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La Fenice risorge in piazza: dopo la pandemia la grande musica torna a San Marco

La prima volta fu nel 1928 con le opere di Leoncavallo dirette da Mascagni. Ora è arrivato il momento di far risuonare la città lagunare. Il 9 luglio con i Carmina Burana di Carl Orff

Le fotografie d’archivio sono in bianco nero, ma l’Orchestra, il Coro, gli interpreti avvolti dall’abbraccio architettonico della piazza sono ben riconoscibili. Era il 1928 quando in piazza San Marco a Venezia venivano allestiti “Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo. Dirigeva il maestro Pietro Mascagni. Fu quella la prima volta in cui il Teatro La Fenice portò la grande musica in piazza. Che festa... E così è stato per anni, con concerti e spettacoli di danza che hanno incantato il pubblico di ogni età. Uno spettacolo nello spettacolo, questo significa ascoltare ballate, sonetti, componimenti musicali in un’agorà che è un’opera d’arte a cielo aperto, capace di custodire al suo interno, come uno scrigno, pubblico e artisti insieme, un’intera comunità unita nella consapevolezza che la musica è emozione da condividere.

 

Ora provate ad immaginare piazza San Marco completamente deserta. Non capita spesso di vederla così, è vero. Eppure durante il periodo di lockdown quella piazza dalla forma trapezoidale, su cui svetta il campanile della Basilica, appariva forse ancora più affascinante senza i suoi turisti e gondolieri. Ma poi i negozi hanno cominciato a chiudere, molti a non riaprire mai più. Ecco perché ora, forse, è arrivato il momento di ricominciare, di tornare a far incontrare le persone, di far rivivere la piazza.

CTK / Alamy / ipa-agency.net

E proprio per riprendere quell’antica tradizione persa negli anni di portare la grande musica sotto le stelle, il Teatro La Fenice torna in piazza il 9 luglio. Torna nel cuore pulsante della città lagunare per far risuonare più in alto che può le note musicali dirette da grandi direttori d’orchestra. Sarà Fabio Luisi a dirigere il 9 luglio alle 21 i “Carmina Burana” di Carl Orff. Luisi, tanto per darvi un’idea, è stato direttore musicale del Teatro dell’Opera di Zurigo fino alla scorsa stagione, e attualmente è direttore musicale della Dallas Symphony Orchestra, direttore principale della Danish Radio National Symphony e direttore emerito dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Insomma, sarà un concerto molto atteso, trasmesso in diretta televisiva su Rai 5. La Fenice lo ha realizzato con la collaborazione del Comune di Venezia e con Intesa Sanpaolo main sponsor. Sul palco allestito nella grande piazza ci saranno l’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, con la partecipazione del soprano Regula Mühlemann, del tenore Michael Schade e del baritono Markus Werba. Maestro del Coro Alfonso Caiani (biglietti già in vendita, con prezzi da 75 a 300 euro, biglietteria online su www.teatrolafenice.it.).

Ma cosa succederà esattamente ce lo spiega il sovrintendente e direttore artistico del Teatro La Fenice Fortunato Ortombina: «Venezia è stata una fucina di invenzioni musicali e deve tornare ad esserlo. Il 9 luglio una comunità di persone si troverà a condividere un rito, perché di questo si tratta, di un rito. I “Carmina Burana” sono brani molto corali, che invitano a lasciarsi andare all’ascolto e alle emozioni che può stimolare».

Un primo esperimento in questa direzione è stato tentato dal Teatro La Fenice proprio nel pieno del periodo pandemico. «L’8 settembre del 2020, in mezzo a due lockdown, c’è stato un periodo in cui la curva pandemica era scesa e proprio in quell’arco temporale riuscimmo ad organizzare un concerto in piazza San Marco, luogo della riconciliazione cittadina. Quel concerto, con l’Orchestra e Coro del Teatro La Fenice, è stato il numero zero di un qualcosa che vorremmo diventasse un appuntamento fisso, che potrebbe essere programmato ogni anno nella prima settimana di luglio», aggiunge Ortombina: «E così piazza San Marco potrebbe riappropriarsi di quella vita musicale che per anni l’ha contraddistinta, fino al 1996, l’ultimo anno in cui La Fenice di Venezia tornò in piazza nella sua interezza».

Sono tanti gli eventi che hanno attraversato quella magnifica piazza: concerti di ogni genere, spettacoli di danza, grandi incontri. «Negli anni Cinquanta c’era una Banda musicale che ogni estate eseguiva concerti», ricorda ancora Ortombina: «E poi negli anni Ottanta con la Biennale di Venezia sono stati organizzati anche tanti spettacoli di piazza». Per esempio quello realizzato nel 1972 intitolato “Piazza San Marco Event” con la Merce Cunningham & Dance Company, oppure quello del 1975, con Ballet du XXème Siècle di Maurice Bejart, e ancora il concerto del 1994 con il Bol’šoj di Mosca realizzato in collaborazione con il Comune di Venezia. E poi ci sono stati anche gli eventi di musica pop come il concerto di Sting con la Filarmonica della Fenice del 2011, o il più recente “Concerto di ringraziamento” del 1996, fino all’ultimo del settembre 2020.

