ha spedito le incisioni agli artisti di Soundwalk Collective, che le hanno ricomposte nel loro tessuto sonoro. Il risultato è il doppio album in vinile “Lovotic”, con la collaborazione del compositore tedesco Atom TM, la vocalist tedesca Lyra Pramuk, il filosofo Paul B. Preciado e l’attore Willem Dafoe. «Sono davvero felice di poter spaziare tra film, musica, arte contemporanea, moda e adesso questa installazione sonora. È stato liberatorio: ho provato la stessa emozione con Lars Von Trier quando mi è capitato di lavorare con lui. Gli ho dato la mia voce e poi nella sala di montaggio è stato lui a mettere insieme gli elementi per creare il mio personaggio», aggiunge Gainsbourg, che ha recitato in tre film del regista danese: “Antichrist” (2009), “Melancholia” (2011) e “Nymphomaniac” (2013). «Con Stephan è accaduta la stessa cosa: gli ho dato la mia voce, ero curiosa di vedere cosa ne avrebbe fatto. Non mi piace riascoltarmi, rivedermi, mi accade anche nei film. Se posso evito, anche se non è molto gentile nei confronti del regista».
Nei suoi album, così come nei film, l’attrice e regista alterna le due lingue della sua vita: il francese del padre, Serge Gainsbourg, e l’inglese della madre, Jane Birkin. In questi mesi Charlotte Gainsbourg lavora al nuovo album da solista. «Il francese mi costringe a una maggiore rigidità perché ho più riferimenti, non posso dissimulare, far finta, truccare le carte. Sono obbligata a essere onesta. L’inglese invece mi permette di essere più libera, in un certo senso disonesta. E mi diverto di più. Con i film è la stessa cosa. Oggi amo essere me stessa, con i miei imbarazzi, le mie difficoltà. Non sono più timida, ma non sono neanche una “ex-timida”, mi piace lavorare con tutte le mie imperfezioni, accettandole», aggiunge Gainsbourg.
Quanto a “Lovotic”, le parole esplorano la possibilità che tra genere umano e robot possano instaurarsi rapporti emotivi, sessuali, e anche d’amore. «Ho trovato interessante l’aspetto sessuale di questo progetto. Del resto mi sono sempre trovata a mio agio con questo discorso. Ricordo che ero giovanissima, stavo per fare un film con Bertrand Blier. Lui mi chiese: “Sei pronta a pronunciare parole scioccanti, forti?“. È molto eccitante esplorare la lingua, pronunciare parole disturbanti. Non per il gusto della provocazione, ma da questo punto di vista sono totalmente disinibita. Al contrario, più una parola è connotata sessualmente, più è divertente».