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Cultura
settembre, 2022

A Villa Medici poker d'assi del cinema decolonizzato

La protesta delle comparse di un film francese in Guyana. La scuola dei piccoli guerriglieri in Guinea-Bissau. E altri film da non perdere nel festival in arrivo dal 14 settembre al centro culturale francese di Roma. Dalla newsletter de L’Espresso sulla galassia culturale arabo-islamica

Decolonizzare l’immaginario: un'impresa sicuramente difficile, che diventa impossibile se non si parte dalla più influente industria dell’immaginario contemporaneo, quella del cinema. Per questo la selezione di quest’anno di un festival come quello romano di Villa Medici (14-18 settembre), nato per offrire «una selezione di film d’autore, saggi, fiction e documentari che si distinguono per l’unicità delle loro forme e propositi», ha un cuore de-colonialista. Un poker d’assi che vuole «sostituire il racconto dei vincitori con quello dei vinti» e che riunisce alcuni tra i più interessanti titoli in arrivo nella sede dell’accademia francese.

 

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In “Moune Ô” di Maxime Jean-Baptiste, durante i festeggiamenti per la prima di un film sull’arrivo dei francesi in Guyana, in cui il padre del regista ha avuto una piccola parte, le comparse rivendicano l’importanza del loro popolo assente dall'immaginario francese. In “Mangrove school” Filipa César e Sónia Vaz Borges raccontano le strane lezioni degli scolari guerriglieri che studiano nella foresta della Guinea-Bissau. Invece in “Le barrage” l’artista libanese Ali Cherri unisce cronaca e fantasia nella storia di Maher, che lavora in un mattonificio nei pressi di una diga in Sudan e ogni sera costruisce nel deserto una struttura misteriosa, che sembra prendere vita quando il popolo sudanese inizia a lottare per la libertà. Resta in territorio europeo “Saint Omer” della regista afro-francese Alice Diop (premiata con un Cesar per il suo debutto, “La tendresse”) su sceneggiatura di Marie NDiaye (Premio Goncourt per “Tre donne forti”): è il racconto di come un processo per infanticidio possa diventare, per una scrittrice che lo segue, l’occasione per un esame di coscienza personale e razziale.

 

Sono quattordici i film in competizione, ognuno dei quali «sovverte a suo modo i codici di questi racconti individuali o collettivi». Li hanno selezionati Leonardo Bigazzi (curatore del Festival Lo Schermo e per la Fondazione In Between Art Film), Farah Clémentine Dramani-Issifou (esperta di diaspora africana e collaboratrice dei festival di Cannes e Marrakesh), Mathilde Henrot (co-fondatrice dei siti Festival Scope e Festival Scope Pro, collaboratrice dei festival di Sarajevo e Locarno) e Lili Hinstin (ex direttore artistico a Belfort e Locarno).

 

Ha vissuto a lungo in Africa e ha lavorato sulla decolonizzazione lo scrittore Sylvain Prudhomme, uno dei tre membri della giuria (ha tradotto il saggio “Décoloniser l’esprit” dello scrittore keniota Ngugi wa Thiongo e sta finendo un film sull’esilio di Malan Mané, celebre cantante della Guinea-Bissau). Gli altri giudici che decideranno i premi sono due registi: Marie Loisier, specializzata in bio-pic di registi e musicisti, da Richard Foreman a Peaches; e Pietro Marcello, cineasta casertano pluripremiato a Venezia e Locarno (“La bocca del lupo”, “Bella e perduta”, “Martin Eden”).

 

Tra gli altri film in programma, due celebrano il ruolo delle nonne come testimoni della memoria collettiva: sono “Into the violet belly”, dell'artista tedesca di origine vietnamita Thùy-Hân Nguyễn-Chí, rivelazione dell'ultima Biennale di Berlino; e “Kicking the clouds”, dove l’indiano d’America Sky Hopink mostra gli sforzi di sua nonna per imparare la lingua madre del suo popolo, il pechanga, e salvarla dall'estinzione.

 

L’Italia è presente con un regista (Alessandro Comodi che in “Gigi la legge” racconta un’indagine su un’ondata di suicidi inspiegabili) e una rievocazione: quella della Roma degli anni Settanta (“When there is no more music to write and other roman stories” di Éric Baudelaire con il compositore Alvin Curran), una città divisa tra il fascino delle avanguardie artistiche e la minaccia del terrorismo.

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