«A partire dal 1996 questa tradizione musicale si è persa, ma quando sono salito sul palco nel settembre del 2020 e ho visto 200mila persone in piazza, ho capito che ero di fronte ad un qualcosa di straordinario. Piazza San Marco è una magnifica stanza, con le sue quattro meravigliose pareti. Quella stanza conterrà spettacoli per tutti, non solo per i turisti naturalmente, ma spettacoli destinati a ogni fascia d’età».

E in quella cornice straordinaria risuoneranno i “Carmina Burana” di Carl Orff, una cantata scenica medioevale composta fra il 1835 e il 1836, parte del trittico, composto in tempi diversi, che comprende anche i “Catulli Carmina” e il “Trionfo d’Afrodite”. I “Carmina Burana”, che andarono in scena per la prima volta a Francoforte nel 1937 e poi in Italia, alla Scala di Milano, nel 1942, in realtà non hanno una vera e propria trama, essendo quest’opera una cantata scenica fatta di «canzoni profane per cantori e cori da eseguire col sussidio di strumenti e immagini magiche» (come dice il sottotitolo). Nei “Carmina Burana” c’è anche una ricerca molto affascinante di arcaismi strumentali e vocali e reminiscenze gregoriane. Orff, infatti, inaugurò una specie di “stile sinfonico per coro” attingendo ai testi di un canzoniere compilato nel tredicesimo secolo nel monastero di Benediktbeueren in Baviera. Si riconoscono al suo interno diverse canzoni goliardiche, in latino, francese e tedesco, quasi tutte anonime. Orff, ad ogni modo, ne fece un’opera arcaico-moderna che alterna momenti di pace ad altri più assordanti e colmi di percussiva sonorità.

«A novembre del 2021, quando la gente è tornata in teatro, tutta in fila con biglietto, mascherina, green pass, mi aspettavo di trovare una situazione diversa. Invece le persone erano in coda in maniera molto civile», aggiunge Ortombina: «Persone di ogni età in fila per abitare il teatro come luogo pulsante della città. Il Teatro d’opera riesce ad attraversare il cuore di ogni ordine sociale e professionale, è un bellissimo osservatorio sul mondo. Un mondo che non può essere più quello di prima, precedente la pandemia. Siamo tornati ad una nuova normalità e questo senso di condivisione ha pervaso tutti noi. Il Teatro La Fenice sarà il tempio di questo rito di unione fra umanità e musica. D’altra parte è la casa di tutti, in tre ore di spettacolo regala tre ore di bellezza. Ricordiamoci che in teatro si va per ascoltare delle storie, proprio come quando eravamo piccoli».

E nella prossima stagione del Teatro La Fenice troverete in cartellone sia musica classica che contemporanea. «Avremo 13-14 titoli in programma, un numero ancora inferiore rispetto al nostro solito (in genere sono 23, ndr). Non siamo ancora tornati a pieno regime. Ma abbiamo inserito, a partire da quest’anno, anche diverse attività per le famiglie. Il sabato e la domenica mattina ospitiamo, per esempio, spettacoli per under 35, ragazzi che vengono in teatro accolti come se venissero in una grande casa. A fine maggio un giovane direttore americano, Robert Treviño, dopo aver diretto “Maher Sinfonia n. 7” mi ha detto: “Non ho mai fatto un concerto per un pubblico della mia età”».

Ecco, i giovani. Per loro il Teatro La Fenice nutre un’attenzione particolare, da una parte scegliendo anche direttori d’orchestra under 40, dall’altra aprendo nuovi spazi e nuovi pezzi di programmazione per i ragazzi. «Ogni volta che ho incontrato i giovani ho visto la gioia nei loro sguardi, affascinati da tanta bellezza. Le loro emozioni ci restituiscono l’importanza storica del luogo».

E che il Teatro La Fenice voglia aprirsi a tutti, confermando la sua vocazione alla socialità, ce lo dice non solo il concerto in piazza San Marco, ma anche un altro luogo magnifico in cui La Fenice produrrà presto i suoi lavori, ospiterà laboratori, accoglierà abiti e scenografie, diventando centro di produzione del teatro lirico e sinfonico: La città della Musica. «Questo nuovo spazio si trova a Marghera, proprio là dove scendevano gli operai del petrolchimico. Si tratta di un posto magnifico dove a partire dal 2023 realizzeremo i prototipi degli spettacoli, che poi saranno allestiti alla Fenice. Quindi progetti preparatori, residenze, momenti di prova animeranno l’ex magazzino fertilizzanti dell’Agrimont. La Fenice sarà sempre più un luogo di socialità. E tornare in piazza San Marco significa proprio questo: aprirsi agli altri, condividere emozioni, gioire della bellezza».

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